‘Space Clearing’ e relazioni sociali

Mi è già capitato su queste frequenze di occuparmi di Space Clearing in maniera, diciamo così, eterodossa: in quella occasione per me epocale utilizzai però un linguaggio piuttosto criptico, oserei dire ‘epico’. In questo post, invece, vorrei essere più esplicito e fornire una visione reale e realizzabile dello Space Clearing applicandolo al delicato campo delle ‘relazioni sociali’. Giusto per non confonderci con la definizione ufficiale: lo Space Clearing è praticamente l’arte di liberare lo spazio. Ovviamente questa ‘disciplina’ molto particolare e consigliata da numerosi psicologi d’oltreoceano, si riferisce allo spazio occupato da tutti quegli oggetti inutili accumulati nel tempo, nelle nostre abitazioni: quindi si occupa delle interconnessioni esistenti tra materialità superflua e fluidità dell’energia vitale. La prima regola è disfarsi di tutto ciò che non ci serve: alleggerire l’ambiente in cui viviamo indirettamente significa rendere leggero anche il nostro animo. Sembra facile ma non lo è: la fase ‘difficile’ dello Space Clearing non è la pulizia in quanto tale (infilare qualcosa nella pattumiera è un gesto abbastanza semplice, non bisogna frequentare dei corsi per questo!), ma il saper riconoscere l’inutilità di un oggetto è il vero gradino evolutivo che rende lo Space Clearing un’arte che va oltre le mere esigenze casalinghe. Le nostre mamme applicavano gli stessi principi anche senza conoscere il Feng shui!

Dopo aver letto alcuni articoli riguardanti lo S. C. mi sono chiesto: “e se applicassimo le regole dello Space Clearing anche nell’ambito della nostra vita sociale?” Se una casa piena di oggetti inutili ci stressa e non ci permette di utilizzare al meglio le energie vitali bloccate tra cumuli di vecchi abiti e armadi pieni di ricordi della nostra adolescenza, cosa dire allora di una vita sociale congestionata da personaggi inutili e legati al passato? Qualcuno giustamente potrebbe rispondermi dicendo che è disumano mettere sullo stesso piano una scatola colma di oggetti senza più valore e un’agenda infarcita di nomi e cognomi (cioè di persone in carne e ossa) che non rappresentano più nulla per noi e che conserviamo per una questione di puro pietismo. E invece io dico che si può fare e che, anzi, è doveroso farlo: non si tratta in questo caso di liberare spazio nello sgabuzzino perché ci sentiamo nervosi; fare pulizia nella propria vita relazionale significa difendere la propria dignità e soprattutto rispettare e far rispettare le proprie esigenze evolutive. Non si tratta di snobismo ma di una umanissima ‘eutanasia relazionale’: certi rapporti umani ‘rachitici’ sono estremamente dannosi per chi ha bisogno di completezza, di evoluzione e di maturità. Lasciarsi etichettare senza ribellarsi (per paura di restare soli nel caso di una nostra ribellione e non perché siamo d’accordo con il giudizio degli etichettatori) significa dimostrare la propria debolezza, la propria meschinità… Significa non amarsi! Noi tutti tendiamo a ‘cristallizzare’ l’immagine che abbiamo dell’Altro senza sforzarci di andare oltre, di conoscere la verità: lo facciamo perché è più facile, è decisamente comodo. Questo se consideriamo l’ambito privato. Spostando il fenomeno su un piano generalizzato giungiamo a una definizione di ‘immaginario collettivo’ immarcescibile. Influenzando le masse si determina la vita o la morte di un movimento politico, di un personaggio pubblico, di un’idea…

