Ora illegale

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 marzo 2015 by Michele Nigro

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Tic! Tac! Tic! Tac!…

Non saranno le sciocche lancette di stato

seppur benedetto da dio

a decidere i tempi del mio esistere a pelle

ma la luce naturale in un meriggio di sole

trascorso con due ruote gonfie di passione

sulla strada

senza freni pensati da altri,

osservo il movimento irregolare dei secondi

su un orologio sconosciuto alla moda

come battiti cardiaci scanditi da un coraggioso muscolo

energia pura lontana da leggi e feste comandate.

Decidi tu l’età!

ignorando il buonsenso del corpo.

Un flusso ritmato di sangue illegale

mi spinge a desiderare le proibite proprietà

indicate dal senso delle sue parole di donna

che riempie vuoti inimmaginati,

mentre il vento riordina i fogli sparsi

di seppellite saggezze interiori

e dei tuoi orari ribelli.

Tic! Tac! Tic! Tac!…

Atarassia

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 marzo 2015 by Michele Nigro

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Cani agitati da paure indefinite

sgolano guinzagli stretti con doverosi abbai d’ufficio,

nuvolette rabbiose da dentate bocche bagnate

per morsi a vuoto

nel freddo imbrunire di un giorno fedele.

Da un angolo della storia

a distanza sicura

una figura immobile contempla

i movimenti superflui del mondo,

lo sguardo indifferente

di un falso gatto serafico

riporta il silenzio nell’anima.

Riconoscersi

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 marzo 2015 by Michele Nigro

saganjoditele

(Processi interiori)

Educato alla scuola dei silenzi

ho riconosciuto tra sussurri di venti rapaci

la tua voce rivolta all’anima.

Una predisposizione all’essenza

che diventa persona viva, reale

nome e cognome della resurrezione.

In lentezza e lontananza

le nuove ferite e quelle antiche

diventano parte di me, indistinguibili

dai dolori immaginati dell’umanità.

Senza i fuochi solitari

e le quiete letture raminghe

saresti stata solo un rumore

tra i rumori del mondo

e io, sazio di me stesso

cieco navigatore

in mari disperati e tranquilli.

Di che morte sorridere

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 marzo 2015 by Michele Nigro

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Gli arroganti sberleffi esperti

di amorose coppie dal passato

s’infrangono in ritardo sui vetri spessi e veri

di un nuovo sentire.

Umile e forte è la luce

emanata dal fortuito incontro

di anime incomplete,

assetate di comprensione.

In silenzio, senza clamori

nutro questa creatura complessa

concepita da lente coscienze libere

e bisognosa di cure clandestine,

mentre un oceano di parole elettriche

accoglie i dolci vagiti dello stupore.

E ora ditemi pure di che morte morirò!

Sono pronto a sorridere e perdonare.

Blog Sensibility

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 marzo 2015 by Michele Nigro

attenzione

Blog Fiction

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 marzo 2015 by Michele Nigro

blog fiction

Le forme, la storia e l’anima

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 marzo 2015 by Michele Nigro

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Osservando questa foto scattata a Napoli, nella mia Napoli, nel 1938 in occasione della visita di Hitler, ho pensato per un istante di trovarmi dinanzi a un fotomontaggio realizzato ad uso e consumo di un’ucronia, ovvero di un racconto fantastico che partendo da un’ambientazione storica reale in seguito devia dal percorso conosciuto a causa di una serie di “se” e conseguenti scenari alternativi ipotizzati (come sarebbe l’Europa oggi se Hitler avesse vinto la guerra; cosa sarebbe accaduto se Ponzio Pilato avesse liberato Gesù e crocifisso Barabba, andando contro la volontà popolare; ecc.).

E invece, come accennavo, questa foto presa in prestito da un post del sito NapoliToday (che a sua volta riprende un articolo di Corrado Ocone pubblicato sul Corriere della Sera), si riferisce a un fatto reale, storicamente documentato, un evento accaduto pubblicamente e quindi confermato da numerosi testimoni. Eppure osservando questa Piazza del Plebiscito inconsueta, lontana dal nostro presente, per certi versi quasi “irreale”, è inevitabile che mi lasci trasportare verso alcune considerazioni non da storico ma da semplice uomo della strada che riflette sul tempo (non quello atmosferico!), sul suo trascorrere, sul cambiamento solo apparente che la storia ci propone attraverso le forme.

Il punto iniziale di questa mia riflessione è rappresentato proprio dalle piazze: quelle storiche e importanti, almeno da un punto di vista architettonico e salvo radicali modifiche determinate da volontà dittatoriali o megalomanie regali autocelebrative travestite da progresso, da cataclismi o da altre insormontabili esigenze urbanistiche, restano invariate e riconoscibili anche dopo secoli; la parte variabile di una piazza, come di una città e di un intero paese, è costituita dalle forme aggiunte, dalle scenografie supplementari del momento più o meno rimovibili: vedere quella Piazza del Plebiscito agghindata con i vessilli fascisti e nazisti, le svastiche e i fasci littori che sormontano l’emiciclo dorico disegnato da Leopoldo Laperuta su “mandato” di Gioacchino Murat, suscita una certa impressione in chi, come il sottoscritto, ha percorso quegli spazi godendo di una libertà ereditata alla nascita. Impressionato non perché scopro, grazie a questa foto storica, che sono esistiti (e purtroppo, anche se in misura minore, esistono ancora) il fascismo e il nazismo, ma con “occhio postumo” metto a confronto “le varie foto” di quello stesso spazio adoperato nel corso della storia in differenti momenti, diametralmente opposti, umanamente incompatibili: dalla visita di Hitler nel 1938 al concerto di Pino Daniele nel 1981! Tanto per fare un esagerato esempio di coesistenza degli eventi (o meglio, dei loro echi) in un luogo, come tanti altri nel mondo, che svolge la funzione di muto testimone di una metamorfosi delle forme voluta dall’uomo. Le piazze cambiano, le forme si alternano: ieri Hitler o Mussolini, oggi altri personaggi più comici, sicuramente meno tragici, ma altrettanto pericolosi e dotati di una carica ideologica che crea altre forme, moderne, adattabili ai tempi, meno eclatanti da un punto di vista scenografico o addirittura subliminali, forse più volgari ma non meno attraenti.

