Israele 21-08-1994

[…] Poiché il Sabbath finisce alle 19, partirò tardi da Revivim (foto a sx). Alla fermata degli autobus c’è molta gente: notiamo anche alcuni giovani soldati israeliani alla loro prima esperienza fuori casa. Come ho già ricordato altre volte, i ragazzi in Israele fanno tre anni di servizio militare e quindi per molti di loro la leva rappresenta la prima occasione di allontanamento dalla vita “ovattata” del kibbutz. Molte mamme commosse e premurose affidano ai loro figli le ultime raccomandazioni…

Arrivo tardi a Beer-Sheva e da lì prendo l’autobus delle 22 per Mizpè Ramon: un altro importante avamposto della mia inesorabile avanzata verso Sud, nel deserto del Negev.

Giunti di notte a Mizpè Ramon (foto qui sotto), non apprezziamo totalmente la topografia del paesotto, ma subito si nota la squadratura tipica dei giovani centri abitati di fattura israeliana. Poche luci per la strada, ma sufficienti per raggiungere una vicina stazione di polizia. Entriamo e chiediamo al poliziotto di guardia dove possiamo trovare un posto per dormire: ci indica prontamente un comodo ed economico “Youth Hostel” a pochi passi… É una struttura con molte stanze, segno che il Negev attira molto il turismo giovanile. Prendiamo una stanza e data l’ora tarda andiamo subito alla ricerca del numero della stanza senza fare rumore nei corridoi. Sembra un ostello disabitato, ma forse staranno tutti dormendo. In camera già c’è un occupante: un olandese che credeva di avere tutta la stanza per sé. Invece alla reception hanno pensato “bene” di accorpare più persone in una camera. Senza disturbare ci prepariamo per la notte e spegniamo le luci.

Oggi, dopo una colazione con vista sul Negev, ci prepariamo a una escursione nel sottostante cratere di Makhetsh Ramon (foto a sx). Alla luce del giorno Mizpè Ramon conferma le teorie della sera precedente: assomiglia, vista da lontano, alla base lunare Alfa del telefilm fantascientifico “Spazio 1999″… La solitudine irreale delle casette nello scenario semidesertico in cui sono state collocate, sembra più lo scherzo di un genio della lampada che si è divertito a spostare un paese in un luogo grottesco. E invece è tutto reale e ancora una volta tutto è dovuto alla capacità degli israeliani di portare centri abitati lì dove la vita stenta a manifestarsi.

Il Centro Visitatori ci offre la possibilità di erudirci su ciò che stiamo andando a vedere nel deserto e grazie a cartelloni illustrati e materiale informativo capiamo che c’è molta più vita nel deserto di quanto l’apparenza faccia sospettare… Insetti, roditori, rapaci, erbivori, serpenti e molte specie di piante resistenti al caldo… La vita è ovunque! C’è scritto anche che durante la dominazione di Roma, i soldati di Cesare che attraversavano queste zone desertiche si erano organizzati per benino e avevano scavato dei depositi di acqua sotto il deserto da cui attingere il prezioso liquido. Queste opere dell’ingegno romano sono ancora apprezzabili in alcune zone. “Sempre Previdenti Questi Romani!!!”

Per i più poltroni e per quelli che si vogliono spingere più all’interno, c’è anche la possibilità di affittare una jeep con autista… Noi scegliamo “le gambe” anche se faremo un percorso a “stretto raggio d’azione” per ovvi motivi di sicurezza. É pur sempre un deserto! Meglio non scherzare…

Ci accingiamo a scendere verso il cratere tramite stradine aride e infuocate che subito ci proiettano in scenari apocalittici… Makhetsh Ramon è uno dei più estesi crateri del pianeta Terra ed è la prova esistente di una antichissima attività vulcanica nella zona perché tutta la superficie interna del cratere, in cui ci impegniamo a scendere, è costellata di vecchi pozzi magmatici e produzioni laviche spettacolari. All’orizzonte si vedono i bordi opposti del cratere come se fossero altri monti, ma in realtà appartengono alla stessa struttura. É l’esaltazione della grandiosità della natura…

