… è in arrivo…
Postati in Uncategorized con i tag comunicazione, ebook, edizione, J.R.R.Tolkien, libro, Manzoni, partenza, pubblicazione, saggio su 28 febbraio 2012 da Michele Nigrok.Lit, il primo festival dei blog letterari in Europa
Postati in Uncategorized con i tag arte, blog, blogger, blogging, blogtrailer, comunicazione, controcorrente, critica letteraria, cultura, festeggiamento, giornalismo, internet, letteratura, lettore, scrittori, scrittura, scrivere, società, web, web 2.0 su 21 febbraio 2012 da Michele NigroRicevo e volentieri diffondo…
k.Lit, il primo festival dei blog letterari in Europa
7/8 luglio 2012 – Thiene (VI)
Al via l’organizzazione del primo festival dei blog letterari in Europa: 2 giorni, 7 location, quasi 200 appuntamenti in agenda per un totale di oltre 6000 minuti di attività.
I nuovi caffè letterari, oggi, si trovano su web e godono di grande vitalità e fermento, in particolare in Italia. Da qui l’idea di radunarli nel primo Festival dei blog letterari in Europa che avrà luogo a Thiene (VI) il 7 e l’8 luglio 2012. Di oggi l’annuncio ufficiale da parte dell’organizzazione, che sta strutturando una due giorni fitta di eventi e iniziative alternando tavole rotonde letterarie ad attività artistiche, di spettacolo e di intrattenimento.
«Uno dei grandi meriti del web – sostiene Morgan Palmas, agente letterario e ideatore dell’evento – è stato quello di fornire un nuovo strumento per avvicinarsi alla cultura, soprattutto per i giovani. I blog letterari, in particolare, riescono a mettere insieme e a far dialogare scrittori, giornalisti, critici letterari ma anche lettori, appassionati, o semplici curiosi. Tutti allo stesso livello, tutti sullo stesso piano. Con k.Lit vogliamo fare un passo in più e riconoscere, anche ‘off-line’, la vivacità e l’importanza di queste nuove correnti culturali».
Un obiettivo condiviso anche dalle amministrazioni pubbliche: Comune di Thiene, Provincia di Vicenza e Regione Veneto hanno già concesso il loro patrocinio all’evento e partecipano attivamente all’organizzazione.
«Ad oggi possiamo già contare sull’adesione dei più importanti blog letterari a livello nazionale ed il programma delle tavole rotonde è quasi completamente definito. Ma seguendo l’ottica ‘democratica’ di internet, non vogliamo che il Festival sia rivolto esclusivamente agli ‘addetti ai lavori’, per cui stiamo organizzando un evento che possa coinvolgere e appassionare tutti: giovani, meno giovani, famiglie con bambini… Per questo faremo in modo che, nel corso di entrambe le giornate, in città siano contemporaneamente attivi, oltre alle tavole rotonde letterarie, iniziative artistiche o di spettacolo. Così facendo stiamo mettendo insieme un palinsesto di quasi 200 appuntamenti, per un totale di oltre 6000 minuti di attività» – Marta Dalle Carbonare, coordinatrice generale del Festival.
Coerentemente con l’obiettivo di rendere partecipativa la cultura, k.Lit vuole dare anche spazio a giovani artisti emergenti a cui dedicherà specifici momenti nel corso del Festival.
