Architettura urbanistica subliminale

[…] Comincerò da una di quelle “opere” esposte in piazza Aldo Moro, collocata tra l’erbetta e i cedri, e che più di tutte ha attirato la mia paranoica attenzione; premetto e anzi ripeto che non conosco il progettista e non so se la notte prima di progettare tali “corredi urbanistici” abbia ricevuto in sogno Mussolini o Starace, o se “semplicemente” abbia voluto introdurre un preciso messaggio ideologico subliminale in un oggetto che resterà sotto gli occhi dei battipagliesi per decenni. Dico questo perchè il cittadino attento e semiologicamente preparato non potrà esimersi dal paragonare tale oggetto urbanistico ad un altro oggetto, storicamente famigerato e più scomodo da proporre così com’è alle popolazioni del Terzo Millennio: mi riferisco al cosiddetto “FASCIO LITTORIO” e al suo carico storico e ideologico pesante e terrificante. Lo so: qualcuno di voi starà dicendo che la mia interpretazione è forzata, è ideologicamente schierata e tirata per i capelli: allora invito tutti voi ad andare in piazza Aldo Moro, se non ci siete già stati, e ad osservare attentamente le nuove opere presenti e in particolar modo questa da me indicata, poiché la mia foto è qualitativamente scadente e non rende.
Mi permetto, però, di anticiparvi alcune analogie seminascoste da me riscontrate: la “testa” presente nel fascio littorio tra l’ascia e il fascio stesso, è stata sostituita con la testa quadrata di quella specie di “robot” che vigila in maniera accigliata dall’alto della “scultura”; la verga centrale del fascio, invece, è stata conservata e la parte superiore spicca dietro la testa del robottone; l’ascia è stata sostituita da due “assi” paralleli; gli spazi longitudinali tra le verghe del fascio sono stati sostituiti da spazi trasversali che li richiamano subliminalmente; i nastri (i fasces, appunto) che avvolgono il fascio cilindrico di verghe sono stati sostituiti da una zona centrale dell’opera in pietra non, diciamo così, seghettata ma liscia… Insomma: cambiano le forme o la disposizione geometrica di queste, ma i contenuti sono gli stessi. Potrebbe trattarsi, secondo me, di un simbolismo fascistoide e anacronistico che non mi piace! Una sorta di elogio di un orgoglioso totalitarismo fascio-agricolo, filo-industriale e vagamente futurista che può persistere solo nella mente annebbiata di certe persistenti generazioni destrorse: quelle stesse generazioni che subirono il fascino deleterio di Mussolini e più recentemente di alcuni sindaci particolarmente destrorsi. Potrebbe trattarsi di una muta chiamata alle armi da parte di un “italico robot” tutto piazza e chiesa. Oppure di un figlio minore dell’isola di Pasqua o meglio, di un rapanui trappano della Piana del Sele, come a voler richiamare inesistenti origini ancestrali e imitando, così, le scellerate ricerche antropologiche e genealogiche in Tibet da parte di Adolf Hitler… O più semplicemente di un massiccio e bruttissimo tentativo di richiamare l’attenzione sulla vocazione palazzinara della classe borghese e imprenditoriale battipagliese, dal momento che il “coso” assomiglia proprio a una palazzina modernista e fantascientifica degna dei migliori quartieri dormitorio della nostra amata Battipaglia.
Non lo so: scegliete voi, tra queste opzioni! O aggiungetene di vostre… […]
(tratto da Architettura urbanistica subliminale a Battipaglia: testo originale da cui è stato estrapolato l’articolo sotto riportato pubblicato sul mensile “i cento passi” anno 2 – numero 20 – novembre 2008):
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