“Bianco e Nero” di Stefano Pastor

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , , , , , su 30 gennaio 2012 da Michele Nigro

Ho sempre considerato interessante il genere ucronico (vedi qui e qui): la possibilità di ‘stravolgere’ la Storia Ufficiale rappresenta non un capriccio narrativo, bensì un esercizio mentale necessario. Dormiamo felici, adagiati sul nostro ‘inevitabile’ presente, e non ci accorgiamo che ogni giorno scegliamo strade producendo parallelamente infinite ucronie sulle quali, tranne alcuni scrittori e pensatori trasversali, nessuno indaga.

L’ucronia ideata da Stefano Pastor nel racconto “Bianco e Nero”, pubblicato in eBook dalle edizioni Graphe.it (collana eTales curata da Luigi Milani), nasce dall’ipotesi di una Guerra Civile Americana che vede gli Unionisti nei panni dei perdenti e, contrariamente a come sono andate le cose, i Confederati in quelli dei vincenti. Pastor, utilizzando una narrazione semplice, scremata, senza fronzoli e diretta, immagina un’America in cui lo schiavismo perdura e un’Europa che assiste, dall’alto del suo ipocrita perbenismo cattolicheggiante, a un lento esodo di schiavi fuggiti da un paese posto sotto embargo.

Cosa vuole comunicare a tutti noi l’autore tramite questa storia alternativa? Che non c’è alcuna differenza tra una nazione dichiaratamente schiavista e una nazione che tollera il diverso senza integrarlo. Che possiamo essere schiavi dei nostri pregiudizi pur essendo liberi. Che ‘integrazione’ non significa aver bisogno del lavoro di una persona al punto da non poterne fare a meno, ma lasciare a tutti la libertà di scegliere come vivere… Che spesso viviamo una doppia vita tra falsi valori sbandierati e istinti coltivati nell’orto della nostra insicurezza.

Stefano Pastor utilizza la sua ucronia per indurci a riflettere su temi sociali che riguardano ormai da decenni anche il nostro Belpaese: impossibile non soffermarsi sulla strampalata politica immigrazionale italiana che oscilla tra ‘respingimenti’ e bisogno di manodopera, sui paradossi legislativi subiti da chi, pur nascendo in Italia, non viene considerato italiano; impossibile non riflettere sul rapporto che ognuno di noi ha quotidianamente con gli immigrati, sulla funzione che svolgono nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro, nella vita sociale… Pastor ci chiede indirettamente di scegliere: tollerare (e intimamente odiare) o comprendere, capire, avvicinarsi, integrare il ‘diverso’ e perché no… riuscire addirittura ad amarlo.

“HyperNext”: bar ai confini dell’universo

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , su 29 gennaio 2012 da Michele Nigro

Connettivisti di tutto il cyberspazio, UNITEVI!

È nato il blog connettivista “HyperNext”

http://hypernext.wordpress.com/

(dal post n.1)

… HyperNext nasce allo scopo di fungere da bar ai confini dell’universo. Non è un’emanazione di NeXT né di Next Station, ma rappresenta il terzo vertice di un ideale triangolo: il bollettino connettivista su carta, il web magazine di approfondimento dedicato ai generi e il blog per confrontarsi giorno per giorno su argomenti d’interesse più o meno specifico. Una nuova dimensione, più dinamica, fluida, informale. Appunto come un bar, in cui incontrare degli amici, conoscerne di nuovi e scambiare quattro chiacchiere sorseggiando le birre e i rhum migliori di questo tratto della spiaggia virtuale.

I baristi che troverete dietro il bancone saranno Sandro Zoon Battisti, Francesca Oedipa Drake Fuochi, Fernando BHS Fazzari e Umberto 2×0 Pace, oltre naturalmente al sottoscritto (Giovanni “X” De Matteo, n.d.b.). Ognuno di noi continuerà a essere raggiungibile presso il rispettivo domicilio web personale, ma abbiamo voluto sviluppare insieme questo progetto per offrire un centro di gravità facilmente riconoscibile alla nebulosa connettivista in rete. Insieme a voi ci sforzeremo di organizzare giorno per giorno un discorso sul presente e sul futuro, intercettando i segnali emessi dalla realtà esterna, coordinando i rivoli di riflessioni sparse in un flusso speculativo ed estrapolativo non occasionale. Nei prossimi giorni questo approccio risulterà più chiaro attraverso i primi post che avrete modo di leggere e che saranno articolati in 5 principali categorie:

