Che cos’è la web poetry?

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 settembre 2014 by Michele Nigro

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 dedicato a Robin Williams/John Keating

 

Che cos’è la web poetry?

(interattività, multimedialità, ipertestualità)

Alla domanda “che cos’è la web poetry?” (tristemente somigliante all’interrogativo “che cos’è la poesia?” del Professore emerito Jonathan Evans Prichard evocato, e giustamente sbeffeggiato, nel film “L’attimo fuggente”) si sarebbe tentati di rispondere in maniera sbrigativa affermando che trattasi semplicemente di poesie pubblicate in internet, su blog, siti specializzati, social network… Quelli della mia generazione hanno vissuto e vivono a cavallo tra un’epoca cartacea e una digitale: prima dell’acquisto del mio primo personal computer per me poesia era sinonimo di antologie scolastiche, piccole biblioteche casalinghe, libri di poesie di famosi poeti da acquistare in libreria, antologie sfornate dai vari concorsi letterari sparsi in questa penisola di santi, poeti e navigatori. Poi con l’avvento del web 2.0 è accaduta una cosa straordinaria: la poesia, non più relegata nel meraviglioso mondo dei libri di carta, ha cominciato a sentirsi a proprio agio anche in ambienti meno classici e più interattivi, meno fruscianti e più scrolling. Una buona fetta di lettori aveva finalmente compreso che non è il mezzo bensì il contenuto a dover prevalere tra le priorità del “ricercatore”. Il lettore aveva scoperto, dopo anni di noterelle scritte a matita e affidate agli ampi margini lasciati in bianco tipici dei libri di poesia, di poter depositare il proprio giudizio critico-letterario o delle semplici impressioni personali collegate al vissuto, in tempo reale sotto forma di commento nei pressi della poesia appena letta in rete. A dire il vero l’interattività è un fenomeno che ha riguardato tutto il mondo della letteratura e non solo quello più ristretto e intimo della poesia: l’irraggiungibilità e la sacralità dell’Autore sono stati in tal modo scardinati dalla democratica invadenza del social networking; un’invadenza scelta, tra l’altro, dagli stessi Autori, stanchi di certe lentezze editoriali e di rimuginare in solitudine sui propri versi come tanti Abate Faria rinchiusi nei Castelli d’If della creatività.

Questa interattività influenza il percorso dell’Autore? Niente affatto. Se il progetto scritturale dell’Autore, concepito lontano dalle tastiere e dai modem, è forte, l’interattività avrà solo un ruolo marginale, complementare. Sarà un po’ come far entrare aria nuova in stanze già affrescate: il disegno e i colori non saranno alterati bensì entreranno in contatto con la luce, con il mondo. Afferma il mitico Professor John Keating, interpretato dal compianto e indimenticabile Robin Williams, sempre nel film “L’attimo fuggente” (Dead Poets Society) del regista Peter Weir: <<Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione…>>. Una passione destinata a divenire semplice pratica onanistica se non fosse corroborata dall’interazione tra autore e lettore: il web ha solo accelerato, diversificato e amplificato questa necessaria interattività, non l’ha inventata. In passato il lettore devoto attendeva paziente una presentazione pubblica per avvicinare e per interagire con il proprio “eroe” dotato di penna e dare così una ragione di esistere alle noterelle, a cui accennavamo, scritte a margine del testo mesi prima dell’incontro. Anche l’onanismo del lettore viene in tal modo sconfitto. La stessa cura avuta nello scrivere le impressioni da lettore sulla carta dei libri viene oggi richiesta ai lettori-commentatori sparsi lungo le vie immateriali della grande rete. Dal web non deriva niente di nuovo e il pensiero non si lascia influenzare dallo strumento, o almeno non più di quanto le tavolette d’argilla influenzarono il pensiero dei primi filosofi. Pensare il contrario significherebbe sottovalutare la storia evolutiva e le potenzialità dell’umanità: è l’uomo che immette nel mezzo le idee che in seguito il mezzo veicolerà, metabolizzerà e trasformerà. Non ne trasformerà il senso originario, sia chiaro, ma ne moltiplicherà le possibilità esistenziali viaggiando attraverso le città mentali di quella “razza umana” a cui faceva riferimento il Prof. Keating. bf07db6e45549504e8e6fb34bd80ba64