La prima forma di vita che incontriamo è rappresentata da un gruppo di stambecchi del deserto e di camosci dolcemente adagiati sotto il sole, ma i più timidi tra loro e quelli più vicini al nostro percorso si alzano e cautamente si allontanano. I più intraprendenti sono stesi sul muretto dell’Osservatorio… Altri ancora sono al riparo sotto una roccia sporgente.

I bordi del cratere sono in preda a una lenta erosione millenaria che crea delle insenature interne come se fossero delle ragadi profonde nella cute di un malato… Rocce scavate a forma di scalini, sembrano invitarci a scendere direttamente nel fondo del cratere… Il paesaggio inospitale ci fa capire quanto sia debole l’uomo dinnanzi alla natura e quanto deboli siano i suoi propositi migliori. Solo i più forti possono resistere in un posto simile.

Camminiamo sotto il sole dalle 12 alle 16:30 e nonostante il mio cappello a falde larghe, gli occhiali da sole e la borraccia d’acqua, sento di andare in ebollizione… La mia è una borraccia particolare: è una sacca di pelle di capra come quelle che si vedono nei film dei Tuareg… L’acqua al suo interno è diventata acqua calda in ebollizione e se avessi delle bustine di thé potrei immergerle dentro e preparare “Il thè nel deserto”…  Sento che il mio encefalo è come un bollito sospeso in un brodo vegetale e le palpebre sugli occhi sono così ristrette, per difendere i globi oculari dai raggi del sole, che quasi non vedo più. A mala pena riesco a scorgere una lepre del deserto che mimetizzandosi con il colore delle rocce, si è lanciata in una fuga solo quando ha visto che mi avvicinavo al suo rifugio… Una saetta! L’ho vista e non l’ho vista… Un vero bolide del deserto.

Nel fondo pietroso e monotono del cratere, avanziamo lenti come cammelli e ogni tanto delle montagnole di materiale lavico nerastro interrompono questo mare di pietre. Guardo solo adesso i bordi alti da cui siamo scesi e mi rendo conto di come le prospettive e le possibilità del camminatore cambino da un’altra prospettiva… Il bordo del cratere si perde lunghissimo all’orizzonte come una lunga spina dorsale di un animale che dorme da millenni. Chissà come doveva essere qui quando l’attività vulcanica era in pieno fermento. Immagino un mare lavico in movimento e spruzzi audaci di gas venefici affiorare dalla lava incandescente… Meglio adesso, nonostante tutto!

Finalmente scorgo la strada della salita e comincio la lenta “emersione” dal mare caldo del deserto… Raggiunta la strada asfaltata, ci facciamo dare un passaggio da un colono ebreo fino al Centro Visitatori… Una coca gelata e torniamo quasi in vita mentre l’organismo riprende lentamente una parte dei liquidi persi: i nostri tessuti sembrano carta secca bagnata da spruzzi di pioggia…

Una doverosa doccia e poi una birra da gustare sul bordo del cratere mentre la sera scende e appare ai miei occhi uno degli spettacoli naturalistici più belli della mia vita: la luna piena su Makhetsh Ramon. La sua tenue luce impropria illumina il cratere e l’aria calda che ancora persiste, nonostante l’imbrunire, fa assumere a questo posto un aspetto ancor più irreale. Senza il sole che martella e con la mia birra nella mano, mentre lascio le mie gambe penzolare da una roccia sporgente, ho come la sensazione di poter rimanere sospeso nel tempo seguendo i caldi respiri di questa natura rallentata.

Domani andrò a Elat. […]

http://www.diari.it/DIARI/israele/israele_94_main.htm

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2 Risposte to “Israele 21-08-1994”

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