Regime “realitario”

“Il circo dei sentimenti”

Il pubblico impaziente attendeva l’apertura del sipario e ingannava il tempo comprando noccioline e bibite dalla signorina in minigonna che passava tra le poltrone offrendo un sorriso zuccherino. I clown intrattenevano i bambini più recalcitranti con magie grottesche e tutto lo staff del programma era in fermento per gli ultimi preparativi. La presentatrice, dietro le quinte, sistemava i fogli della scaletta e intanto meditava su come avrebbe introdotto il primo caso della serata: una mamma, fuggita in Australia sedici anni prima con un aborigeno convertito al buddismo, che aveva lasciato una figlia ermafrodita in Italia… Dopo tutti quegli anni trascorsi all’estero la mamma voleva rivedere la figlia-figlio e la presentatrice cercava dentro di sé il modo migliore per presentare “il mostro”: “… devo chiamarla figlia o figlio, visto che è ermafrodita?” Dal tipo di presentazione che avrebbe scelto dipendevano gli ascolti: quando si espongono certi fatti delicati alla gente in prima serata è così. Bisogna stare attenti a come dorare la pillola in modo tale da essere capaci di stupire il pubblico senza scandalizzarlo oppure offenderlo: saper parlare di tutto cercando di accontentare progressisti e tradizionalisti, trasgressivi e bigotti. La presentazione televisiva è un’arte! Il circo era pieno e la gente pretendeva l’inizio dello spettacolo dopo una giornata di veleni sul posto di lavoro e rancori familiari. Sarebbe stata una serata con ascolti eccezionali, pensava la bionda presentatrice mentre la regia già mandava in onda la sigla del programma più seguito della penisola. Dopo l’ermafrodita ci sarebbe stato il “numero” del vecchio padre col cancro ai polmoni che aveva ancora poche settimane a disposizione (prima di tirare le cuoia) per conoscere un figlio avuto con la segretaria personale del Presidente degli Stati Uniti (e mai legalmente riconosciuto) quando lavorava in America, all’ambasciata italiana. Il figlio era diventato un ufficiale dei marine ed era impegnato in Iraq e sarebbe arrivato appositamente da Baghdad con un aereo dell’ U.S. Air Force dritto, dritto paracadutato nel circo televisivo e prelevato da una pattuglia dei Carabinieri che a sirene spiegate avrebbe portato l’eroe al cospetto del padre canceroso. Subito dopo ci sarebbe stato un numero di clown per permettere alle mamme di asciugarsi le lacrime versate durante i primi due “casi”… E poi sotto col terzo numero: una mamma di otto figli che ventun’anni prima aveva perso al mercato, tra il banco dei carciofi e quello dei cavolfiori, il quart’ultimo degli otto pargoli e non l’aveva più ritrovato. Però, grazie alla potente macchina investigativa e organizzatrice del “Circo dei Sentimenti”, il figlio era stato miracolosamente ritrovato e contattato: lavorava, ironia della sorte, ai mercati generali di Roma perchè i genitori adottivi che lo avevano trovato erano fruttaroli… Lo avevano chiamato Ravanello, per gli amici Nello.

Il Circo dei Sentimenti andava alla grande e la presentatrice, ironicamente famosa anche per quella sua voce da kapò di lager nazisti, aveva realizzato durante quella stagione fortunata ascolti strabilianti. Un circo che non si faceva mancare nulla e tutte le “specie animali” potevano esibirsi: unica regola da rispettare, avere una storia sensazionale da sparare nell’etere. Il pubblico aspettava con ansia la diretta televisiva perchè il Circo era diventato l’unico momento “vero” di quella loro piatta e asintomatica esistenza; un circo speciale durante il quale potevano versare lacrime grazie ad una vicenda precotta, impacchettata e spedita a casa di tutti dal grande Circo dei Sentimenti: bastava possedere un decoder.

I cuori si aprivano e la gente cominciava a chiedere scusa ai vicini di casa e ai parenti che non vedevano da anni per futili motivi. Tutti si abbracciavano per strada e dentro gli uffici pubblici… Persino alle Poste! Ci fu un Ritrovamento Generale ed un lungo periodo di Perdono Empatico. Il capo del governo che stipendiava gli acrobati del circo, istituì con un decreto lampo la “Giornata Nazionale dell’Amore” e tutti si sentirono autorizzati a volersi più bene. Poiché la gente non sapeva più vivere seguendo il libero arbitrio di una coscienza autonoma ma aveva bisogno continuamente di legittimare i propri sentimenti gettandoli nel calderone dell’Immagine Totale, qualsiasi cosa di privato dovesse fare nella vita cominciò a farlo nei confessionali delle televisioni private che sorgevano come funghi in ogni quartiere e nei grandi magazzini dell’azienda a cui appartenevano le televisioni del Circo. E si racconta che qualcuno non riusciva nemmeno più a fare sesso se non davanti ad una cinepresa accesa.

“Vai… penetra! Sei in onda!”

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