Park Reading

Da non confondere con il reading park, ovvero la lettura pubblica – appunto nei parchi – da parte di lettori più o meno famosi (attori, scrittori in voga…), il Park Reading è una pratica prevalentemente (ma non necessariamente) solitaria: quando le giornate cominciano ad ‘allungarsi’, le temperature sono più clementi e la primavera ritorna con il suo puntuale carico di promesse e di vitalità, ecco che il lettore incallito abbandona, da solo o in dolce compagnia, le quattro mura domestiche, il comodo divano in pelle, la giacca da camera e le pantofole, per compiere la sua stagionale ‘transumanza culturale’ verso i verdi pascoli della lettura all’aperto. La felicità del ‘lettore esterno’ è fatta di piccole cose: un luogo appartato, fresco o soleggiato (a seconda delle diverse esigenze ‘epidermiche’) e possibilmente silenzioso all’interno del parco pubblico, una panchina decente o un pezzo di prato pulito su cui distendere un plaid, una visuale evocativa da alternare alle pagine lette, uno spray contro la zanzara tigre (ogni anno sempre più sfacciata!)… Ovviamente un buon libro. E perché no: anche un panino e una bibita, se si ha intenzione di restare un bel po’ all’aria aperta e finire finalmente quel testo che trasciniamo da settimane, da una stanza all’altra della nostra abitazione. Il bello del park reading è che compiamo un’attività intellettuale – la lettura e la riflessione che si alterna alla lettura – ma al tempo stesso riabilitiamo il nostro corpo dopo mesi di clausura invernale e lo sollecitiamo con mezzi naturali gratuiti: il sole primaverile che ritorna ad agire sulla pelle in previsione di abbronzature estive; il vento che gira le pagine del libro e passa attraverso i nostri capelli prelevando idee e pensieri… I rumori lontani e vicini (un cane che abbaia, un bambino che urla, il suono di un fiume che scorre, un aereo che passa, il ronzio di un insetto, il canto di un uccello, il calpestio di un gruppo di podisti…) non ci distraggono dalla lettura ma confermano la nostra posizione nello spazio e nella società. Sappiamo che, anche mentre leggiamo e siamo mentalmente lontani dalla realtà, non siamo soli e che la nostra attività intellettuale non è fine a se stessa ma fa parte di un ‘discorso collettivo’ umanizzante, apparentemente non percepibile. La fredda e asettica lettura domiciliare cede il passo alla dinamica vitalità della lettura interattiva e ambientale: le parole lette sulla carta (o sullo schermo del lettore di eBook, se proprio non riusciamo a lasciare la tecnologia a casa) si confondono con gli sprazzi di realtà che riceviamo in diretta dal mondo circostante. Mescoliamo personaggi e persone, scene inventate e immagini del presente. Il messaggio contenuto nel libro ne esce amplificato. Si realizza, così, la vera sapienza.

Il parco pubblico, soprattutto quando è curato dagli amministratori e rispettato dai cittadini, rappresenta un’isola felice incastonata nel tessuto urbano. La ‘nostra’ panchina abituale può divenire un ‘luogo dell’anima’. Mentre il sole tramonta tra i palazzi e la luce naturale diminuisce, riponiamo il nostro libro nella tasca della giacca e progettiamo eventi presenti e futuri. Incamminandoci verso l’uscita del parco, un attimo prima di attraversare il cancello e ritornare nel caos cittadino, ci accorgiamo come per magia di essere diventati un po’ più liberi e addirittura più felici. Forse la qualità della vita è determinata anche da queste piccole, insignificanti, semplicissime cose.

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