Le persone che non riusciamo a ‘eliminare’ dalla nostra esistenza per abitudine o per pietismo, sono proprio quelle che ci tengono incatenati a un passato che non ci appartiene più. E la cosa assurda è che siamo noi stessi ad autorizzare la messa in atto di questa strana forma di prigionia. Senza accorgercene trasciniamo per anni strane e incompiute relazioni amicali, conoscenze irrisolte, rapporti di vicinato senza senso, parentele sclerotizzate e ‘doverose’, perché siamo schiavi delle nostre abitudini, delle nostre ossessioni e crediamo che il ‘paesaggio’ a cui siamo abituati sia un qualcosa di intoccabile. Siamo noi stessi i ‘secondini’ della nostra evoluzione. Le persone che ci etichettano, c’infastidiscono, ci irritano, che bloccano la nostra nuova visione della vita, che non posseggono gli strumenti necessari per condividere i nostri interessi, restano ostinatamente al loro posto all’interno dei nostri spazi vitali perché non abbiamo il coraggio di depennarle dalla nostra rubrica evolutiva. Così come non riusciamo a disfarci di certi oggetti che riteniamo utili anche se di fatto sono inutilizzati e ricoperti di polvere.

In molti casi la nostra presunzione raggiunge livelli preoccupanti e crediamo addirittura di poter cambiare le persone in base alle nostre esigenze esistenziali. Non consideriamo invece la strada più semplice e naturale: lasciar andare le persone, liberarle per sbarazzarci finalmente di quella visione statica che abbiamo delle relazioni umane. Il sentimentalismo viene sconfitto dalla nostra personale ‘sete’ di evoluzione: più la sete è forte, maggiore sarà la nostra capacità di liberare il prossimo dalle catene dei nostri egoismi. Liberarsi delle ‘persone inutili’ significa portare equilibrio nella propria esistenza, diminuire l’aggressività e convogliare le proprie energie vitali verso quei rapporti che posseggono una struttura sensata. Non si tratta di ‘omologazione’ abbinata alla ‘cattiveria’ e all’ ‘insensibilità’: il confronto è sempre importante ed è necessario incontrare chi non è come noi. Il ‘peccato’ consiste nel voler a tutti i costi condividere cammini incondivisibili, tenere in vita rapporti morenti per natura, conservare gesti e immagini di epoche giustamente seppellite… Non è questo il vero lato disumano del nostro comportamento? È scritto nella Desiderata, poema in prosa dello scrittore Max Ehrmann:

<<Evita le persone volgari e aggressive; esse opprimono lo spirito.>>

Non siamo in grado di eliminare dalla nostra vita quelle stupide cene con ‘vecchi amici’, che di amichevole non hanno più nulla, solo perché ci ricordano ‘i tempi andati’ (e non ci accorgiamo delle nuove e meravigliose possibilità offerte dal presente); non riusciamo a smettere di frequentare persone con cui non condividiamo più niente da anni o con cui addirittura non abbiamo mai condiviso niente; non riusciamo a interrompere certi rapporti sociali abitudinari perché non abbiamo il coraggio di fornire una descrizione precisa dei nostri obiettivi; prediligiamo la quantità alla qualità anche nei rapporti umani…

Viviamo in base a schemi arrugginiti. Tratteniamo stupidamente oggetti e persone: lo Space Clearing potrebbe venire in nostro soccorso anche in ambito sociale. ‘Eliminare’ le persone inutili della nostra esistenza non è disumano: è un coraggioso atto di maturità; è un modo per riconoscere ufficialmente l’unicità del proprio cammino e, di conseguenza, di quello degli altri.

Pensiamoci.

12 Risposte to “‘Space Clearing’ e relazioni sociali”

  1. io faccio SC ogni anno periodicamente, sia per gli spazi di casa che per le persone. Non credo nell’Amicizia, salvo quando si manifesta nella sua essenza e può essere con chiunque e dovunque. Tutto ciò porta con sé un enorme sforzo fisico ed emotivo. Pazienza, ci vado su dietro.