  • Immaginario: dedicata a letteratura, arte, musica, cinema, fumetti e multimedialità.
  • Reality Studio: attualità, società, politica in senso lato.
  • Scienze & Tecnologie: incentrata su argomenti di carattere scientifico o attinenti al progresso tecnologico.
  • Economia: un affilato reportage sul mondo dell’organizzazione aziendale, in tempi in cui il lavoratore è sempre più un simulacro, ridotto a formica elettrica, al servizio di uno strano potere…
  • Connettivismo: scritture, segnalazioni legate al movimento, ma soprattutto riflessioni incrociate sullo stato dell’arte e sul suo futuro, per capire dove ci stiamo muovendo…”

Per me un doppio whisky! :)

Buon lavoro.

Il mio nome è Khan

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , su 28 gennaio 2012 da Michele Nigro

Dopo aver visto il film “Il mio nome è Khan” potrei cavarmela in maniera sbrigativa e snob dicendo semplicemente che si tratta della riproposizione in salsa bollywoodiana di un Forrest Gump dei giorni nostri o di un Rain Man hindi che invece di contare stuzzicadenti, s’incaponisce nel voler a tutti i costi incontrare il Presidente degli Stati Uniti d’America per confidargli una banalità. Potrei usare tutto il mio sarcasmo nel sottolineare che il regista o chi per lui ha sostituito la celebre frase di origine materna adoperata spesso e volentieri da Forrest Gump “stupido è chi lo stupido fa” con l’equipollente etico “al mondo esistono solo due tipi di persone: quelle buone che fanno buone azioni e quelle cattive che commettono cattive azioni. Questa è l’unica differenza”. Potrei dire che si tratta di un film sfacciatamente obamiano (e veltroniano). Potrei elencare le scene dolciastre e buoniste contenute in questo film… Certo, potrei. Ma non lo farò.

Non lo farò perché il messaggio in esso contenuto supera questi “difetti” di gioventù – è il quarto film come regista di Karan Johar – così come a essere superata è l’impostazione apparentemente ingenua di una trama che dopo un inizio romantico e bollywoodiano subisce una drammatica virata costringendo lo spettatore a riflettere su questioni etiche importanti e attuali: l’integrazione religiosa e culturale come valore e non come minaccia; il pregiudizio nei confronti dei musulmani all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle e i maltrattamenti subiti in carcere da parte di chi è anche solo sospettato di terrorismo (forse un riferimento a Guantánamo e ad Abu Ghraib?); la necessità di continuare a dialogare e a non lasciarsi sconfiggere dall’odio e dalla rabbia…

La forza di questo film è la quest compiuta dal protagonista, il musulmano Rizwan Khan, affetto dalla Sindrome di Asperger ma che dimostra, a suo modo, di essere più intelligente e sensibile dei cosiddetti ‘normali’: una ricerca nata dal dolore e dalla disperazione ma che è destinata a un lieto fine ricco di amore e di speranza. Durante il viaggio riscopriamo insieme a Rizwan Khan quei valori per cui vale la pena vivere: la solidarietà, la compassione, l’amicizia, la dignità, la vera religiosità che non insegna la vendetta… L’utilizzo di una ‘mente semplice’ (un espediente piuttosto inflazionato ma efficace, sovente usato dal cinema: vedi appunto Forrest Gump, Rain Man, ma anche il Leonard di “Risvegli“, il Ligabue di Salvatore Nocita, ecc.) serve a fare breccia nella normalità dietro cui spesso nascondiamo le nostre nevrosi e i dubbi derivanti da un’esistenza insicura. La diversità di questi personaggi ‘speciali’ c’induce a non considerare la vita come un blocco granitico e perfetto: semplicità significa sapersi mettere in discussione e avere il coraggio di riprendere a camminare.

