“Ferdinando” di Annibale Ruccello, Teatro delle Arti di Salerno

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , on 17 gennaio 2017 by Michele Nigro

cid_1226202623

“Ferdinando” di Annibale Ruccello al Teatro delle Arti di Salerno.

Una storia intrigante con un finale sorprendente per continuare a dipingere i mille colori di Napoli. Per la regia di Gaetano Stella e la direzione scenotecnica di Salvatore Acconciagioco della Bottega San Lazzaro, andrà in scena venerdì 20 gennaio alle 21.00, al Teatro delle Arti di Salerno, “Ferdinando” di Annibale Ruccello. Composta nel 1985, la commedia fu portata da Stella per la prima volta sul palcoscenico nel dicembre ’92. “Solo allora mi sentii pronto” – confida il regista e attore salernitano. E infatti, il 12 settembre 1986, Gaetano Stella e la moglie Elena erano in compagnia della moglie del produttore Stefano Tosi, quando quest’ultima ricevette la telefonata che l’avvertiva che il marito, insieme con Annibale Ruccello, avevano perso la vita in un incidente stradale, mentre da Roma stavano raggiungendo il Teatro Massimo di Benevento. “Il mio ricordo – continua Stella – non può prescindere dall’aver assistito a quella telefonata”. Trascorsero sei anni, prima che, insieme con la compagnia Mascheranova di Pontecagnano, la ormai celebre messinscena di Ruccello venisse rappresentata a Salerno. “Per l’occasione – dice Stella – volli che recitassero Giulia Palumbo nei panni di Donna Clotilde e Chiara Garofalo in quelli di Gesualdina. Due ottime attrici che ho richiamato sul palco per questa edizione 2017. Dopo venticinque anni riparto da lì, ma con una maturità diversa”. Nei panni di Don Catello il bravo e collaudato Marco Villani, mentre in quelli di Ferdinando ci sarà il giovane Gennaro Della Rocca, prodotto dell’Accademia dello Spettacolo di Baronissi. “La modernità di questo spettacolo, nel bene e nel male, sarà talmente evidente da suscitare stupore – concordano Serena Stella e Alessandro Caiazza, rispettivamente direttore artistico e organizzativo di TeatroNovanta. Sembrerà uno spettacolo scritto, non nel 1985, ma nel 2020, considerata l’attualità dei temi che affronta”. “Ferdinando” rientra nella rassegna “Napul’ è Mille Culure” firmata da TeatroNovanta. Quattro appuntamenti più uno in regalo, “Da Shakespeare a Pirandello”, il 14 febbraio con protagonista Giorgio Pasotti.

locandina-ferdinando-ruccello

 


“Nessuno nasce pulito”, booktrailer #2

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 gennaio 2017 by Michele Nigro

Image converted using ifftoany

“NESSUNO NASCE PULITO”

autore: Michele Nigro

anno pubblicazione: 2016

edizioni nugae 2.0

La raccolta intitolata “Nessuno nasce pulito” contiene poesie esperienziali. La singolare titolazione prende spunto dalla condizione embrionale, “sporca”, di ogni lirica nascente che con lentezza, dopo un lavoro di analisi interiore da parte dell’autore e di limatura del testo, giunge al lettore nella versione pubblica, “pulita”: egli, il lettore, può solo intuire il percorso intrapreso dal poeta, farlo proprio senza l’urgenza dell’interpretazione.
Si tratta di una “raccolta di formazione”: elencate in ordine alfabetico, per interrompere la consequenzialità cronologica tra i vari componimenti, le poesie selezionate rappresentano folgorazioni e intermittenze della mente con cui il poeta registra stati mentali, impressioni, epifanie appartenenti al suo vissuto. Sono un “manifesto esistenziale” in cui riconoscersi e farsi riconoscere. È una poesia urbana, quotidiana, che non ricerca una lingua pura, panica e arcaica; non insegue la tradizione. La parola utilizzata in questa raccolta non è una mimesi della realtà né del parlato. È una voce autentica, che adopera slittamenti di senso e si pone contro la linearità sia geometrica (la posizione della scrittura nello spazio del foglio) che di pensiero. [n.d.c.]

DOVE ACQUISTARLO?

