Un giorno ad Aliano

[…] <<Solo l’animo sensibile dell’artista poteva convertire la punizione del confino in un’occasione di crescita umana. La vera opera d’arte compiuta da Carlo Levi consiste, infatti, nell’aver trasformato la desolazione naturale in risorsa pittorica; la mancanza di linguaggio, sostituita da antichi gerghi, in poesia; il silenzio arcaico e rassegnato in discussione spirituale e politica; l’immobilità storica in confronto dinamico; l’apparente abbandono in stimolo alla comprensione antropologica del prossimo. Trasforma quel “…dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose…” in ispirazione artistica. Riesce a sopportare il proprio confino durato 8 mesi ed 8 giorni, perché si rende conto di essere capitato in un luogo i cui abitanti sono al confino da sempre, da millenni!>> […]
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