“Il mio nome è Khan, e non sono un terrorista”: come a voler ribadire con serenità e forza che si può essere ‘diversi’ (e il protagonista è ‘allenato’ fin dall’infanzia a incassare i colpi derivanti dall’incontro tra la sua personale diversità e il mondo ottuso) ma non per questo rappresentare un pericolo.

È vero: si tratta di un messaggio buonista ed edulcorato, forse anche ingenuo, ma siamo proprio sicuri che non ci sia bisogno di sottolineare per l’ennesima volta determinati concetti, dal momento che non stiamo dimostrando di fare grandi progressi dal punto di vista dell’integrazione? (Ogni riferimento alla componente leghista della nostra bella italietta politica è puramente voluto!). Durante certi periodi di crisi socio-economica, come quello che stiamo attraversando, non sono infrequenti i rigurgiti nazionalistici che facendo leva sull’insoddisfazione generale tentano di alterare il senso critico delle persone equilibrate. Restare lucidi è difficile: a volte veniamo messi alla prova e l’istinto di sopravvivenza sembra prevalere sulla cultura della condivisione. L’ingiustizia ci travolge anche mentre viviamo la nostra vita in maniera corretta e pulita. Il cammino personale (nessuno può insegnarci la solidarietà) comincia quando non vogliamo piegarci a certe logiche di massa, quando difendiamo la nostra e l’altrui identità culturale con dignità, senza cedere alla paura, all’intolleranza e soprattutto senza ricorrere alla violenza.

È uscito “SCRITTURE ALIENE – ALBO 4″

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , , , , , su 21 gennaio 2012 da Michele Nigro

La fantascienza italiana è viva, vibrante e produttiva!

È finalmente scaricabile da qui il quarto albo di “Scritture Aliene”, collana di narrativa fantascientifica delle edizioni EDS curata da Vito Introna, già presentata in un altro post. La copertina di questo numero è stata ideata e realizzata da Luca Lanzetta.

Gli Autori presenti nell’eBook sono: Tommaso Russo, Michele Nigro, Stefano Roffo, Antonio Lanzetta e Viola Killerqueen Lodato.

Quelle che seguono sono delle sinossi fulminee riguardanti i 5 racconti contenuti nel quarto albo:

- Gli ultimi uomini vinceranno la loro guerra decennale contro un esercito di automi senzienti?
- E se la nostra vita fosse subordinata alla programmazione di un reality show?
- Quali gli effetti del teletrasporto sulla psiche umana?
- Una coraggiosa partigiana scamperà all’impari lotta contro un invasore che di umano reca solo la fisionomia?
- Un’affascinante androide divenuta cosciente di sé sfuggirà alle ferree regole della disattivazione?

Gli argomenti vi stuzzicano? Bene, allora correte ad acquistare il quarto albo di “Scritture Aliene” in formato eBook e leggete le nostre storie aliene. E non dimenticate di collezionare anche i primi tre albi già pubblicati e quelli che in futuro vedranno la luce. Passate parola!

BUONA LETTURA!

“Zombie Carpocalypse” di Domenico Mastrapasqua

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , su 20 gennaio 2012 da Michele Nigro

È vero: quello degli zombie (unitamente a vampiri e affini) è un tema, nell’ambito della letteratura fantastica, decisamente inflazionato. Il cinema poi, da Romero fino ai nostri giorni, grazie anche alla disponibilità di effetti speciali sempre più sofisticati, c’ha campato per anni… Ma il racconto Zombie Carpocalypse di Domenico “7di9″ Mastrapasqua, vincitore insieme a Le Balene di Maath di Giuseppe Agnoletti del Premio Short Kipple 2011 curato dalla casa editrice Kipple, molto attiva nel crescente settore degli eBook, ha il merito di introdurre qualche elemento di novità grazie ai quali i nonmorti possono sperare ancora in un futuro letterario (e cinematografico).