Per questo oggi prendono il via dei concorsi (per il momento di design e artistico, ma ne è previsto anche uno fotografico) che decreteranno chi potrà ottenere uno spazio dedicato all’interno dell’evento. Per info: www.klit.it
PRESS CONTACT:
Luisa Nicoli, email: press@klit.it
COORDINAMENTO GENERALE k.Lit:
Marta Dalle Carbonare, email: info@klit.it
“Wonderland”: il fantastico in tv
Postati in Uncategorized con i tag contaminazione, critica televisiva, evoluzione, fantapolitica, fantascienza, fantastico, fantasy, generi letterari, immaginario collettivo, magazine, mercato, multimediale, postmodernismo, postmoderno, prodotto, programma televisivo, programmazione, pubblicità, recensione, sci-fi, science fantasy, science fiction, share, sperimentalismo, sperimentazione, telespettatore, televisione, tv su 16 febbraio 2012 da Michele Nigro
Tempo fa, in un post intitolato “Racconti di fantascienza” di Alessandro Blasetti, scrissi una frase percorsa da una vena di pessimismo: <<Francamente non so se torneranno epoche simili dal punto di vista televisivo: la situazione attuale, facendo zapping tra gli innumerevoli canali del nuovo e tanto esaltato digitale terrestre, non mi permette di sperare in nulla di positivo. Le regole ferree di un mercato televisivo sempre più schiavo dello share (e rappresentativo, purtroppo, dello stato culturale e mentale medio nazionale) non offrono spiragli attraverso cui introdurre certi sperimentalismi…>> Facevo questi cattivi pensieri nel maggio del 2010, in tempi non sospetti, un anno prima circa della messa in onda di “Wonderland”, il magazine settimanale di Rai 4 dedicato al genere fantastico ideato da Leopoldo Santovincenzo e Carlo Modesti Pauer. Nato come rubrica di supporto alla programmazione cinematografica di Rai 4, in realtà “Wonderland” è un prodotto autonomo e capace di vivere di vita propria, suddiviso generalmente in tre parti principali: la rubrica Mainstreaming, viaggi multimediali tra i nuovi universi del fantastico (a cura di Andrea Fornasiero) in cui vengono segnalate le novità più importanti riguardanti il genere fantastico dal punto di vista cinematografico, fumettistico, televisivo e in alcuni casi, indirettamente, anche dal punto di vista letterario; un’intervista centrale ad attori, registi, scienziati, editori, scrittori, giornalisti, saggisti, astronauti, sociologi…; e a chiudere – last but not least – la rubrica Dizionario del fantastico per un approfondimento delle tematiche principali del genere, adoperando innumerevoli esempi filmici e stuzzicando in tal modo le conoscenze cinematografiche del telespettatore.
Si tratta di un programma che non teme le contaminazioni e le evoluzioni dettate dai tempi; come riportato nella pagina web di Rai 4: <<Wonderland esplora e racconta le mille declinazioni – classiche e contemporanee – di questo multiforme immaginario di genere, in linea con l’attenzione del canale ai linguaggi della postmodernità e alla loro sempre più marcata dimensione multimediale.>>
Elogio della brevità – ogni puntata dura tra i 15 e i 25 minuti – “Wonderland” ha il merito di aver riportato l’attenzione televisiva sul fantastico, spaziando dal genere fantascientifico a quello fantasy e comprendendo i rispettivi sottogeneri. Potremmo definire questo programma di Rai 4 come una sorta di “spot denso” che non ha la pretesa di esaurire in pochi minuti argomenti che a causa della loro complessità avrebbero bisogno di molto più tempo, ma che svolge senza ombra di dubbio una funzione stimolante sugli utenti di un palinsesto, dal mio punto di vista, ancora fin troppo deprimente.
Io non ho paura
Postati in Uncategorized con i tag amicizia, arcaico, decostruzione, esistenza, estate, gioco, infanzia, libertà, libro, linguaggio, magia, narrativa, natura, natura umana, racconto, recensione, romanzo, scrittore, scrittura, sessualità, sogno, vita su 15 febbraio 2012 da Michele Nigro
L’equivoco da evitare, dopo aver letto il romanzo “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti, è quello di pensare che si tratti di un libro ‘semplice’. Il linguaggio quotidiano, l’assenza voluta di congiuntivi, l’uso di termini ed espressioni tipicamente fanciullesche, la scelta di non utilizzare frasi complesse e orpelli narrativi, i dialoghi semplici e diretti, la voglia di raccontare in maniera scarna proprio come farebbe un bambino di nove anni: queste e altre caratteristiche nascondono una complessità infinita che rende il romanzo dello scrittore romano un’opera completa.