Continua a leggere

Aperto di notte (Nattåpent), di Rolf Jacobsen

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 gennaio 2017 by Michele Nigro

aperto

Potremmo definire Rolf Jacobsen come “poeta ecologista”? Sì, ma sarebbe una definizione limitante. La sua critica nei confronti della moderna cultura tecnologica rappresenta solo l’aspetto socio-politico e culturale di una “protesta” che punta il dito verso un’involuzione di pensiero dell’umanità, causa di una perdita di valori scambiata per progresso. Scrivono nell’Introduzione all’edizione di LucidaMente (inEdition) di Nattåpent i traduttori Randi Langen Moen e Christer Arkefors: “Apparentemente canta l’evoluzione tecnologica, le costruzioni moderne, ma più che altro immette queste cose nuove nella sua immagine globale del mondo […] e cerca in esse bellezze e poesia tutt’altro che evidenti. Non è un segno di compiacenza da parte del Poeta ma l’espressione di una profonda paura nel suo animo: dove ci sta portando la tecnologia?” Solo una poetica del mondo potrà salvarci: nonostante le tante brutture concepite in nome di un necessario sviluppo, il Poeta c’invita con insistenza a cercare e a cercare ancora il vero senso e la vera bellezza di questo pianeta trascurato dai suoi stessi abitanti. Jacobsen diventa così poeta geografo e utilizza i luoghi del pianeta come se fossero i tratti somatici di un essere vivente, i suoi monti, le sue valli e le pianure, le ore di luce e di buio, come elementi esistenziali; perché – sempre dall’Introduzione – “… i due mondi che Jacobsen esplora [sono] quello esterno del pianeta Terra e quello interiore dell’uomo”.

Alla sua visione ottimistica del mondo, che in alcuni componimenti sembrerebbe assumere un respiro whitmaniano, all’entusiasmo nel farne parte e alla voglia di conoscerlo, alterna una certa prudenza critica nei confronti dell’evoluzione umana in chiave tecnocratica, come nella poesia O.K. – O.K.: “Ma la svolta seguente del nostro cammin / mi ha reso più pensieroso. Visto dal cielo tutto diventa piccolo / e un po’ spregevole.” E in Mai prima, riprendendo il tema dei rumori che permeano la nostra quotidianità (già affrontato in Jam – Jam) e che rappresentano un’occasione di fuga dalla sensazione di angoscia dell’uomo moderno: “Mai prima / si son dovute gridare le parole così forte / […] per far scomparire i pensieri e renderci innocui.”

Il Poeta non è critico a prescindere nei confronti della tecnologia: sono le modalità d’utilizzo e gli scopi reconditi a generare in lui una forte perplessità. Unica soluzione è continuare a decantare le bellezze del creato e i suoi lenti processi naturali da contrapporre alle moderne ed esasperanti velocità umane (Coralli); descrivere l’unicità dei paesaggi norvegesi (Nord); combattere l’omologazione e la solitudine nella moltitudine: “No, non fermate le proteste, / la forza di volontà oppure la rabbia. / Ma fate qualcosa contro la solitudine, / il gelo e la noia nel cuore” (Pressione assiale – insufficienza cardiaca).

E Rolf Jacobsen riuscì ad andare controcorrente prima di tutto con il suo modo unico di fare poesia; ancora dall’Introduzione: “Tralasciando la metrica tradizionale, Jacobsen riesce a trovare lirica nel bitume della città, nei binari della ferrovia.” E in seguito: “Rolf Jacobsen rappresenta il modernismo scandinavo, in cui una caratteristica fondamentale è la libera forma poetica dal punto di vista della metrica.”

Sebbene impegnato “sul campo” – le poesie Mai prima Ascolta, piccolo mio scritte rispettivamente per la protesta degli artisti del 1984 e per il referendum nucleare in Svezia nel 1980 – Jacobsen non dimentica mai di coltivare la propria interiorità, di combattere per se stesso, per difendere quei valori vissuti in prima persona e minacciati dalla modernità, per riscoprire la naturalità e le peculiarità della propria terra (Jacobsen “bioregionalista scandinavo” come il poeta americano James Koller?); perché come scrive nella poesia Il paese diverso: “I tempi sono cattivi, la quotidianità vuole il suo tra-tran. / Strade affollate, sudare sangue, assilli.”

Oslo. 19901205. Forfatter Rolf Jacobsen . FOTO: GEIR OLSEN

Oslo. 19901205. Forfatter Rolf Jacobsen . FOTO: GEIR OLSEN

“Nessuno nasce pulito”: la playlist (vol.VI)

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 gennaio 2017 by Michele Nigro

Rieccomi a voi con il vol. VI della playlist creata su Spotify e ispirata alla mia raccolta di poesie “Nessuno nasce pulito”… Per l’elenco bookstores in cui trovare il libro, leggete qui o cercate nell’home page di questo blog!

