Ucronie: le cellule staminali della Storia

Il metodo ufficiale di ricerca storica possiede il merito, ed insieme il limite, di catalogare e razionalizzare, in base ad una sequenza cronologica e ad un riscontro nella realtà, tutti quegli eventi che caratterizzano un periodo, fornendo al giudizio dei posteri una necessaria e ordinata visione “dall’alto”. Ed è esattamente attuando tale visione “scientifica” ed equilibrata dei fatti che i documenti e le testimonianze “sparse” acquisiscono dignità storica ed entrano a far parte dell’eredità umana di una nazione e, nella maggior parte dei casi, dell’intero patrimonio storico mondiale.

A partire dai margini di tale nucleo storico ufficiale si estende l’ampia zona, non priva di fascino, della cosiddetta fenomenologia dietrologica (un neologismo binomiale al gusto di ossimoro) che, nonostante si affidi ai tipici strumenti di ricerca sperimentati dalla Storia Ufficiale [“fatto” storico (phainòmenon)> raccolta dati> dimostrazione], predilige l’indagine su più “maliziose” tematiche soggettivate e, per questo, non accettate definitivamente dagli storici. Un esempio relativamente recente – poco originale, a dire il vero! – potrebbe rivelarsi d’aiuto: affermare che la guerra in Iraq sia la conseguenza palese di una politica terroristica internazionale attuata da Al Qaeda è ormai un fatto storico dimostrato. La facilità mediatica del rapporto causa-effetto è fin troppo evidente: i terroristi distruggono le Torri Gemelle di New York e “di conseguenza” diviene necessaria una guerra preventiva per evitare futuri attacchi. L’indagine dietrologica (ufficiosa e tenuta a debita distanza dal Potere), invece, non si ferma dinanzi all’evidenza ed attua una ricerca più approfondita: rispolvera legami insabbiati, rivaluta antiche alleanze, tasta il polso ufficioso dell’attualità ed alcuni dati riesumati da tale ricerca diventano di dominio pubblico ed agevolmente riscontrabili anche dal più cauto ed ossequioso degli storici. Ritornando al nostro esempio: non è un mistero l’interesse petrolifero, certamente non archeologico, degli Stati Uniti (e in particolar modo dello “staff idrocarburico” dell’ex Presidente Bush) nei confronti dell’area mesopotamica… Ma una tale affermazione, anche se documentata, non comparirà mai sui futuri libri di storia. D’altronde il fatto che la Storia sia costellata di “omissis” non è per niente un dato originale.

C’è poi una terza zona, molto più ampia o addirittura, per sua natura, “concentricamente infinita” rispetto alle prime due: la zona delle ucronie (dette anche storie alternative o allostorie). Se nei confronti della fenomenologia dietrologica la Storia Ufficiale lascia aperte molte più porte di quanto non ammetta pubblicamente, nei confronti della letteratura fantastorica, invece, taglia o evita di creare – direi giustamente – qualsiasi legame. Concede, però, ai romanzi ucronici il privilegio di esplorare le ipotesi avanzate dagli Autori che si dilettano in questo genere, consapevole del fatto che gli eventi storici non sono nient’altro – si fa per dire – che il frutto di un continuo “sfregamento” tra i cosiddetti fattori predisponenti e le cause scatenanti. Non è compito degli storici indagare negli Universi Paralleli della Storia, anche se è proprio da questo tipo di universi che dovremmo ricevere, credo, il maggior numero di “insegnamenti” grazie ai quali evitare, o addirittura “prevenire”, i drammi della storia. Non mi riferisco al compito dei PreCog descritti nel “Rapporto di minoranza” di Philip K. Dick i quali, “vedendo” tragici accadimenti futuri, legittimano gli interventi della Polizia Preventiva (“PreCrime”) permettendo, così, l’arresto del reo non-confesso in procinto di commettere il delitto. Fantasioso esempio di “prevenzione” che trova la sua massima realizzazione nel mondo reale grazie all’ormai famosa “teoria della guerra preventiva” di Donald Rumsfeld e Paul Wolfowitz ed egregiamente applicata al caso iracheno.
Mi riferisco, invece, all’assopita Saggezza Umana che dovrebbe interpretare, nel normale fluire del Presente, che diviene Passato nel momento stesso in cui lo si nomina, i “segni” di chi ci sta affianco nel mondo. Segni che dovrebbero richiamare l’attenzione del mondo sul valore della “giustizia economica e sociale” globale, oltre che sui diritti inalienabili del “civilissimo” Occidente alle prese con una profonda crisi esistenziale. E a ricordare tale crisi ci pensano l’ex cardinale Joseph Ratzinger e Marcello Pera, nel loro libretto scritto a quattro mani dal titolo “Senza radici”, in cui si evidenzia, direi a ragione, la graduale perdita di un’identità religiosa (e non solo) europea; denunciano la crisi in atto senza mai spendere nemmeno una parola sulle connivenze politiche della vecchia e cara Europa nei confronti delle ingiuste manovre economiche perpetrate dai pre-Potenti in tutto il pianeta sfruttando la sigla del WTO o di altre organizzazioni pseudo mondialiste.

