L’errore

<<L’errore è la pausa dalla regola, la distrazione dal Piano, l’aritmia sinusale, la poesia inedita di Dio, il filo di lana che sfugge alla maglia, il vizio del Creatore, la sbavatura d’inchiostro sulla rivista patinata, le gambe storte del campione, il graffio sul disco, la sordità del compositore… L’errore è la compassione che si prova per il magnifico, è l’aberrazione che sfida la Noia, è la fuga dello Spirito dall’impegno del Materialismo, è il piccolo mammifero che sopravvive all’estinzione, è “la pietra scartata dai costruttori, divenuta testata d’angolo”, è l’amico dimenticato, è la prima cellula tumorale, è la madre che uccide il neonato, è la nave inaffondabile che affonda, è il grattacielo che crolla, è l’eroe che muore per un raffreddore, è la pioggia col Sole, è il fiore che spacca l’asfalto, è le “Tredici variazioni sul tema” di Jill Sprecher… E’ la vita…

“L’idea è morta… L’Errore ha annunciato i nomi del Governo Rivoluzionario… Lutto in famiglia!” – urlò come un dannato Niccolò dal campanile verso un vecchietto seduto sotto un albero il quale, mentre si asciugava il sudore con un fazzoletto bianco, lo sventolò verso l’astrofilo pazzo come per dire: “… hai ragione! … mi arrendo!”

“Il Cambio-di-Idea è consultabile alla pagina 33 del capitolo “Difetti”, paragrafo “Falliti”…!” – disse poi a se stesso rientrando nel campanile.

Il caldo sortiva già i suoi primi effetti, quando improvvisamente sprazzi di biografie si affacciarono nella memoria del ragazzo: “… abbandonò presto la professione di ingegnere per dedicarsi al jazz e alla letteratura…”; “… Condannato a morte nel 1849 con l’accusa di attività sovversiva, si vide commutare, ormai davanti al plotone di esecuzione, la pena a 4 anni di lavori forzati…”; “… Dopo aver studiato medicina, si unì al gruppo di giovani intellettuali riuniti attorno a Pietro Gobetti. Dedicatosi alla pittura, fece parte dei “Sei pittori di Torino” che si dichiararono avversi ad ogni forma di accademismo.”

“Viviamo di abitudini e aborriamo l’ignoto…” – continuava Niccolò – “… senza il coraggio della retrocessione, senza colpi di coda, evitando quelle periodiche sconfitte che ci fanno crescere e che ci fanno più belli e maturi!” – e ripensava agli studi di astrofisica da poco abbandonati per noia.

Anche nella tanto amata sinfonia numero 40 in Sol minore K 550 di Mozart c’erano degli “errori”, ma era proprio grazie a essi che l’anima del giovane misantropo veniva toccata in profondità… Errori di lunghe riflessioni dopo ritmi serrati e decisi e di tonalità incalzanti che nascondevano tensioni spirituali infinite e suddivise, per motivi di burocrazia musicale, in “molto allegro”, “andante”, “minuetto: allegretto”, “allegro assai”.

“Siamo tutti schiavi della forma e c’è sempre un ricco e grasso vescovo da cui farsi commissionare un lavoro…” – concluse beffardo.

Niccolò si sentiva confortato dai suoi stessi pensieri perché nella sua brevissima vita aveva commesso già molti errori e pur trattandosi di errori “umani” sapeva in cuor suo che facevano parte di un Piano.

Anzi, di una Legge.

Certamente non sarebbe riuscito a calcolare il giorno e l’ora della sua morte, ma quante “eclissi” aveva affrontato nella vita. E ogni volta aveva sempre ingannato la sua personale “fine del mondo”.

“L’Universo commette errori da milioni di anni in assenza di clamori e di opinioni superficiali. Gli errori umani, invece, sono costantemente accompagnati da rumori, scalpori, vergogne…” – sentenziò.

Niccolò invidiava i corpi celesti e chissà quante volte avrebbe voluto sostituirsi a uno di essi per commettere in santa pace un suo personale, silenzioso e calcolato errore.

Eclissarsi dolcemente tra le gambe lisce del dubbio e risvegliarsi, senza troppi perché, in un’altra vita. Timbrare il cartellino dell’ufficio con la morte nel cuore e vedere la passione partire su un treno come un’anima che vede il corpo morto.

“Scommetto che il Sole non sa di essere uno dei soggetti principali del diagramma di Hertzsprung-Russell…!” – pensava Niccolò – “… e sta lì, nel suo angolo di universo, senza pavoneggiarsi con gli altri astri e senza aver coscienza dei propri errori… Beato…”

“La Società Produttiva esige il sacrificio dell’Uomo Pigro sull’altare della Fede… E quest’uomo vive Vite Parallele supportato da bidoni di Maalox per non bucare lo stomaco sotto le picconate dell’etichettocrazia…!” – continuava l’astrofilo – “… ma non riusciranno a piegarmi… Sarò anche asociale, ma amo le sfide!”

“Certa gente crede di possederti con la prevedibilità dei tuoi bisogni, ma non prevede certamente che si può uscire di scena facendo leva sull’imprevedibile cambio di rotta… Con eleganza… Con stile… Seraficamente… Senza pathos…”

E mentre aggiustava il fuoco della videocamera compiacendosi del suo personale elogio della fuga: “… senza lanciare inutili accuse verso la società o sporcare il pavimento di sangue come a casa di Caccioppoli e Debord…! Semplicemente esistendo… Come il Sole!”>>

(tratto da Ékleipsis)

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Una Risposta to “L’errore”

  1. […] cinepresa dall’alto di un campanile e che in seguito avrei utilizzato nel mio racconto intitolato “Ėkleipsis” per descrivere le “eclissi” interiori dell’essere umano e per realizzare un provvidenziale […]

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