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  2. […] ad addentrarsi nel delicatissimo dominio dello spaceclearing relazionale, consiglio un post di Michele Nigro, da leggere senza […]

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  3. Destino Says:

    Bene.. bene..
    Non solo hai risposto al mio messaggio, ma soprattutto hai chiarito ed ampliato il tuo precedente articolo con “termini” e sottolineo “termini” che chiariscono, di gran lunga, il significato di alcune frasi..
    Non che ia abbia minimament pensato che tu avessi una piccola lista a mo’ di Stalin sulla scrivania.. 😉 Ma ci mancherebbe, se pensassi questo di te, stai tranquillo che non starei qui a scrivere, di tanto in tanto:-)
    Il tuo messaggio era molto chiaro e in effetti, così come ti ho scritto, lo condivido, ma mancava quel qualcosa, (a mio modestissimo parere), che invece ho ritrovato nella risposta che hai dato a me.. Per essere precisi, ho trovato un linguaggio più “umano”, non che per forza uno debba sempre usare un linguaggio così, ma è una cosa che ho gradito, aiutava a mettere a fuoco tuto l’argomento..
    Bella anche la tua risposta ad un eventuale “scaricamento” da parte di altri 😉
    Un’ultima cosa.. Perchè dovrebbe essere un fallimento il tuo articolo, pensando che sia stato sbagliato il messaggio.. e non semplicemente che magari potrei aver capito male io?..
    Penso che non ci sia stata nessuna delle due cose.. Perchè il tuo articolo era molto chiaro e ciò che ho scritto erano dei pensieri, ad alta voce.. delle domande che mi ponevo e ponevo all’attenzione di chi avrebbe letto, ed un modo per stimolare altre risposte.
    Ciao Michele:-)))

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  4. Destino Says:

    Lo so da me di essere stata prolissa.. quindi se ti va leggilo, altrimenti.. volta pagina;-)

    Pensiamoci.. e ci ho pensato un po’!
    Evita le persone volgari e aggressive; esse opprimono lo spirito, avrei dato retta a questa frase anche se l’avesse detta il gatto del mio vicino:-) E credo che sia normale per tutti cercare i non circondarci da persone così, ne potrebbe risentire non solo lo spirito, ma anche il fisico!
    Mentre leggevo il tuo articolo pensavo: “Giusto, è proprio così, certo dovremmo farlo tutti”, ed infatti ti ho detto che lo trovavo molto bello e lo penso ancora, però poi mi sono venuti in mente altri pensieri.
    Va bene per le persone violente e volgari, va bene per le persone false, ipocriti, ecc.. però perché dovrebbe andarmi bene anche per le persone “semplici”? E in questa categoria metto dentro tutti quegli amici, quei parenti, quei vicini di casa che, nel loro essere “persone semplici”, non mi tolgono niente di ciò che già ho. Non mi allontanano dal cammino che cerco di percorrere, non mi danneggiano in nessun modo. Mi chiedo, può un loro discorso superficiale, stupido, può la loro presenza “neutra”, le loro domande scontate, il loro affetto nei miei confronti.. arrecarmi così tanto fastidio da farmi pensare di cancellare questa persona dalla mia lista personale di conoscenze?
    Attenzione, perché non parlo dei soliti parenti che fanno finta di incontrarti felicemente durante le feste, per poi farti la “radiografia al vetriolo”, no! Parlo di quelle persone che fanno parte del mio passato, che mi hanno accompagnato negli anni con la loro presenza “discreta”, invisibile, ma attenta, partecipe. Parlo di quelle persone che per “limiti” dovuti a cultura, educazione, trascorsi diversi, non possono certo far parte del mio “essere oggi”, non potranno certo contribuire alla mia “ascesa”.. perché pensiamo sempre tutti di dover per forza ascendere.. e quindi via a guardare verso le alte vette.. Facciamo pulizia, riempiamo “scatoloni” così potremmo metterli uno sull’altro e salirci sopra per goderci il panorama..
    Non credo ci sia bisogno di coraggio e di amor proprio per una pulizia del genere. Chi decide se una persona è inutile per il mio percorso, per la mia vita, per il mio presente? Certo, lo decido io; però quando sono gli altri a decidere per noi e a scaricarci? Perché è chiaro che c’è sempre qualcuno, (e non solo qualcuno), che sia migliore di noi e che magari vuole circondarsi di persone “superiori, utili..”, cosa pensiamo?
    Maturità non potrebbe essere, invece, dedicare qualche attimo del nostro “preziosissimo” tempo, a persone che comunque, ripeto, nonostante i loro limiti e il loro essere totalmente lontani da noi, da ciò che siamo diventati, in qualche modo continuano a tenerci a noi? E non perché vogliamo avvicinarle al nostro mondo, ma rispettando la loro diversità, cercando comunque di trarne qualcosa di positivo. Come se fossero lì ferme e ci facessero notare il nostro “movimento”, che tipo di “movimento” stiamo facendo, ci apprestiamo a fare, quanto e come ci siamo allontanati da ciò che eravamo.
    E non è e non deve essere una sorta di pietà, di carità, non è questo il discorso, altrimenti esorterei a fare del volontariato. Il discorso è un altro.. Sono dell’idea che ogni uomo sia fatto da tante facce, come quelle di un cubo, se non di più, (per fare un esempio), bene, ogni faccia, ogni aspetto del suo essere va nutrito, nei modi che uno ritiene più consoni alla sua personalità, alle sua esigenze, questo è chiaro. Che le parole di un “semplice, inutile, stupido personaggio” possano anche esse, essere di nutrimento?..
    “Space Clearing”.. Gli oggetti sono delle cose.. Nelle persone.. vedo ancora il sangue che scorre..
    Ciao Michele:-)

