Un posto al sole

Un posto al sole

Quando l’abitante di Lucifera vide la sua lama affondare nella pelle scura dell’avversario, capì che ancora una volta il suo angolo di luce non sarebbe stato violato.

Un riflesso partito dal metallo dell’arma, illuminando il torace del perdente fino a lambire il collo e la mascella, aveva finito per evidenziare un rivolo vermiglio: il sangue dell’altro come dono sacrificale da offrire al dio sole.

Lucifera e Nictalopia, i due emisferi del pianeta dalla doppia faccia: l’uno perennemente illuminato, l’altro condannato all’oscurità eterna. Da millenni, da quando il lento ma inesorabile mutare del moto rotatorio aveva costretto metà della popolazione di Statikos ad attendere la morte immersa in una notte senza fine, il pianeta viveva in uno stato di guerra permanente: dapprima furono le pallide genti di Nictalopia a muovere battaglia contro i fortunati abitanti di Lucifera. La disperata conquista dei raggi solari necessari per produrre cibo ed energia aveva causato un nuovo odio fratricida.

In seguito alla definitiva sconfitta degli abitanti del lato oscuro, il conflitto aveva trovato una diversa fonte d’ispirazione nel sovraffollamento di Lucifera: la vincente popolazione dell’emisfero illuminato era cresciuta a dismisura e la difesa del proprio posto al sole rappresentava ormai la priorità dei sopravvissuti vincitori.

Combattere con tutte le proprie forze per restare nella luce o migrare verso Nictalopia e andare incontro a morte certa.

Le periodiche stragi gladiatorie organizzate dal Governatore di Lucifera servivano a ristabilire l’equilibrio sotto il sole: la guerra, sola igiene del mondo illuminato. Ma si trattava di una guerra ripartita nel tempo e scientificamente organizzata, di una mattanza progettata secoli addietro e divenuta pian piano usanza tribale, appuntamento pubblico, gioco necessario, per alcuni rito religioso propiziatorio…

Il vincente abitante di Lucifera estrasse il fendente dal corpo esanime del concorrente scelto dalla sorte. Non conosceva il nome di quel casuale conterraneo steso morto dinanzi ai suoi piedi e non aveva nutrito odio nei suoi confronti prima del combattimento: aveva solo difeso il suo futuro e la sua fetta di luce. Aveva semplicemente rispettato la feroce legge di Lucifera.

Senza entusiasmo e con un forzato gesto plateale alzò la sua arma insanguinata verso il sole.

La sconfinata valle assolata intorno alla capitale di Lucifera era un luccichio di lame vincitrici. I legittimi proprietari offrivano alla vitale stella la loro vittoria stagionale.

IMMAGINE by PEDRAM ANVARYPOUR

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