Rondinità

Suoni stridenti

di mezzelune e virgole

ricchi di zeta

ed echi veloci

tra i primi venti caldi

dal mare d’Aprile.

Frecce nere

di saettanti stormi

su sfondi celesti

con panna.

Frappé al latte

e spalle scottate.

Memorie puntuali

di primavere felici.

Anche se una non basta.

Eterno rondinìo

tra palme e pollini

e di cosce bianche

per l’inverno coperto.

Ritornando fedeli

per inconsapevoli istinti.

Senza passioni politiche

ignoranti per natura.

Richiami dell’anima

per pomeriggi stanchi

interrotti da traiettorie

audaci e precise.

Nobili volanti

costruttori

di inaccessibili

stoici nidi

per saliva e pazienza.

Abitanti muri vecchi

e autostrade del cielo

senza pedaggio e stop.

Voraci filtri

d’ignari insetti

appena nati

da tepori pasquali.

Amore rondineggiante

leggiadro ma grave

di afose ore solari

– “ridammi tutto!” –

la gioiosa fine della scuola,

la giovane madre

con ombrellone e figli,

la bicicletta usata

tra borotalco e schiaffi,

età sospesa nel vuoto

di una provincia prestata

per dirottamenti mortali

senza effetti apparenti.

Minestroni

salati con lacrime

e fughe meditate.

Primi vagiti asociali

tra quark e spock

nell’imbrunire

arancione e ampio.

Insolazioni sudate

mettendo chiodi sui binari

per farne coltelli

e ginocchia sbucciate

da sora terra.

Mari di carte

e catinelle-oceano

per giochi da bagno.

Solitudine

di ringhiere e balconi

tra sorelle e gatti

su cieli trafficati

da familiari presenze.

Testimoni annuali

con suoni brevi

tra pace e silenzio

sulla città dormiente

in ore piccole e luminose.

Vortici neri

di bocche attente

simulanti

meccaniche quantistiche.

Orbite di elettroni

su atomi di noia.

Allegri giullari

per vite pesanti,

acrobati dell’aria

su respiri corti

e pessimisti.

Gioco sadico

di balsamo

ricco di promesse estive

su animi

sconfitti alla nascita

irrisolti e tristi.

Riflessioni

che si perdono

nello spazio.

Età di fallimenti

e scelte appassite.

Dimenticando giovinezze

e foto con visi magri.

Tra le lontane risacche

di salsedine

sabbia e sudore

sotto un sole

annebbiato

da miasmi urbani,

– “volate oltre!” –

tra ricordi e silenzi

rondinescamente

fino alla mia sera

di pomodori e origano

sui quartieri letto.

Alveari umani

di solitudini

e sbadigli amari.

Illudendoci

tra poesie e amicizie,

rinviando suicidi,

impegnando anche le ossa.

Impreparati alla vita

per scelta.

E ogni anno le aspetto

come un bimbo al chiosco.

(tratto da Nugae n.1)

AUDIO CORRELATO: “Le rondini” – Lucio Dalla (1990)

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