“Io non ho paura” è un monumento narrativo all’infanzia: leggendo questo libro noi cosiddetti ‘adulti’ riscopriamo le zone rimosse della nostra vita, le stesse che periodicamente sarebbe il caso di rispolverare per capire chi siamo veramente e in quale direzione siamo diretti. L’estate vissuta e descritta dal piccolo Michele Amitrano, il protagonista, è un’estate felice, spensierata, genuina, fatta di codici innati, di gesti gerarchici comprensibili solo dai membri collaudati di un gruppo ristretto di amici, di crudeltà sperimentali con cui mettersi alla prova; ma è anche un’estate gravida di eventi: l’infanzia non può durare per sempre e prima o poi accadono cose nella vita di un bambino che ne segnano il passaggio verso un’età non già adulta ma deprivata di una magia che non può convivere con la cruda realtà. Ammaniti, immergendosi nel prezioso mondo dei bambini, compie su se stesso un’operazione di decostruzione che in seguito dona al lettore: dimenticare la propria logica, acquisita nel corso degli anni, per calarsi nuovamente nei panni mentali e fisici di un preadolescente, non è facile. I sogni, gli incubi, le paure ridicole, le piccole gioie quotidiane, i desideri semplici, l’altruismo non calcolato, l’arcaicità del gioco, gli istinti non ancora dominati dalle sovrastrutture: durante la lettura di questo romanzo ‘leggero’ l’autore ci riporta in maniera disimpegnata e lieve verso le epoche acerbe e vere della nostra evoluzione. Epoche che ci siamo lasciati alle spalle, che pagheremmo oro pur di rivivere e che contengono i fattori preliminari del nostro presente da adulti.
La natura adoperata da Ammaniti non è funzionale a una descrizione paesaggistica fine a se stessa, ma diventa testimone dinamico e muto di transizioni esistenziali uniche e al tempo stesso antichissime, cicliche, inevitabili, scolpite nella mappa istintiva di ogni essere umano. Michele Amitrano (versione nostrana e maschile di una Alice nel paese delle meraviglie) scopre per caso un grosso buco nel terreno, all’interno del quale un gruppo di adulti balordi tiene prigioniero un altro bambino, Filippo: nel romanzo non viene usata l’espressione “sequestro di persona a scopo di estorsione”, troppo complicata per le immature capacità cognitive di un bambino. L’istinto infantile interpreta il male assecondando percorsi meno complessi ma decisamente più efficaci. E qual era la mia natura? Che sapevo fare io? Una domanda impegnativa sulla morale naturale. Michele sa benissimo cosa fare e segue il proprio istinto come quelle vespe che naturalmente e senza ricevere alcun ordine ricostruiscono testarde il proprio nido distrutto. Un temporale interrompe l’afa estiva, come a voler cambiare scenografia, temperatura ed epoca: l’interpretazione magica e onirica della realtà deve lasciare il posto, lentamente e inesorabilmente, alla verità oggettiva. Le streghe, i mostri, i lupi mannari, gli orchi cedono il passo alla molto più credibile fallibilità genitoriale: crescere significa anche capire che il proprio padre è un fallito e un debole. Crescere significa capire che a rapire i bambini non sono gli orchi e le streghe bensì gli adulti della specie umana: Michele non è in grado di interpellare le forze dell’ordine per liberare Filippo, è troppo piccolo per trovare una soluzione così pragmatica, ma avverte l’incrinatura dentro di sè e cerca con le proprie forze di alleviare il peso di una situazione nuova e terribile.
Interessante la scelta, forse casuale o forse no, dell’anno 1978: l’anno di un altro sequestro, quello di Aldo Moro, tragicamente reale e non inventato, storicamente importante e che segna la fine dell’infanzia di un’intera nazione.
“Io non ho paura” è un romanzo completo, contenente elementi basilari da cui partire verso discussioni infinite riguardanti l’esistenza umana: la complicità fraterna, l’amicizia, la fantasia come strumento interpretativo, il mondo dei sogni, il distacco dalle figure parentali, lo sviluppo della personalità, il carattere che segna un’intera vita, la percezione del male, la scoperta edipica del sesso, il tradimento, il deludente approccio al mondo adulto, la voglia di solitudine e di fuga, la libertà selvaggia, la cura del prossimo, la bellezza della natura che nasconde mostruosità, l’inaccessibile dimensione infantile, il senso del sacrificio, la conoscenza della morte, il dolore fisico… e tante altre cose ancora.
Rinasce la collana Silver di Ciesse Edizioni
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La collana Silver di Ciesse Edizioni, dedicata alla fantascienza, vanta da qualche giorno un nuovo curatore, Luigi Milani (giornalista, scrittore, editor, traduttore: insomma, “imbrattacarte” full-time).
“Il” Milani si ripropone di avviare una sorta di “reboot” della collana su basi nuove, aprendo, oltre che alla fantascienza classica, ammesso che questa esista ancora, alle nuove tendenze in atto, quali steampunk, postumanismo e transumanismo, connettivismo, nonchè urban fantasy con elementi fantascientifici.
La collana non ospiterà invece opere Fantasy, che sono orgoglioso appannaggio della collana Gold, diretta da Alexia Bianchini. Naturalmente, quando si presenteranno testi con caratteristiche “ibride”, si valuterà di volta in volta la destinazione finale dell’opera. Le contaminazioni letterarie non solo non fanno paura, ma sono anzi ben accette in casa Ciesse. Del resto, come ogni lettore e autore ben informato sa, le etichette sono in genere più utili ai librai, che non a editori e autori.
Il neo curatore di collana si predispone dunque alla temeraria ricezione dei manoscritti, da inviare attenendosi però scrupolosamente alle direttive qui indicate.
Buona scrittura.
(fonte notizia: Blog Ciesse Edizioni)
In bocca al lupo, Luigi! :)
Metafisica del redattore
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Piccolo ma potente. Questo libricino di Ilario Bertoletti, docente di Editoria presso l’Università Cattolica di Brescia, conduce il lettore lungo un itinerario leggero ma erudito, alla ricerca del significato filosofico del prodotto-libro e di alcuni mestieri editoriali anonimi e indispensabili.
Come è fatto un libro? Rispondendo a questa domanda all’apparenza superflua, l’autore non si limita a elencare le varie parti componenti l’oggetto cartaceo (dalle ‘soglie d’entrata’ al colophon), ma cerca di dare un senso profondo a tutti quegli elementi dati per scontati. Persino una semplice dedica nel controfrontespizio non sfugge a questa analisi: “Una dedica, un’avvertenza, un exergo non rivelano l’inespresso sotteso all’opera, svelando l’orizzonte intellettuale dell’autore e del testo stesso?” E anche le pagine bianche che segnano i momenti di passaggio tra i capitoli non vengono concepite in modo casuale ma “l’interpretazione implica che tu vada al di là dell’immediatezza di quanto appare, e sappia riempire di significati quegli spazi vuoti, che alludono a una trascendenza del senso”.
Dall’Architettonica del libro alla Dialettica delle note, dalle Virtù degli indici al potere escatologico della ‘quarta di copertina’: ogni zona del libro, al di là del significato che nel testo centrale l’Autore dà alla sua creatura, possiede un collegamento filosofico su cui riflettere. Veri e propri elogi dell’artigianato editoriale, i due capitoli Il redattore, un ateo-credente e Il correttore, o dell’ombra svelano i retroscena di mestieri silenziosi e vissuti nell’ombra. “Accudendo il testo, il redattore ne tutela l’universalità: è la valenza ontologica dell’editing. Intervenendo sulla scrittura [...] ausculta la cosa stessa affinché lo stile sia ad essa adeguato. Come orientarsi in questo improbo lavoro senza cadere nella tracotanza dell’ipercorrettismo, restando vittima dei propri idoli…?” si chiede Bertoletti, evidenziando la delicatezza chirurgica, la sensibilità e l’intelligenza interpretativa che ogni redattore deve possedere dinanzi a un testo. E sul correttore di bozze: “Strana figura quella del correttore [...] La sua è una vita ai bordi, ai limiti del libro e dell’autore. [...] egli riconosce che sua destinazione è stare muto, armato di vocabolari e penne multicolori, a far da sentinella contro un nemico: l’errore, il refuso incuneatosi nel passaggio dal dattiloscritto alla bozza.”
Leggere “Metafisica del redattore” significa avvicinarsi al libro con un rispetto differente, con una maggiore competenza filosofica, direi quasi con ‘occhio clinico’. Si tratta di un testo non destinato assolutamente ai soli addetti ai lavori, ma soprattutto a quei lettori sensibili che attribuiscono al libro un valore trascendente.
“Metafisica del redattore – Elementi di editoria”, Ilario Bertoletti – Edizioni ETS


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