Notturno breve

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 luglio 2016 by Michele Nigro

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Aria ferma

notturna e stellata,

quasi tutto tace per

pietà dei dormienti.

 

Voci rare, lontane ma vicine

da finestre insonni

ancora accese nella provincia

e abbai di cani dolorosi.

 

Ogni cosa mi istruisce

sulle distanze

tra la piccola storia

e l’infinito.

Gualchiera

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 luglio 2016 by Michele Nigro

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Un autoconfino alla Levi

mi gualca l’anima urbana

a colpi di poetici folloni,

lana grezza che si crede

libera e brigante.

 

Nel silenzio naturale

le parole

lette, quando non scritte

come pesanti magli

mossi da acque libraie

plasmano nuovi saperi

addolciscono sconfitte

guariscono tessuti feriti

da indossare.

Finirà

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 luglio 2016 by Michele Nigro

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(Nun moro cchiù!∗)

Questo fuoco finirà,

la sua luce avvolta

dalle tenebre del tempo,

non per umana volontà.

Finirà la storia

questa terra abusata

la gloriosa specie,

finiranno

i nostri anni insieme

e finiremo noi

che agguantiamo il presente

di vita avidi.

Cicli effimeri

e testardi

di conquiste nate morte,

una fine superiore

sovrasta l’azione

sul nascere

come un peccato originale

della natura.

Negli ossari della memoria

solo immagini di

bellezza e gioia

voglia di toccarsi

corpi illusi d’essere eterni,

presto polvere ignota.

E speranzosi messaggi

affidati a un’invisibile elica

in mari indifferenti.

∗ “non muoio più”: espressione utilizzata dal personaggio Alberto Stigliano (Eduardo De Filippo), nel film “Mia famiglia” (1964), già commedia omonima in tre atti del 1955

Respiro stellare

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 luglio 2016 by Michele Nigro

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Stanche membra

di vino ebbre e di strada,

echi d’avi senza gloria

mi precedono nel sogno,

verso contrario alle mode

chi narrerà questi silenzi?

 

Se potessi respirare

la muta voce pulsante

di tutte le stelle

nella solitaria notte,

la storia umana

colorata e caduca

diverrebbe un umile

nulla

perso nel tempo.

Antidoto

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 luglio 2016 by Michele Nigro

“Verranno al contrattacco con elmi ed armi nuove
Verranno al contrattacco ma intanto adesso
Curami curami curami”

(CCCP)

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Che sarei alla vita

se non avessi

un’intima voce, quella parola

scavata in cerca di

passaggi eterni

come sospiri tra rumori?

Eppure un giorno

sconosciuto realizzerò

d’un colpo la sconfitta

dell’esistere con sembianze

di gesto scellerato e

irreversibile.

 

Fino ad allora

che l’oscurità del verso

circondi la spietata ragione,

nell’illusione di

lontani sconforti

non in viaggio

verso me.

Borges e “L’invenzione della poesia”

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 luglio 2016 by Michele Nigro

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L’enigma della poesia

Nell’apprestarmi a scrivere questa breve, istintiva e poco curata recensione all’e-book delle lezioni americane di Borges, per nostra fortuna pubblicato dopo un meticoloso lavoro di recupero di un’esperienza pubblica registrata e poi dimenticata per anni nell’angolo polveroso di una biblioteca, prendo in prestito il titolo di uno dei “capitoli” che lo compongono. La poesia, nonostante le innumerevoli definizioni fornite nel corso della storia letteraria e umana, è e resta un fenomeno prevalentemente e meravigliosamente enigmatico. L’umiltà con cui Borges affronta in queste sue lezioni il “problema” dell’origine della poesia, è sintomatico dell’impossibilità di definire un processo tutto sommato “magico”. Poesia è passione e gioia, prima di tutto, prima di ogni definizione accademica; la poesia è un mistero che accade e non accade mai nello stesso modo perché cambiamo noi, il nostro linguaggio nel corso della nostra esistenza e il linguaggio da individuo a individuo, da nazione a nazione, e aggiungo io da evoluzione neurologica a evoluzione neurologica… Ma la bellezza è in agguato intorno a noi e quindi la poesia non finirà mai; ci saranno sempre uomini e donne capaci di condensarla in versi seguendo i suggerimenti della propria sensibilità. Dove per sensibilità non s’intende una certa “delicatezza d’animo” (che può sconfinare nella banalità retorica, come nel caso della famigerata rima “cuore / amore”) ma la capacità di analizzare la realtà esterna e soprattutto quella propria interiore seguendo un canone individuale unico e irripetibile. La chiave di questo mistero alchemico possiamo trovarla nella metafora: vero comune denominatore dell’invenzione poetica.

Borges, inoltre, auspica un ritorno alla poesia epica, grande assente nella letteratura contemporanea: c’è bisogno di raccontare non più attraverso il romanzo, strumento ormai decadente e spuntato nonostante le combinazioni e le contaminazioni esistenti sul mercato, ma riscoprendo l’epica come forma letteraria diversa ovviamente dalla prosa e soprattutto come occasione per riavvicinarsi alla figura dell’eroe e ai valori che egli porta in sé. Oggi l’eroe non è nient’altro che il narratore-romanziere che si presenta al lettore sotto mentite spoglie! Un tempo la narrazione di un racconto e la declamazione poetica non erano cose separate ma “alleate” nel raccontare storie; storie che sarebbero diventate eterne e non d’evasione. Borges dichiara in queste lezioni di credere in un ritorno dell’epica: e sarà il poeta il vero artefice di questo ritorno nel momento in cui si riscoprirà narratore e cantore al contempo, come accadeva in passato.