Per ascoltare la sesta playlist, cliccate qui!

Buon ascolto e, come sempre, buona lettura!

playlist-vol-vi

“The Doors in direzione del prossimo whiskey bar” di Giuseppe Calogiuri

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 gennaio 2017 by Michele Nigro

Comunicato stampa

Layout 1

Il 4 gennaio diventerà ufficialmente il “Day Of The Doors” a Los Angeles e iQdB Edizioni di Stefano Donno è pronta a festeggiarlo con “The Doors in direzione del prossimo whiskey bar” di Giuseppe Calogiuri

Sono trascorsi 50 anni dall’esordio dei The Doors: era il 4 gennaio 1967 e l’omonino debut album usciva per Elektra Records. Per festeggiare il 50esimo anniversario, il “Day Of The Doors”, anche iQdB Edizioni di Stefano Donno è pronta con “The Doors in direzione del prossimo whiskey bar” di Giuseppe Calogiuri.

“Ci vuole coraggio. Sì, ci vuole molto coraggio nel chiedermi di scrivere una prefazione a un libro su di una band degli anni ’60. Perché, anche a voi che leggete, qual è il primo pensiero che vi viene in mente? Sicuramente uno di quegli insopportabili gruppi frikkettoni, hippie, pacifisti, lenti e insulsi sul modello di Mamas&Papas o Jefferson Airplane (ne sono certo). Per fortuna, anche in quegli anni terribili dal punto di vista musicale qualche luce affiorava nel buio. E, forse, una luce più di tutte, quella di The Doors! Ed è di questa luce che questo libro vi parla. Meglio, ve la racconta. E Giuseppe Calogiuri, conoscendo questa mia debolezza, ha saputo trovare lo strumento e il coraggio giusto. Ma, forse, è necessario andare per ordine… Il 4 gennaio 1967 The Doors pubblicano il loro primo album omonimo. Non siamo in un anno qualsiasi, quel 1967 segnerà la storia degli Stati Uniti, prima, e dell’intero mondo occidentale, poi. Già da qualche anno le forze armate di Washington combattono lontano da casa una guerra non ufficiale. Dall’inizio del suo mandato presidenziale, il “progressista” John F. Kennedy ha cominciato a prendere i ragazzi del suo paese per scaraventarli dall’altra parte del mondo. The Golden One (citando The Human League), figlio di una famiglia arricchitasi spropositatamente grazie al commercio illegale di alcol, ha precipitato gli Stati Uniti nel fango del Vietnam. Il suo successore, Lyndon B. Johnson, ha continuato il lavoro. Anzi, lo ha portato alle estreme conseguenze. Il 7 agosto 1964, il Congresso americano – approvando la H.J. Res. 1145 (conosciuta come la “Risoluzione del Tonchino”) – ha consegnato al Presidente un assegno in bianco per portare le truppe ovunque ritenesse necessario. È l’inizio della presidenza imperiale. E’ anche l’inizio, in pratica, della coscrizione obbligatoria per i giovani americani. Quella carne fresca serve. È indispensabile per combattere nelle paludi e nelle giungle del sud-est asiatico. Nel 1968, saranno ben 500.000 i soldati impiegati in Vietnam (con infiltrazioni anche in Cambogia e Laos per inseguire i charlie). In questo clima, le Università sono le istituzioni che, più di altre, risentono della guerra. I ragazzi che “vincono” alla perfida lotteria della coscrizione hanno solo tre scelte: 1) accettare l’arruolamento; 2) scappare, magari in Canada (come Jack Nicholson); oppure 3) scegliere la strada dell’obiezione di coscienza. La terza è una scelta difficile, ti mette fuori dalla società e, per questo, ci vuole un coraggio enorme. Un campione sportivo all’apice della carriera rifiuterà più volte l’arruolamento e il 20 giugno del 1967 sarà giudicato colpevole di tradimento. Quell’uomo era Muhammad Ali! Una nuova strada doveva essere trovata. E qui la musica sarà fondamentale come mezzo di aggregazione per tutti coloro i quali volevano fare qualcosa. Il 1967 regalerà alla costa occidentale degli Stati Uniti la Summer of Love e al Vecchio Continente la spinta alla rivolta studentesca, che in Europa inizierà nel maggio dell’anno dopo. La scintilla partita dall’Università di Berkeley, in California, diventerà fiamma viva in altri atenei, per trasformarsi in incendio a Parigi. Il Monterey Pop Festival del giugno 1967 sarà il pretesto che permetterà agli studenti di unirsi, confrontarsi e cogliere tutti i segnali che artisti come Jimi Hendrix o The Who sputavano dal palco. Segnali che, in un modo o in un altro, volevano dire rabbia. Beh, The Doors sono figli e, insieme, strumento di quella rabbia e di quella società americana che è confusa e terrorizzata dai suoi stessi leader. Una società che ha visto cadere i propri miti politici con l’assassinio di Kennedy, o quelli sportivi, con l’arresto di Ali, e che vede, continuamente, partire i propri ragazzi verso luoghi lontani e impronunziabili per tornare, poi, in casse avvolte dalla bandiera a stelle e strisce. Una generazione di giovani e adolescenti che si rifugia sempre più nelle droghe. Magari nuove droghe come l’LSD, che aprono nuove porte. E queste porte sono quelle già narrate da William Blake e che Jim Morrison, Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore faranno proprie e attraverseranno con l’arroganza, l’incoscienza e la rabbia dell’età. Arroganza, incoscienza e rabbia che non si possono non condividere e abbracciare. Abbracciare anche da parte di chi, come me, è cresciuto con e nel punk, prima, e nella new wave, dopo.