Ma ancora non è completa la mia definizione di “web poetry”. Finora è stato sfiorato solo l’aspetto dell’interattività, accennando ai fattori positivi e non scendendo in strada alla ricerca di quelli negativi. Questo è un compito che lascerò volentieri svolgere ai non amanti di internet, a chi da anni coltiva ragioni personali nei confronti di un’esclusività cartacea legittima e sacrosanta. E lo dico da amante dei libri classicamente intesi, quei libri di carta che hanno caratterizzato il mio esordio nell’universo della lettura e continueranno a svolgere un ruolo primario e parallelo alle novità dell’editoria digitale.

L’aspetto che più m’interessa della web poetry è quello riguardante la sua “multimedialità”. Una poesia, estrapolata dal magico mondo del web 2.0 e stampata su carta senza orpelli aggiuntivi, dovrebbe da sola essere in grado di “autopromuoversi” facendo affidamento sull’arbitrarietà del verso (preferisco il termine “arbitrarietà” e non “licenza” che mi ricorda tanto la licenza di uccidere dell’agente 007 o la licenza per aprire un tabacchino), sul ritmo (o sull’aritmia) e quindi sulla musicalità (o sulla non bellezza musicale sostituita dalla potenza dei contenuti), sul potere evocativo insito nei versi, sulla concentrazione di senso che la distingue dalla prosa, sulla densità o meno di artifici retorici (io personalmente sarei più propenso, lì dove possibile e prefiggendosi precisi obiettivi evolutivi, alla loro definitiva “distruzione” piuttosto che a una conservazione forzata in nome della tradizione!), sulla pregnanza semantica e polivalente aperta delle parole che compongono il verso, sulla sua concentrata verticalità contro la lentezza dell’orizzontalità della prosa… Il testo poetico, da solo e senza aiuti esterni, dovrebbe “ipnotizzare” il lettore o almeno catturarne il lato primordiale in vista di viaggi verso terre inusitate. Ed è giusto che continui ad essere così.

Continua a leggere

L’attesa

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 settembre 2014 by Michele Nigro

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La ragione è un passeggero calmo

diretto verso il centro trafficato della verità

con l’ultimo treno paziente.

Quello che in principio era un critico disagio

si trasforma nel disegno intelligente del tuo istinto

conferma ora gioiosa dell’intuito.

Attendi fedele senza conoscere orari e velocità

accanto al binario di un futuro privo di nebbie

mentre i contorni indefiniti

di una vittoria solo immaginata

diventano sempre più chiari,

stazione dopo stazione

curva dopo curva.

Inconsapevole puntualità.

Esistere

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 settembre 2014 by Michele Nigro

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Nelle strade senza risposta

lì dove puoi muovere solo passi meccanici

lungo percorsi non segnati sulle mappe coscienti,

confida nel sole e improvvisa.

Esisti privo di orari e consensi sociali

perché la missione è semplice

prima una gamba, poi l’altra. Senza freni se non il tuo.

Le indicazioni eversive che cerchi

parallele ai programmi abbandonati

le troverai non richieste

alla fine di questo giorno di luce.

Settembre

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 settembre 2014 by Michele Nigro

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Presagio autunnale dopo intemperanze estive

sei la promessa di una serietà invernale

ricca di sobrie novità.

Nell’aria profumo di libri scolastici e matite temperate

ritrovi una maglia leggera con odori dimenticati,

conti in sospeso e stanze da pulire,

prime nuvole sui ritorni alla realtà.

La città ti salverà!

Un sospiro sull’uscio di casa congeda l’invadenza d’agosto

si apre un passaggio concreto verso la fine del numero,

elettroni abbronzati rallentano la corsa sulle orbite del fare.