Al di là di una narrazione dinamica, dei dialoghi accattivanti e di altri espedienti narrativi che appartengono al bagaglio dell’autore indipendentemente dal tema scelto, sottolinerei la capacità di Mastrapasqua nel non lasciarsi attrarre dalle solite (abusate) cause che danno vita alla marea di zombie girovaghi. Che cosa hanno combinato quelli del reparto “Ricerca e sviluppo” della Tekhnolife? Il nome dell’azienda è già un programma: tecnologia applicata alla vita, ovvero biotecnologie. Forse l’occhio ‘connettivista’ dell’autore scruta in maniera critica, pur essendone affascinato, le future applicazioni biotecnologiche fino a ipotizzarne le possibili derive? L’autore non scende nei particolari dell’ “eziopatogenesi zombesca” del suo racconto. [SPOILER] Solo un necessario accenno finale a certe capsule sforna-zombie, all’interno della Tekhnolife, e che sarebbe il caso di distruggere per mettere fine, forse, all’invasione dei nonmorti [fine SPOILER]. Oltre alla schifosissima “gelatina zombie”, un altro elemento interessante è quello degli zombie-tank definiti nel racconto come “un miscuglio informe di carne e metallo” e provvisti di etichetta sotto il tallone come a voler dire che si tratta di “prodotti” dell’arroganza umana e non frutto di evoluzioni ‘naturali’ seppur mostruose. Mi piace pensare a un riferimento, molto indiretto, al Tetsuo: The Iron Man di Shinya Tsukamoto. Anche se in quel caso il ‘mutante’ non è un nonmorto.

Il bisogno di abbandonare la città infestata, l’armamentario utilizzato dai personaggi per non soccombere, la ragazza cazzuta che sa usare pistole e fucili, il professore che si rivela intraprendente, non sono elementi nuovissimi: il cinema in questi anni ha ben nutrito il nostro immaginario collettivo! Tuttavia l’autore non parlando della solita epidemia virale ha voluto lanciare a noi lettori, forse, un messaggio che va oltre l’orrorifico: i zombie non vengono chissà da dove; i zombie sono prodotti da noi. Siamo noi: con i nostri innesti, i nostri Botox, le nostre protesi estetico-tecnologiche che ci rendono ‘diversi’, innaturali, mostruosiDietro la patina horror e il ritmo da videogioco di questo racconto breve si nascondono interessanti venature di fantascienza sociologica volutamente non sviluppate dall’autore. O potrei sbagliarmi!

Di sicuro c’è che Zombie Carpocalypse è un racconto scorrevole, dinamico e piacevole da leggere. Se da piccoli giocavate con la gelatina Skifidol, se siete degli stacanovisti di giochi spara zombie per PlayStation o se siete semplicemente appassionati del genere letterario e cinematografico, allora il racconto di Mastrapasqua fa per voi!

Le “cerchie” di Google+

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , su 15 gennaio 2012 da Michele Nigro

Secondo Google+, il nuovo social network nato da una costola dell’omonimo motore di ricerca, per mettere sù una cerchia basta ‘trascinare’ le persone che c’interessano (non per i capelli bensì, metaforicamente, spostando foto di utenti corredate di nome e cognome), persone che classifichiamo in base a parametri effimeri o grazie a sempre più rare conoscenze dirette, in un insieme le cui caratteristiche sono decise da noi. Abbiamo così l’illusione di comandare il gioco, di porre delle regole, di distinguere, di escludere o di accettare, ma non ci accorgiamo che siamo a nostra volta oggetto di studi effettuati da chi materialmente ci ‘dona’ l’opportunità di fare social networking. Le cerchie possono essere tematiche: ad esempio, inserendo in una specifica cerchia solo gli amici con cui si esce il sabato sera, in un’altra quelli con cui condividere la passione per la lettura e così via; oppure, come nel mio caso, costruire una grande cerchia omnicomprensiva in cui accogliere tutti, senza fare alcuna distinzione: un unico, grande calderone disimpegnato comprendente perfetti sconosciuti, persone solo leggermente sfiorate in occasioni fugaci e individui che vediamo quotidianamente per strada, con cui andiamo a prendere un caffé di tanto in tanto, ma che non possiamo certo dire di conoscere approfonditamente. E anche persone che conosciamo bene: quest’ultime, per la maggior parte degli utenti di social network, rappresentano una minoranza. Questo stesso discorso potrebbe essere applicato, per par condicio, anche ai ben più noti “gruppi” di Facebook o ad altre forme equivalenti di “insiemizzazione” riguardanti altri social network sparsi nel web.