Continua a leggere

Rosabella

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 dicembre 2016 by Michele Nigro

tumblr_kw5sjbgeqi1qz5xeho1_r1_1280

Ardono solitari i fuochi poveri

nutriti da legni infantili,

oggetti sfasciati dal tempo

e da arroganti novità

rassegnati al disuso

si rendono utili bruciando

di malinconia invernale

fino all’ultima fiamma.

 

Crepitanti memorie

faville dal passato

scene e voci senza ritorno,

un vecchio lettino

orfano di bambini

uno scaffale tarlato

un tavolo testimone

di gioiosi convivi

una finestra senza cielo

una poltrona

stanca di poltrire.

 

Solo le parti in ferro

resistono al fuoco,

una vite slegnata, qualche molla mollata

un chiodo fisso, un bullone non più bullo.

Sono i ricordi

duri a morire,

la nostalgia li preserva

da fiamme e ruggine.

immagine: lo slittino di marca “Rosabella” appartenuto

a Charles Foster Kane nel film “Quarto potere” (Citizen Kane)

Don’t touch my Constitution!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 dicembre 2016 by Michele Nigro

bart-renzi

“Nessuno nasce pulito”: la playlist (vol.V)

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 dicembre 2016 by Michele Nigro

Rieccomi a voi con il vol. V della playlist creata su Spotify e ispirata alla mia raccolta di poesie “Nessuno nasce pulito”… Per l’elenco bookstores in cui trovare il libro, leggi qui o vedi nell’home page di questo blog!

Per ascoltare la quinta playlist, clicca qui!

Buon ascolto e, come sempre, buona lettura!

playlist-vol-v

A Martha Medeiros

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 dicembre 2016 by Michele Nigro
martha-medeiros1
Ti giudicheranno male
in eterno
se capovolgerai il tavolo di Martha,
ma preferisci raccogliere pezzi di vetro
e incollarli con gocce di parola
su pavimenti di fortuna.Ora sei tu che t’adagi
lungo comodi e luccicanti giacigli
di false certezze,
tra indolori ferite di schegge
con la coda
di occhi maliziosi e stanchi
cerchi altri tavoli illesi.

   (nella foto: Martha Medeiros)

 

Lettera a una donna amata, persa e ritrovata…

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 novembre 2016 by Michele Nigro

un_viaggio_chiamato_amore__ph-_philippe_antonello_

Napoli, 10 febbraio 2009

Cara Sibilla,

la mia partenza un po’ precipitosa da Firenze e il tuo comprensibile umore nero causato dalla brutta notizia giunta via telefono Domenica mattina, sorprendendoti durante il nostro primo caffè, non mi hanno permesso di lasciarti in eredità le parole che meriti.

La mia non è retorica diplomatica ma pura comunicazione amichevole e spontanea… Seppur ritardataria.

Noi “intellettuali” siamo così: viviamo in “differita”! Soprattutto quando si tratta di parlare di sentimenti, cerchiamo le parole giuste come se ci trovassimo al cospetto di una poesia o di un saggio.

Recuperare un’amicizia, un affetto dopo tanti anni è sempre motivo di grande gioia: passare dal silenzio alla comunicazione e addirittura – oddio, ancora devo realizzare la cosa! – all’incontro ravvicinato, corrisponde, almeno dal mio umile punto di vista, a un grande traguardo umano. Indipendentemente dall’esito finale.