La sindrome produttiva da rientro

distrae l’uomo dai nuovi colori della mente

dagli ultimi coiti speranzosi nel quartiere

prima della discesa letargica e discreta

verso l’immobilità della pelle coperta.

Tra residui sprazzi di festa

giungerà puntuale con la brezza di mare

il freddo sussurro del futuro.

Divertissement

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 settembre 2014 by Michele Nigro

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Per sopravvivere al buio della notte

nei secoli dell’evoluzione da animali a dèi

i café-chantant diedero il cambio

alle danze tribali intorno ai fuochi scoperti,

lampioni elettrici e giochi pirotecnici

illuminarono come fulmini lenti e falsi

le strade asfaltate dell’homo sapiens.

Ancora oggi, su balconi insonni, attendi impaziente

spettatore in un immenso cinema dimenticato

l’inizio di un vero temporale senza occhiali 3D,

l’artificio culturale dei televisori accesi

non ha seppellito del tutto

il fianco primitivo e curioso

del tuo divertimento.

“Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità” è il titolo di un interessante saggio di Yuval Noah Harari

Scie comiche

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 settembre 2014 by Michele Nigro

scie-chimiche

Rigurgiti di ieri masticati e scordati,

scene passate ritornano non invitate

nell’area irriverente del sorriso.

Ironici intercalari dal tempismo scomodo,

presunti archiviati

e fatti irrilevanti ruminati dall’inconscio

affrontano la nuova giuria teatrale

di un presente scelto a caso.

Tra sguardi smarriti e ignari

ridendo in sordina esamini

sotto la sarcastica luce del vissuto

antichi drammi e sketch

riabilitati dal tempo.

Preghiera quasi laica del camminatore

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 agosto 2014 by Michele Nigro

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Osservatore supremo del debole passo umano

benedici con acqua piovana

la gentile strada posta dinanzi a me,

quella che mi accingo a percorrere per il gusto

di non raggiungere nessun traguardo.

Regalami gli spazi infiniti e i colori della natura

la varietà degli esseri viventi

il suono del vento tra le foglie

e la sua carezza sulla pelle scoperta

l’odore del rosmarino, della menta, delle ginestre,

del fieno, dell’erba e del letame

il sapore delle more mature e del sudore.

Concedi ai viandanti la gioia del silenzio

per riflettere sulla bellezza dell’esserci

e della voce lontana di un contadino tra i campi,

alla sagoma di giovane donna apparsa sul crinale della collina

la forza di insegnare al suo piccolo uomo

le prime regole di vita fuori dall’uscio.

Feroci cani

fedeli al massaro che vi nutre senza amore

per rendervi simili all’uomo e diffidenti di mestiere

abbaiate puntuali e intimoriti

alla vista del nodoso bastone di chi vuol transitare.

Sono solo un’anima passeggera

con speranze leggere nella bisaccia

diretta verso la casa finale, e il mio legno è sostegno

durante le scelte fallaci di un passo insicuro.

Lasciatemi andare senza ferirmi più della vita!

Infinite stradine di contrada

che mai percorrerò,

vi sogno ad occhi aperti

lungo il tragitto del mio cammino limitato.

Una ragazza intenta a sorvegliare gli armenti

osserva divertita il goffo avanzare

del cittadino creduto disperso,

i suoi capelli raccolti in una treccia

si sciolgono liberi sul seno nudo

al refolo della passante fantasia.

Faccio un giro su me stesso,

cime di strane montagne

vento insistente da secoli tra case di pietra

voli di insetti nelle orecchie rese vergini

dall’assenza di rumori dimenticati in città

dimore semplici e più isolate di un’isola

una rete di vie sconosciute

verso esistenze ignorate.

Intuisco la via del ritorno

tra campi di grano e richiami casalinghi,

rari sguardi curiosi di uomini e animali

lambiscono al tramonto

la mia anima avida di libertà.

(foto di M. Nigro)

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