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    • Grazie, bellissimo commento! 🙂 Come sempre… O meglio, riesci ad aggiungere altri punti di vista che arricchiscono la tesi portante del ‘pezzo’… è ovvio che quando si parla di persone che rallentano non mi riferisco alle semplici in quanto semplici bensì a quelle che avanzano nei miei confronti tesi semplicistiche e che vorrebbero far adeguare l’intero mondo al loro visus limitato… Il mio non è snobismo gratuito: se è passato questo messaggio allora il mio articolo è un vero fallimento… Dalle persone discrete e semplici c’è moltissimo da imparare, è chiaro… ma se dietro questa semplicità si nasconde la presunzione dell’arretratezza, allora se mi permetti io cerco di salvarmi da un vortice che mi tira giù… è chiaro che da tutti s’impara: infatti si può anche imparare a non imparare! 🙂 E quando parlo di arretratezza non intendo se hai letto meno o più di 30 libri all’anno… stupidaggini….
      Se sono gli altri a scaricarci – e mi ritengo una persona intelligente che cerca risposte – allora mi pongo prima un sobrio “perché?” e in seguito se la mia esclusione è dettata da motivi futili non mi preoccupo di essere stato escluso da persone simili, se il motivo è grave cerco di correggere il tiro. Anch’io potrei rallentare il cammino di qualcuno: se lo faccio e non mi chiedo il perché, merito di essere escluso. Comunque esiste anche il perdono che io ho sperimentato, non è che c’ho un lager personale in garage in cui getto gli esseri inferiori! 🙂 A volte certe persone vanno lasciate andare, come mi pare di aver scritto nel pezzo… E chiedere di essere lasciati andare è legittimo. Ciao! 🙂

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  5. Destino Says:

    Mi piace.. mi piace molto!

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  6. Hola Michele !
    Battiato es toda una filosofia de vida para muchos y mussica !
    saludos a tod@s.maria.J

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  7. […] un ennesimo anno morente. Il riverbero invernale della stupidità va combattuto adottando un cinico space clearing: avere il coraggio di interrompere le connessioni associative, pubbliche e private, in vista di un […]

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  8. Pietro Says:

    Nel farvi i complimenti per l’espozione di queste importanti tematiche, vi segnalo un mio libro, recentemente pubblicato da “AltroMondo” di Padova, che analizza proprio tali concetti. Il titolo del Libro è: “Less is More… Sorella Luna”. Il libro si può acquistare on-line, sul sito http://www.altromondoeditore.com/shop/home/detail/859 oppure, tra qualche settimana, anche nelle librerie. Ordinatelo on-line, o nella vostra libreria di fiducia, al costo di 13 euro. spese incluse. Saluti.

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