Il cerchio si chiude (il termine “periodo” deriva dal greco “perìodos” che significa circuito, giro…) e così la Storia coincide con le Ipotesi Espresse (i “fenomeni” di cui sopra): il vissuto è un continuo deviare da un percorso storico che in realtà non esiste se non per merito di chi crede nel Destino. Il percorso va tracciato alla fine del cammino e non durante o all’inizio. Crediamo di scegliere, ma in realtà deviamo continuamente in base a caotiche Leggi. La risultante parziale di tutte le deviazioni è la Vita che vediamo, in noi e fuori di noi, ma non già la “vita che sarà” perché quest’ultima è territorio esclusivo delle Ipotesi non storiche ma futuribili. La Storia è storia di deviazioni. E la Fantasia è l’unica “macchina del tempo”, attualmente, a nostra disposizione: grazie ad essa torniamo indietro nel tempo e rivivendo i fattori esistenziali dei personaggi storici su cui concentriamo la nostra attenzione, ne condividiamo le sensazioni e partecipiamo alle loro (possibili) deviazioni.

Il racconto “Vite parallele”, contenuto nella mia raccolta di racconti intitolata “Esperimenti”, (che non vuole assolutamente “scimmiottare” il romanzo ucronico di Norman Spinrad “Il signore della svastica” o altri esempi narrativi orbitanti intorno alla negativa figura storica di Adolf Hitler) vorrebbe considerare, utilizzando una trama volutamente scarna, una di queste ipotesi (storiche) non espresse, tenendo presente che lo “sfregamento”, a cui accennavamo poco fa, non conosce riposo ed esplora continuamente le infinite combinazioni del “divenire”. Come un calcolatore che lavora instancabilmente per trovare la sequenza numerica adatta a far scattare i relè della Storia.
Solo che, spesso, tale computo riprende in esame Ipotesi scartate in passato (il periodo, il “cerchio”, per definizione, “ritorna” al punto di partenza…), ricollocandole in scenari dalla Forma mutata ma dai Contenuti fin troppo noti: basti pensare ai recenti vagiti neonazisti nel Nord Europa e alle nostalgiche manifestazioni dei neofascisti italiani, rinsaviti dall’apparente buona salute di questo governo di centro-destra diluito da un buonismo videocratico, ripensando alle mancate glorie della Repubblica di Salò. Stoltamente non riconosciamo tali Ipotesi ed è più comodo per noi rifiutare a priori il concetto di “ciclicità” della Storia Umana. Ecco perché il desiderio inconsapevole dell’uomo, anche se suscita fisicamente tanta paura, è la Morte: per non avere la possibilità (o subire la condanna) di ricordare all’infinito il proprio vissuto e fare spazio, così, alle nuove combinazioni e deviazioni attuate da successori immemori. La “condanna” dell’Highlander non consisteva tanto nella fatica del vivere, quanto nella pena insita nel ricordo. Un dolore che è parte integrante del patrimonio umano: vivere è ricordare.
Qualcuno cerca di opporsi a tale desiderio di “morte mnemonica” alimentando la cosiddetta “memoria storica”, mentre altri si abbandonano alla romantica e deresponsabilizzante accettazione del destino umano.

versione pdf: Ucronie, le cellule staminali della Storia


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Una Risposta to “Ucronie: le cellule staminali della Storia”

  1. […] di Stefano Pastor Ho sempre considerato interessante il genere ucronico (vedi qui e qui): la possibilità di ‘stravolgere’ la Storia Ufficiale rappresenta non un capriccio […]

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