La magia della parola si manifesta attraverso il suono e il ritmo: la musica della poesia apre canali inconsci nel lettore e il “tradimento” di questa musicalità riaccende l’annoso problema della traduzione letterale e dell’autonomia del traduttore.

La poesia non è solo “parole” ma è melodia: un intreccio di suoni e di pause che si dipana nel tempo: le stesse parole che usiamo nella quotidianità possono diventare, nella poesia e grazie al poeta, elementi magici. La poesia riporta il linguaggio alla sua fonte originaria: in questo ritorno alle origini non c’è spazio per il significato, che diventa così fattore secondario rispetto alla bellezza avvertita istintivamente. Sentire e poi, forse, pensare e cercare un significato; il perché delle intenzioni del poeta. Borges non istiga all’inutile nonsense di certi sperimentalismi esasperanti ed esasperati, ma c’invita a ricercare quel senso proveniente dalla bellezza percepita a un livello intimo e primordiale, a seguire il ritmo delle parole, la loro musica; a lasciarci influenzare dalla capacità di persuasione del poeta e non dalla sua puntualità nello spiegarsi. La poesia non spiega e le metafore non hanno bisogno di essere credute.

Altro mito da sfatare – avverte Borges – è quello riguardante la presunta facilità del verso libero: la libertà non deve mai essere confusa con una sorta di “libertinismo” poetico, e la disciplina richiesta dal verso libero non riguarda noiose questioni metriche bensì la fedeltà alla propria immaginazione che non deve mai essere offesa da inutili fioriture. Non smettere mai di credere nell’idea profonda che c’è dietro al racconto poetico e restare fedeli a questo concetto è più arduo che cercare rime. Ignorare con coraggio la storia della letteratura, che a volte può essere dannosa, e puntare tutto sull’eternità della bellezza che non può essere storicizzata. Non credere nell’espressione bensì nell’allusione delle parole; “sentire” e non “capire” mentre si scrive.

Dimenticare se stessi e seguire la musica che alberga nelle parole.

Cinque poesie di Michele Nigro da “Nessuno nasce pulito”, Edizioni Nugae 2.0 – 2016

Posted in nigrologia on 9 luglio 2016 by Michele Nigro

… grazie a “La presenza di Èrato”…

LA PRESENZA DI ÈRATO

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<<… lo stile di Michele Nigro è unico, personalissimo, con chiari riferimenti alla sua variegata formazione, cosa che ne fa un autore completo. Padroneggia il linguaggio, alquanto ricercato, tanto che le sue poesie sono ricche di minuzie che creano nel lettore vere e proprie immagini. Ottime le costruzioni sintattiche (diverse dislocazioni), utilizza ossimori (prigionieri liberi, presente assente), scomoda l’antropologo Marc Augé e i suoi “non luoghi”. Mentre l’opera è pregnante di scienza e filosofia, la religione viene sfiorata, vorrebbe quasi accantonarla, ma il palese laicismo deve necessariamente confrontarsi con la filosofia e la religione. La sua opera è un viaggio sulle ali dell’incertezza, con continui attacchi al presente, un ciclico tornare indietro per la preoccupazione di aver vissuto male, o quantomeno di non aver vissuto fino in fondo la propria vita. Non c’è paura, però, né del buio né dell’avventura…>>

(dalla Prefazione di Antonio Scarpone)

Acidità di cervello

Non tace dentro di te il capriccio del possesso
troppo forte è lo scellerato grido liberatorio

View original post 497 altre parole

Immaterial

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 luglio 2016 by Michele Nigro

vento[1]

Vento di spettri cari,

t’insinui tra scricchiolanti

porte antenate suonando

come flauti di ghisa stufe

spente da troppo tempo.

Metto in salvo dall’oblio

distratti squarci di

bellezza allo stato brado,

conserve per l’anima.

Cane che mordi l’aria

intorno al liberatore,

assuefatto alla catena

anche questa sera

al mio passaggio, non capirai.

“Nessuno nasce pulito” su Il mondo di Suk

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 luglio 2016 by Michele Nigro

“Il mondo di Suk” ha letto e recensito la mia raccolta di poesie “Nessuno nasce pulito”… Un grazie alla Redazione e al recensore Raffaele Carotenuto.

il mondo di suk

Cave canem

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 giugno 2016 by Michele Nigro

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Il cane che dorme e sogna

proprio al centro della

strada deserta non teme

la morte da traffico,

si alzerà giusto

in tempo

come sempre all’arrivo

di un raro dovere.

Tutti gli amori

hanno lo stesso

sapore di voluttuosa

saliva, unguento

inventato da

madre natura

per ingannare il dolore

cosciente della fine.

E ogni volta

fingeremo

di non ricordare

le speranze appassite,

l’effimera gioia

di una trascorsa pelle.

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Iannozzi Giuseppe - scrittore, giornalista, critico letterario - blog

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