Diciamoci grazie, l’uno all’altra! Siamo stati bravi per questo atto di coraggio nel recuperarsi… Credo.

Spero solo che non si sia trattato di uno di quei confronti a tempo, come tra compagni di scuola, per sottolineare superiorità e successi, dettati da meschine esigenze di rivalsa. Da parte mia non è stato così e sentendoti al telefono prima del nostro incontro non ho percepito un tale spirito nel tono della tua voce, o forse nel momento in cui t’ho vista sei stata brava a camuffarlo.

Pensiamo di poter sopravvivere anche senza valorizzare determinati rapporti (e infatti durante questi tredici anni ognuno di noi ha compiuto il proprio cammino, vivendo le proprie esperienze di vita e lasciandosi trasformare da esse, come è giusto che sia) ma non consideriamo il fatto che quando due persone si conoscono, fosse anche per pochi giorni o poche ore, hanno già “alterato” inesorabilmente le proprie esistenze. I legami più o meno flebili che si creano tra noi e le persone che conosciamo sono indissolubili nel tempo: nel bene o nel male le persone continuano ad appartenersi in eterno. Pezzetti di noi continuano a resistere ed esistere nelle altrui esistenze, immagazzinati tra le pieghe del possibile, anche se ci impegniamo con tutte le nostre forze per dimenticare e farci dimenticare. E nonostante le varie opere di rimozione portate a termine con successo.

Ma è giusto che sia così, anche se è un po’ triste: le cose superflue, che sono dovute diventare superflue per continuare a vivere o sopravvivere, vanno sempre a finire in garage o in soffitta. In basso o in alto, l’importante è che siano lontane dalla vista quotidiana. Non si parla mai, però, di una loro definitiva distruzione: non per una questione di spazi mentali in grado di conservare i ricordi, quanto piuttosto per un inconsapevole salvataggio compiuto dal nostro inconscio. Esso sa cosa conservare e cosa no; come se fosse in grado di valutare in maniera autonoma l’importanza delle esperienze da ricordare e di gestire la loro collocazione stratigrafica nella geologia della memoria.

Ti starai certamente chiedendo mentre leggi, tra una telefonata in ufficio e una lettera da scrivere per il capo, dove questo rincitrullito di un Dino voglia andare ad apparare! Arrivo, quasi, “ai vari dunque”…

Sei stata carinissima con me durante questo nostro clandestino weekend di “recupero” e non dimenticherò le tue attenzioni gastronomiche, casalinghe e di altra natura… Un’ospitalità greca condita, a un certo punto, da venature di freddezza teutonica forse derivanti dalla tua formazione scientifica o dalla rivalsa malcelata a cui accennavo prima. Non lo saprò mai: da questo punto di vista, non ti sei sbottonata.

La serata di Sabato, poi, è stata “epica”: birrozza compresa.

Mi piaci (l’avevo dimenticato) quando ti scoli la birra fredda con la dimestichezza di un camionista rumeno, per poi emettere suoni infantili e irriproducibili come a voler richiedere coccole seduta stante, in pubblico.

Riesci a gestire bene, a quanto pare, la tua presunta misantropia miscelandola adeguatamente con una buona dose di accoglienza calibrata e fine… Sei una cuoca rifinita e una vera donna da valorizzare: noi stupidi che t’abbiamo persa saremo costretti a vagare in eterno nel limbo dei dannati distratti e minchioni. Ci tocca!

Sei stata accogliente e premurosa: mi hai reso di nuovo partecipe della tua vita quotidiana fatta di commissioni da sbrigare e piccoli gesti dolci intercalati nel tran-tran, come ad esempio comprare le “frappe” di Carnevale o il pesce fresco non risciacquato in Arno ma proveniente dalla costiera grazie a una veloce catena del freddo, che poi m’hai cucinato amorevolmente “al cartoccio” nel forno della tua piccola cucina, lassù nella mansarda a forma di nido di cicogna dove ti sei rifugiata in questi anni tra una rinuncia sentimentale a causa del tuo orgoglio e una ricercata solitudine di stampo masochistico. Il tutto innaffiato con vino appositamente messo in valigia prima di raggiungerti.

