Le ostriche di Johannesburg

“Signor Presidente…! Fuori piove a dirotto e la città a quest’ora sarà piena di poveracci che vagano alla ricerca di un posto asciutto in cui ripararsi, dal momento che le loro bidonville avranno già imbarcato acqua e altre cose indefinibili…!” – disse il segretario affettato con un tono tra il divertito, pensando alle “cose indefinibili” su cui aveva a stento trattenuto la lingua e il preoccupato, pensando al doppiopetto del Presidente, firmato Ermenegildo Zegna. Il costoso abito non avrebbe reagito bene all’acqua piovana se per caso il Presidente, colto da un raptus di solidarietà popolare, avesse deciso di camminare a piedi tra le strade di Johannesburg fino al quasi vicino centro congressi in cui si teneva il “raduno” internazionale dell’Unione Presidenti Solidali e Preoccupati (sigla U.P.S.P. – che sembra più un richiamo usato da vecchi sporcaccioni quando vogliono attirare l’attenzione di giovani ragazze sugli autobus o all’uscita delle scuole! – “Hei, signorina…! P.S.! P.S.! U.P.S.P.!”)

Ma la Provvidenza fece scegliere al Presidente la “solita” Limousine per raggiungere i “colleghi” che già avevano preso posto nella sala da pranzo del centro congressi. Erano veramente preoccupati per la salute del mondo e per la situazione disastrata delle popolazioni terzomondiste. I problemi erano tanti e le esigenze dei singoli paesi ricchi troppo variegate per mettere pace tra tutte le teste intervenute… E allora? “Allora Mambo!” Come recitava il titolo di un film…

Tutti sfogarono la loro “rabbia” e la loro immensa “delusione” in un bagno di Champagne e cospargendosi tutto il corpo di pâté de foie gras… Il chairman di Dublino cominciò a stuzzicare la segretaria del Presidente degli Stati Uniti d’America lanciandole fragoline di bosco appositamente richieste dalla Francia meridionale insieme a un lotto succulento di Camembert e di Roquefort.

L’avvenente segretaria non fu da meno e mentre si riparava dai colpi di frutti di bosco del vegliardo irlandese usando la cartellina contenente le statistiche sui morti per AIDS nel biennio 2000-2001 in Tanzania, rispose all’attacco con un massiccio schieramento di caviale direttamente approdato sulle tavole di Johannesburg con un volo diretto dal Mar Caspio.

La guerra del cibo continuò per ore tra lanci dispettosi di pietanze e grandi abbuffate che misero duramente alla prova i vari gourmet travestiti da politici intervenuti per discutere sulla fame nel mondo. Il biglietto informale scritto dal premier italiano e fatto leggere a tutte le ‘teste coronate’ tra una portata e l’altra parlava chiaro: “… fate sparire ogni prova del vostro passaggio. La gente non deve sapere che siamo stati qui solo per ingozzarci senza concludere niente!”

E poi, mandare indietro tutto quel ben di Dio: sarebbe stato un affronto gravissimo nei confronti di chi muore di fame.

L’ultima portata fu micidiale… Ostriche coltivate in Francia cotte con alcuni litri di Chardonnay e servite con una salsa verde della Liguria. L’applauso fu inevitabile e l’atmosfera gioiosa sembrava tradire quasi un raggiunto accordo sulla costruzione di un acquedotto per servire alcune zone dell’Africa centrale ancora sprovviste del liquido prezioso. Invece era solo un applauso per le ostriche.

Nessuno si preoccupava più del vertice saltato, perché tanto tra sei mesi ne avrebbero fatto un altro nel Burkina Faso dal titolo: “Le proteine digeribili nell’Africa del Nuovo Millennio: prospettive e speranze per un mondo migliore”.

Mentre il Presidente di turno dell’ U.P.S.P. succhiava senza tregua la polpa delle ostriche dal loro involucro grossolano aiutandosi con un cucchiaino d’argento, sentì qualcosa di duro e liscio sotto i denti e fece appena in tempo a sputare fuori il corpo estraneo che altrimenti avrebbe ingoiato insieme al premiato mollusco. Si trattava di una perla. Sul mercato dei gioielli avrebbe fruttato un bel po’ e la rarità della scoperta (i cuochi sono molto attenti a certe preziose sorprese mentre cucinano) causò interessi e ipocrite pacche sulla spalla da parte di chi aveva solo gustato la polpa senza la fortuna di masticare perle. I bottoni delle camicie erano messi a dura prova e i tailleur delle signore puzzavano di frittura.

Il Presidente di turno uscì per primo dal palazzo dei congressi e avvicinandosi a un mutilato che chiedeva l’elemosina all’angolo della strada fece scivolare tra i flash della stampa, con un plateale movimento della mano, la “sua” perla preziosa nel piatto del poveraccio pieno di monetine e sputi.

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Una Risposta to “Le ostriche di Johannesburg”

  1. fishcanfly Says:

    Questo articolo te lo twitto immediatamente! Complimenti per l’intenso articolo. Le rivoluzioni, purtroppo, non le vogliono chi è in alto.
    Per conoscere il mio blog, ti invio qui il link del nostro ultimo articolo!
    Ti derrò d’occhio , a presto 🙂
    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/04/28/silenzio-maestro/

    Mi piace

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