Mi soffermo in particolar modo su Google+ perché colpisce, direi a un livello arcaico del mio pensiero, l’uso disinvolto di una parola importante e sociologicamente strategica: “cerchia“. Come al solito mi deresponsabilizzo e tiro in ballo il buon vecchio vocabolario per conoscere il significato del termine e per giungere preparato alla formulazione di un giudizio. Cerchia: “insieme di persone con le quali si stabilisce, da parte di un individuo o di un nucleo familiare, una serie di reciproche relazioni sociali, culturali e sim.” Ancora una volta i creativi della rete cercano di antropomorfizzare, almeno da un punto di vista lessicale, una cosa che umana non sarà mai: l’intento di Google+ sarebbe encomiabile se gli appartenenti alle suddette cerchie fossero già membri reali e fisicamente tangibili di una cerchia presente nel mondo esterno, nella cosiddetta ‘first life‘. Attenzione, le mie parole non sono moralizzatrici: i social network a cui sono iscritto e che di fatto utilizzo quotidianamente sono molti di più di quelli finora nominati in questo post. Tra il ‘non esserci’ dei coerenti che non usano i social network per una, altrettanto sintomatica, questione di principio e l’uso critico di un mezzo, scelgo sempre la seconda opzione: almeno fino a quando avrò un senso critico da far funzionare; fino a quando sarò consapevole di essere io stesso un prodotto per i social network. Quando voglio sentirmi vivo e reale non resto davanti alla tastiera del mio computer ma scendo in strada! Nutrire le statistiche fa parte del gioco: utilizzare un mezzo lasciandosi utilizzare, giocando sulla fascia e senza azioni eclatanti o non richieste. Per quanto mi riguarda il social networking non è nient’altro che una forma amplificata e sofisticata di telefonia: annunciare un evento, sottolineare un pensiero, commentare un fatto, programmare qualcosa insieme ad altri, condividere un tema; si tratta di operazioni rese possibili dall’evoluzione di una forma di comunicazione vocale che non permetteva di condividere granchè. Ma da qui a parlare di “cerchia”, umanamente parlando, ce ne vuole!

Esistono alchimie insostituibili; processi visivi, olfattivi, tattili che appartengono alla conoscenza lenta; dinamiche di gruppo, di sottogruppo e interpersonali non riassumibili in algoritmi. L’imprevedibile circolarità ermeneutica esistente tra le “parti” che compongono le cerchie umane e il “tutto” rappresentato dalla nostra storia, dalle nostre idee, dall’esistenza reale, non può essere riprodotta spostando facce in un cerchio colorato: la circonferenza ovvero il limite che diamo al vissuto, il centro del cerchio deciso da noi, i raggi e il diametro della nostra azione terrena, le rette fortuite tangenti alla circonferenza, quelle che l’intersecano per sbaglio, i cerchi che hanno in comune uno o due punti, cerchi che si fanno la guerra da millenni, che si evitano e s’ignorano; cerchi piccoli contenuti in cerchi più grandi; cerchi insignificanti, silenziosi ma sinceri… Certe ‘geometrie antropologiche‘ andrebbero vissute nella vita reale. In prima persona. Litigare in chat, ‘bloccare’ o eliminare un contatto, ‘salvare’ una discussione, sentire il bisogno di adottare una Netiquette, chiedere il permesso per entrare in un gruppo: si tratta di simulazioni comportamentali che spesso condizionano la vita vera, quella che conta. Mentre invece dovrebbe accadere esattamente il contrario.

Mi raccomando: se avete gradito questo post, non dimenticate di cliccare sul tasto +1 che trovate nell’area “condividi” posta qui sotto! Grazie! :)

La mia sigaretta olografica su “Fondazione 18″

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , su 10 gennaio 2012 da Michele Nigro

È in distribuzione il n.18 di “Fondazione”, Science Fiction Magazine (Anno XI) curata da Claudio Chillemi, Emilio Di Gristina, Enrico Di Stefano, Rosaria Leonardi, contenente in retroguardia anche un mio vecchio racconto olo-noir intitolato “Il tempo di una sigaretta”: un omaggio per nulla indiretto al ponte ologrammi di Star Trek e al grande Fred Buscaglione. Che c’entra Fred Buscaglione con Star Trek? Niente: questo è il bello della scrittura. Al di là dell’incontro tra elementi eterogenei, l’importante è il messaggio veicolato dalla voce narrante.

