La Basilicata nella poesia di Mariano Lizzadro

[…] “… naufrago verso lande sparse/ sparute distese di terre sperse/ un dolore atavico nella carne”: questi versi mi ricordano il “dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose” del “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi. Chi o cos’è per te la Lucania?

Beh! In realtà vivo un rapporto irrisolto di odio e amore con la Basilicata, per cui a volte non ce l’ho fatta e a volte non ce la faccio proprio a restare in questa terra per periodi molto lunghi, quindi ogni tanto vado via. Che poi in effetti per la precisione non sono totalmente lucano. Infatti mia madre è di Prata, un paese in provincia di Avellino. Vecchi ricordi di storia: queste due zone appunto la Lucania e l’Irpinia furono definite da una vecchissima inchiesta le due zone più povere e degradate del regno d’Italia! Anche se oggi poi non è più così. Ma in ogni caso la mia terra d’origine è il posto in cui sono nato ed in cui vivo, il luogo delle mie origini, pieno di ricordi carichi a volte di nostalgia, il luogo degli affetti, un luogo da bestemmiare, da sputarci sopra, un luogo avulso dal mondo, in cui pare che la storia transiti senza mai fermarsi. La Basilicata è per me un transito ininterrotto di amore ed odio ma anche di voglia e non voglia di abbandonarla o restare.

Per evidenziare a questo punto questa mia innata pigrizia concludo con una considerazione di Galimberti che dice: “Anche per avventurarsi bisogna partire da un luogo che mi dia il senso del “da dove vengo”, “a cosa appartengo” e “dove desidero tornare”. La casa è il posto in cui, quando ci devi andare, ti devono accogliere. Per questo famiglia e familiare hanno la stessa radice. Oltre all’avventura noi cerchiamo la continuità e l’identità per ancorarci, e quindi ciascuno a modo suo stabilisce una casa che difende dal rischio dell’avventura”!

E, ancora, in “Un posto dove” riferendoti alla Basilicata scrivi: “un posto… umbratile schivo e boschivo e un po’ impacciato”. Forse la fortuna di questa regione consiste proprio nel prendere coscienza del suo antico modo di essere, delle sue caratteristiche intrinseche che a volte vengono scambiate per difetti o debolezze. Quanto conta, secondo te, “uscire”, emigrare e poi ritornare nella propria terra?

Credo sia fondamentale questa dinamica dell’appartenenza e della non appartenenza. Secondo me questo è un tema “archetipico” che riguarda anche tutte le relazioni umane, oltre che chiaramente l’emigrazione, l’immigrazione e il ritorno. Con un gioco di parole si potrebbe dire che si può ritornare in un posto soltanto dopo che si è usciti da quel posto! […]

Per leggere tutto: Intervista a Mariano Lizzadro

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