Il mio vuole essere un invito a non perdere di vista le forme attuali, a studiarle per disattivarle grazie a un confronto storico onesto e aperto, ma mai ingenuo e legato a una presunta unicità del tempo presente (che è sempre riducibile a un’unicità delle forme). Sappiamo compiere quest’opera di studio delle forme e dei loro effetti su di noi? In pochi, temo. Ovvero, una volta isolate le parti immutabili della storia, l’uomo e il suo contenuto primordiale costante, sappiamo osservare in maniera oggettiva le forme che agghindano il nostro tragitto temporaneo su questo pianeta? Per riuscire in questa impresa occorrerebbe stare al mondo con distacco, quasi un necessario ossimoro: partecipare alle forme dell’epoca ma senza perdere di vista l’anima laicamente intesa, la zona immutabile dell’umanità (il solo e autentico “monumento” costante nel tempo, più eterno delle piazze), la sua atavica e inossidabile imperfezione (e che, paradossalmente, rappresenta un confortante punto di riferimento per le generazioni che sanno riconoscerla durante i passaggi epocali), il contenuto che resiste ai secoli, alle ideologie e alle mode.

Così come vi è un’architettura secolare, solida, che “registra” i movimenti bizzarri dell’umanità, allo stesso modo esiste un’interiorità granitica che assiste muta all’influenza delle forme sul nostro agire: con l’unica differenza che mentre il monumento nasce inanimato e non “esprime giudizi”, la nostra interiorità apparentemente immobile può essere rianimata – non senza un certo lavoro! – per svolgere la delicata funzione di “guardiano delle forme”. Le religioni, soprattutto quelle operanti in occidente, in un contesto economico fagocitante e di progresso tecnologico ossessionante, hanno da tempo fallito nel loro compito maieutico e di autentica liberazione dell’uomo, assolvendo magistralmente invece a quello di “complice” del potere sistemico. Una speranza deriverebbe attualmente dal progressivo avvicinamento tra spiritualità e scienza, ma questo rappresenta un capitolo a parte…

Accettare questa sorta di “pessimismo storico” non significa disimpegnarsi nel presente (della serie: “l’uomo è sempre uguale e non cambierà mai niente, quindi perché sudare? Tanto vale attendere la morte godendo dei piaceri dell’esistere!”); si tratta invece di un’accettazione consapevole in grado di prepararci alle cicliche cadute causate dalla “debolezza congenita” della specie a cui apparteniamo. Uno sforzo indispensabile se si vuole imparare ad essere originali in maniera profonda (l’originalità non risiede nel generale ma va ricercata nel particolare, senza perdersi in esso), riconoscendo con serenità di essere in fin dei conti solo delle “copie” di persone già vissute e che ripetono le battute di un canovaccio già scritto e ormai sgualcito perché utilizzato da miliardi di esseri umani nel corso dei millenni; uno sforzo per imparare a sorridere di noi stessi e dell’umanità passata e futura, della ripetitività storica in cui siamo immersi fin dalla nascita, e non restare prigionieri delle forme.

versione pdf: Le forme, la storia e l’anima

non è più tempo di maiuscole

Posted in tuttologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 febbraio 2015 by Michele Nigro

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un’imprevista coesistenza tra istinti e disciplina

smorza gli entusiasmi dello spettacolo

e maturo ti inchini ad atroci richieste,

avanzando a colpi di machete

nella giungla crudele dell’esistere.

non è mai stata giusta

e ai suoi figli toglie di bocca, senza pietà

parole e speranze sognate nel buio.

la vita, questo dono bastardo

nato da geni casuali come

passeggeri seduti vicini per sbaglio

su autobus diretti verso il solito buco morente.

eppure fedeli ingoiamo strani veleni

non previsti dalla gloria

muovendo passi fiduciosi e sciocchi.

un’inerzia morale illude le disincantate menti

collegate a cuori stanchi di spingere invano

quel liquido portatore di sensuali eternità.

hai intenzione di crederci ancora, ritornando sulla strada?

sai che il movimento dà risposte inattese alla disperazione

rimescola un dolore riproposto ogni volta sotto altre forme.

illuso e testardo giocatore di dadi

abbozzi un’effimera pazienza da finto saggio,

da buon diplomatico sovrastrutturato

convivi con la più cocente sconfitta

soffri perché non intravedi ancora la sua nascosta saggezza

il velato messaggio di bellezza dietro i silenzi,

mentre ogni notte sogni, vergognandoti

mani sudice colme di premi

rubati in fretta

ossessionato dalla paura di non avere fortuna.

presto sulle delusioni si formeranno croste,

ci sentiremo guariti e vincenti, di nuovo in gara

impareremo a volare basso

sfiorando la terra che attende i nostri costosi cappotti di legno.

intanto sommiamo piccole morti invisibili,

s’avvicina l’ora della spugna non gettata

ma lasciata cadere da una meritata

mancanza di voglia.

 

non è più il tempo delle facili maiuscole,

solo impercettibili minuscoli passi sull’asfalto

per raggiungere nell’oscurità

il campanello d’allarme

di un’inutile salvezza.

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