E ti ringrazio per questo! Per aver aperto il tuo rifugio “alla stampa”, anche se, sarò sincero, ho avvertito odore di trappola, di schiaffo morale postumo ovvero di lezione di vita da impartire in ritardo – cara professoressa mancata! -, forte di un’assertività conquistata nel tempo e in cui sono caduto, indossando scarpe inadeguate, come si cade in una pozzanghera dopo un forte temporale. Lezione suggerita da una voglia di matematica vendetta da servire fredda e travestita da amichevole accoglienza. Cascato, come un fesso, nella rete della regina di cuori che senza parlare vuole dispensare morali delle favole a destra e a manca, vendicandosi di tutto e tutti a distanza di tempo.

Non fa niente! Sono stato al tuo “gioco”…

Inoltre sento il bisogno di chiederti scusa per alcuni miei gesti, parole o richieste morbose e discutibili che contrastavano apertamente con l’importanza di un momento umano già perfetto per come era stato concepito in partenza. A volte esagero e non rispetto la sensibilità altrui. Anzi a volte non rispetto nemmeno la mia sensibilità.

Scusami se forse sono stato arrogante e se mi sono mosso tra i nostri tredici anni di silenzio con la “leggiadria” di un elefante miope intento a bighellonare egoisticamente in un campo di fiori che non gli appartengono più. Sono riapparso quasi dal nulla armato di pretese e di false sicurezze: credo che l’audacia mal calibrata sia molto dannosa e che ci sia molto più coraggio in una lettera di scuse, come nel caso della presente, che in una prova di forza, soprattutto lì dove la forza non è necessaria ma a contare è l’amore. Anche se questo non spetta solo a me stabilirlo.

Forse hai sentito il bisogno di dimostrarmi che in questi tredici anni avevi avuto la tua vita e che io sono solo un povero “corso e ricorso storico” di vichiana memoria: non ce n’era bisogno, comunque… Di ribadire, intendo dire, il concetto di non indispensabilità di un essere umano nella vita di un’altra persona.

Solo quelli che “riposano” distesi in una bara a tre metri di profondità sotto terra, non possono più avere esperienze. O almeno non esperienze terrene, se si crede nell’aldilà.

La vita è mobile; l’amore continua a cercare, superata la fase della delusione, nuovi materiali edili con cui riempire i vuoti esistenziali creati da un appassito entusiasmo sentimentale e sessuale. È la natura a chiederlo, andando prima o poi contro l’immobilismo dettato dalla tristezza e il disincanto derivante dal lato cinico della vita.

La vita è cinica, Sibilla, e l’amore serve ad addolcire questa cruda verità. Come scriveva un poeta campano, di cui in questo momento non ricordo il nome:

“… All’orizzonte, fedele

la morte attende il respiro eccitato

e i sorrisi illusi sulla scena presente,

si finge distratta da momenti di gloria,

dall’eco amorosa

di un’apparente eternità.”

Continua a leggere

Interno Poesia

Blog e progetto editoriale di poesia

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Iannozzi Giuseppe - scrittore, giornalista, critico letterario - blog

Quaderno di un bibliotecario

Scarica GRATIS "Avanti e indietro" il romanzo digitale di Gabriele Prinelli. E' il regalo del QUADERNO per il NATALE 2015

Emanuele-Marcuccio's Blog

Per una strada e altre storie...

vibrisse, bollettino

di letture e scritture a cura di giulio mozzi

LaMaisonDuMarronoir

il Blog di g.f.cassatella

HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

miglieruolo

La vita è sogno

PrecarieMenti

Il blog dei lavoratori intellettuali sottosalariati e senza tutele.

La legenda di Carlo Menzinger

libri: i miei, i tuoi, i suoi, i nostri, i vostri e i loro.

R. Tiziana Bruno

(ladri di favole)

DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario

Appunti e progetti, tra mura e spazi liberi

Poesia dal Sottosuolo

(prestarsi al mondo in versi)

existence!

Le site de Jean-Paul Galibert

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

ucronicamente

Just another WordPress.com site

Il Blog di Beatrice Guarrera

Attualità, punti di vista, storie

Rivista ContemporaneaMente Versi

Rivista di Poesia Contemporanea Sperimentale e Non Solo

La Cuspide Malva

prendi questo valzer con le labbra chiuse

i sensi della poesia

e in pasto diedi parole e carne

La Camera Scura - il blog di Vincenzo Barone Lumaga

Parole, storie, pensieri, incubi e deliri

Marco Milone

Sito dello scrittore Marco Milone

Lega Nerd

Social Magazine scritto da nerd.

HyperNext

Connettivisti nel cyberspazio / Movimento in tempo reale

La Mia Babele

Disorientarsi..per Ritrovarsi

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: