TINTIN e la psicogenealogia

“I morti non sono degli assenti, sono solo degli invisibili”

S. Agostino

Che relazione può mai esserci tra Tintin, il protagonista del fumetto di Hergé, in questi giorni riproposto al cinema nel film d’animazione intitolato “Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno” con la regia di Steven Spielberg e co-prodotto dal ‘tolkieniano’ Peter Jackson, e la cosiddetta psicologia transgenerazionale o psicogenealogia? Apparentemente nessuna se non fosse per il fatto che due personaggi collaterali, l’ebbro Capitano Haddock e il suo infido rivale Ivan Ivanovich Sakharine, vivono nel corso della storia delle vere e proprie esperienze psicogenealogiche.

Mi spiego meglio. Quando il Capitano Haddock, nel deserto e successivamente nell’infermeria di un accampamento della Legione Straniera, rivive le esperienze marinare dell’antenato Sir Francis Haddock (esperienze indotte, per motivi di facilitazione narrativa, dalla lunga permanenza sotto il sole e dagli effetti dell’alcool etilico ingerito), dimostra di essere una vittima inconsapevole degli influssi del suo avo. Lo studio di questi ‘influssi’, in vista di una guarigione del discendente, è compito della psicologia transgenerazionale. Ma cos’è la psicogenealogia?

Da psicogenealogia e costellazioni familiari: <<… La psicogenealogia è una disciplina che si occupa degli influssi che gli avi possono avere nei confronti di un discendente. Quello della psicogenealogia è un campo multidisciplinare che coinvolge la psicologia e le scienze etnoantropologiche…>>; e sul sito psicogenealogia-costellazioni.it: <<… La psicogenealogia è una tecnica, sistemica, familiare e transgenerazionale con delle forti connotazioni psicanalitiche, che si è sviluppata negli anni ’80 grazie alle ricerche di Anne Ancelin Schützenberger. Anna Ancelin chiama psicogenealogia il lavoro con il genosociogramma; secondo questo approccio, i traumi, i segreti, i conflitti vissuti in modo drammatico, possono condizionare, per trasmissione transgenerazionale inconscia, i discendenti che possono diventare portatori di disturbi e malattie, come di comportamenti bizzarri e inesplicabili…>>.

E ancora, da un’altra fonte: <<Insomma è come se la persona interessata entrasse involontariamente in un tunnel di “passato-presente che va e che viene” – per usare le parole della fondatrice di questo approccio –  e fosse trasportata da un’ “alleanza invisibile” in una situazione in cui sembra che debba “pagare un debito”, un “pegno”, almeno fino a quando il creditore non venga visto, la programmazione transgenerazionale disattivata e il debito smetta di ancorare l’individuo al passato, personale o transgenerazionale, lasciando libero e meno pesante e coercitivo il suo presente. Insomma egli ha l’opportunità di cominciare a vivere la propria vita e non più quella di un bisnonno “gasato” durante la Prima Guerra Mondiale o di un fratellino morto prematuramente di cui i genitori non hanno mai potuto fare il lutto, e di cui porta persino il nome.>>

In tutto questo Tintin sembrerebbe svolgere la funzione di “osservatore razionale esterno” mentre il Capitano Haddock è costretto a subire la programmazione transgenerazionale, a pagare il suo pegno: il giovane reporter disegnato da Hergé rappresenta il collegamento con la realtà presente; è colui che nella storia ha le idee chiare, che ha un approccio “freddo” e meccanico con la ricerca della verità. Sembra insomma che nell’esistenza di Tintin non agiscano forze provenienti dal passato (perché il suo ideatore non gli ha fornito né una famiglia, né un passato), come invece succede all’amico Capitano.

Impossibile non citare anche l’approccio jodorowskiano (guarda caso Jodorowsky è anche scenaggiatore di fumetti!): <<… Esaminare i problemi di una persona significava entrare nell’atmosfera psicologica dell’ambiente familiare: avevo capito che eravamo segnati dall’universo psicomentale dei nostri cari. […] Le relazioni interne di un albero genealogico sono misteriose. Per comprenderle occorre entrare dentro di lui come dentro un sogno. Non bisogna interpretarlo, bisogna viverlo. Il paziente deve fare la pace con il suo inconscio, non deve liberarsi di lui ma trasformarlo in un alleato. Se impariamo il suo linguaggio, si mette a lavorare per noi. Se la famiglia che vive dentro di noi ancorata alla memoria infantile è alla base del nostro inconscio, allora dobbiamo far evolvere ogni nostro parente trasformandolo in un archetipo. Dobbiamo innalzarlo al nostro livello di coscienza, dobbiamo esaltarlo, immaginarlo nell’atto di dare il meglio di sé stesso.>>

Alla luce delle parole di Jodorowsky non possiamo catalogare come semplice ‘sbronza’ (o insolazione) il sogno vivido del povero Capitano Haddock che porta dentro di sé un fardello secolare, avuto in eredità da Sir Francis Haddock. Quello inscenato dal Capitano Haddock, in alcune scene del film, è un vero e proprio psicodramma grazie al quale rivive fedelmente il duello tra il proprio antenato e il suo acerrimo nemico, il famigerato filibustiere Rackham il rosso (avo, a sua volta, del perfido Sakharine), e inoltre rivive anche gli ultimi istanti ‘di vita’ dell’Unicorno, il vascello di Sir Francis contenente un inestimabile tesoro e colato a picco secoli addietro. Tintin assiste (e in un certo senso conduce la ‘seduta’) alla drammaterapia del Capitano Haddock proprio come avrebbe fatto l’ideatore della tecnica psicodrammatica, lo psichiatra Jacob Levi Moreno, affinché la storia dimenticata dell’avo, tramandata di generazione in generazione, riemerga dai meandri di una psiche annebbiata dai fumi dell’alcol. Ancora una volta il riferimento alla psicogenealogia è chiaro: nulla si dimentica, tutto rimane in noi e si tramanda da padre in figlio. Anche ciò che crediamo di aver rimossso, permane nei secoli dopo la nostra morte fisica.

Sarebbe interessante approfondire il significato delle analogie, ammesso che esistano davvero, appena esposte: capire se siano realmente presenti dei collegamenti tra le storie familiari dei personaggi di Hergé, la presunta psicodrammatizzazione compiuta dal Capitano Haddock nel film di Spielberg e la teoria della psicologia transgenerazionale.

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