Le “Vite parallele” e il minimalismo plastico

[…] Uscendo dalla sala colloqui, il disegnatore di Linz sentì all’improvviso che la vita non sembrava tanto spinosa come le era sempre apparsa fino ad allora, ma a tratti riusciva a stupirlo manifestando timide sorgenti di balsamico ottimismo da cui prelevare vigore e speranza.

Avvertì la mobilitazione di un’incontenibile riserva di felicità mai utilizzata e di immense possibilità nel risultato positivo dell’incontro, per troppi giorni immaginato e temuto. Era stato accettato dall’Accademia e la sua gioia, improvvisamente, si ritrovò a competere con la rabbia coltivata negli anni precedenti. Non era abituato a tali soddisfazioni personali e per un attimo aveva creduto di non poter gestire una tale situazione così ambigua ma al tempo stesso piacevole e sconosciuta. La cultura del sospetto cominciava inesorabilmente a perdere colpi dinanzi ai nuovi orizzonti artistici che finalmente si dispiegavano dopo anni d’attesa.

“Il suo nome, prego…” – il segretario interruppe la pensierosa distrazione del giovane mentre attendeva la risposta con la penna già intinta nell’inchiostro e pronta ad entrare in azione su di un enorme registro aperto.

“Adolf… Adolf Hitler.”

“Nato a …?”

“Braunau am Inn”

“Il…?”

“Il 20 Aprile 1889”

Il lato oscuro della forza aveva ceduto il passo alla speranza.

Uscendo sulle gradinate dell’Accademia per dirigersi verso la pensione, il giovane artista si accorse che aveva appena smesso di piovere ed un timido raggio di sole tentava a spintoni, tra le nuvole grigie, di guadagnarsi un dignitoso posto sulla terra. Forse ci sarebbe riuscito o forse avrebbe ripreso a piovere più violentemente di prima.

Ma ciò non interessava al disegnatore perché nella sua mente una sola piacevole ossessione stava prendendo il sopravvento: disegnare, dipingere ed ancora disegnare… Fino alla fine dei suoi giorni. […]

(tratto dal racconto “Vite parallele”)

(nelle foto: “IL COPRIWATER, CORNICE PER DITTATORI”; esempio di “arte post-moderna tendente al minimalismo plastico”: il riutilizzo di un triviale oggetto d’uso quotidiano e di provenienza industriale per scopi storici e anti-apologisti. Autore: Michele Nigro)

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