La suggestiva illustrazione di copertina è stata realizzata da Tiziano Cremonini.

In questo numero:

Editoriale – pag. 02 A cura della Redazione
Videogiochi
A.I. War – pag. 03 di Enrico Di Stefano
Racconti
Sull’Onda del Tempo – pag. 07 di Antonio Bellomi
Saggistica Fumetti
Alfonzo Azpiri, Sognatore Cinico – pag. 10 di Paolo Motta
Saggistica Fumetti
Chosp – pag. 11 di Paolo Motta
Racconti
Fantasmi – pag. 12 di Alberto Priora
Serie Televisive
Star Trek for Dummies – pag. 17 di Francesco Spadaro
Racconti
La Nostra Canzone – pag. 22 di Giuseppe Picciariello
Speciale
Le Schede Telefoniche e il loro Contributo alla SF – pag. 27 di Jean-Pierre Laigle
traduzione E. Di Stefano
Speciale
Come Sarà il Futuro della Terra – pag. 32 di Antonino Di Mari
Racconti
Il Tempo di una Sigaretta – pag. 43 di Michele Nigro

… e in più

Inserto Speciale “L’Anticipazione nei Fumetti degli Anni Trenta”
Parte seconda
di Bruno Caporlingua, contenente gli articoli:

- Biondine, Maghi e Cavernicoli alla conquista della 4ª Dimensione

- La Space Opera nei Comic Books

- La travagliata genesi dell’alieno Superman

- I Fumetti d’anticipazione dell’Era Fascista

- Il Fumetto Transalpino di anticipazione

——

Per spedire lettere, articoli, racconti, disegni
o richiedere la rivista scrivere a:
Rosaria Leonardi
via Marconi n° 36 95028 Valverde (CT)
oppure inviare una e-mail al recapito:
fondazionesf@tiscali.it

Un nuovo anno per le EDS di Marco Milani

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , , , , , , su 7 gennaio 2012 da Michele Nigro

Ecco come le Edizioni DIVERSA SINTONIA dirette da Marco Milani cominciano il nuovo anno. Segue il comunicato ufficiale:

Un immenso saluto a tutti.
Partiamo con il nuovo anno e un carico di programmazione piu’ che abbondante, ebooks e libri.
Sono in via di definizione gli albi 4 e 5 di Scritture Aliene, la raccolta ‘Alter Ego’ di Alexia Bianchini e ‘The origin’, del trio connettivista De Matteo/Battisti/Milani. Una prima parte all’insegna della buona sci-fi e affini.
Seguiranno molto a breve: ‘Il Cuore di Drago’, opera fantastic-zen di Simona Silvestri, e 6 mini-best tematici ‘Indeed stories’ di Marco Milani. A questi la definizione in versione digitale di: Il Salotto di Lerici – Maria Cristina Buoso, Moana Lisa cyberpunk – Roberto Guerra, Fantastic-Zen 2, Antiche Guerre Cosmiche – Vito Introna.

Intanto se volete andare a curiosare, cliccate sotto sul bannerino EDS-EBOOK. In formato EPUB e PDF troverete le versioni digitali del catalogo cartaceo. Sono disponibili 6 titoli: Godzilla e altri sogni – Il Guerriero di Luce – Ptaxghu6 – Progetto Terra 2017 – Vorrei che il cielo fosse imparziale – Fantastic Zen 1.
‘Scritture Aliene’ con i primi 3 albi. Ottima fantascienza scaricabile con pochi ‘click’.
E’ scaricabile anche tutta la collezione di NeXT, la rivista Connettivista.


Se siete ‘aficionados’ invece alle scariche su UltimaBooks, siamo anche li’.
Idem se siete ‘simpatizzanti’ del formato Kindle: scaricabili da Amazon.
Vi ringrazio di essere ancora con noi e per il vostro sostegno.
Se volete ‘spargere la voce’, in qualunque modo, non ce ne avremo affatto a male…

Continua a leggere…

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