Dubrovnik-Battipaglia: due differenti storie di recupero

A settembre del 2010, durante la mia permanenza nella splendida Dubrovnik in Croazia, ho avuto il piacere di assistere a un concerto di musica classica della Dubrovnik Symphony Orchestra tenuto all’interno della restaurata Fortezza di Revelin.

Da una mia nota scritta sul diario di viaggio, subito dopo il concerto: “…Lo spazio sapientemente rivalutato all’interno della fortezza di Revelin e destinato ai numerosi avvenimenti culturali che animano le notti di questa ‘perla dell’Adriatico’, tra cui i concerti di musica classica, è architettonicamente semplice ma adatto a soddisfare le esigenze divulgative di una comunità che ha voglia di crescere, di valorizzare il proprio patrimonio storico e artistico-culturale e di accogliere in maniera efficiente i turisti provenienti da ogni parte del mondo. Interni sobri, quasi asettici, privi di ‘barocchismi tecnici’ dovuti a restauri scellerati, caratterizzati da un’acustica ottimale per gli eventi musicali come questo a cui ho assistito stasera. Un esempio di come la semplicità e la voglia di risorgere siano più forti di certi meschini calcoli politici e di certe dinamiche privatistiche poco lungimiranti. Il mio pensiero da Dubrovnik va inesorabilmente (e forse ingenuamente) agli spazi non recuperati e quindi inutilizzabili del Castelluccio di Battipaglia, la città in cui vivo. Perché non possiamo anche noi battipagliesi assistere al recupero del nostro simbolo (e non solo di quello) per destinarlo finalmente a quelle funzioni culturali e sociali degne della sua storia?”

Fortezza di Revelin - Dubrovnik (Croazia)

Leggo in rete: “… Oggi la fortezza Revelin è proprietà della città di Dubrovnik e viene utilizzata come luogo multifunzionale per vari spettacoli. Nel 2003 è stato portato a termine il restauro della fortezza grazie al quale essa ha mantenuto il suo aspetto autentico, ed allo stesso tempo sono state appagate le rigorose necessità tecnologiche dei nostri tempi (l’aria condizionata, internet, l’ascensore, il sistema antincendio). In questo posto, al giorno d’oggi, hanno luogo avvenimenti vari…”

Nel titolo di questo post ho commesso un errore: ho utilizzato in maniera generalizzata il termine ‘recupero’ mentre nel caso battipagliese bisognerebbe parlare molto più onestamente di NON recupero. Infatti il mio pessimismo italico mi suggerisce che non leggerò mai una notizia così positiva, simile a quella sopra riportata, riguardante l’ormai famigerato Castelluccio di Battipaglia. Anche se la speranza di venire smentito è sempre l’ultima a morire.

il Castelluccio - Battipaglia (Salerno)

Qualcuno potrebbe obiettare che Dubrovnik è dal punto di vista storico e artistico più importante di una cittadina tutto sommato sempliciotta come Battipaglia (la cui fama è condannata a essere legata eternamente al simbolo della ‘mozzarella’… e basta!) che non merita di recuperare il proprio patrimonio storico; che Battipaglia, a differenza di Dubrovnik, non è un “bene protetto dall’Unesco”; che il ben più modesto centro storico di Battipaglia non ha subito una recente offesa bellica, suscitando l’indignazione di mezzo mondo, come nel caso di Dubrovnik bombardata dalle truppe serbo-montenegrine il 6 dicembre 1991 (mentre l’unico bombardamento subito dalla popolazione battipagliese – evento che ha fatto guadagnare alla città di Battipaglia la Medaglia d’argento al Merito Civile – risale al lontano 1943: e se dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi nessuno si è preoccupato di valorizzare il Castelluccio vuol dire che tanto importante dal punto di vista storico non è, verrebbe da pensare, e che può continuare a sgretolarsi sotto il sole e la pioggia perché ci sono cose più importanti da recuperare e altri problemi da risolvere)…

Esistono Storie più importanti di altre? Ci sono patrimoni di serie A e di serie B? Che cos’è che rende un recupero più ‘necessario’ o più urgente di un altro? Il posizionamento geografico? La drammaticità di un evento storico legato al luogo da recuperare (terremoti, guerre…)? Le simpatie di politici fortemente influenti? La follia imprenditoriale di qualche eccentrico e generoso milionario di passaggio? No, non credo. Almeno non posso credere solo in queste cause fortuite. La volontà di una comunità, la sinergia tra pubblico e privato, la progettualità di una classe dirigente intelligente e lungimirante, l’imprenditorialità di un territorio, la richiesta pressante da parte delle forze culturali locali e nazionali, l’interessamento più incisivo da parte di associazioni come il F.A.I. (al di là dell’evento del 2003 e di altre singole, encomiabili iniziative personali o di gruppo, che di fatto però non hanno risolto concretamente il problema del Castelluccio): queste e molte altre le vere forze motrici che possono portare alla piena realizzazione di un serio recupero.

Non basta una romantica serata di musica sotto le stelle, seppur meritoria e gradevole, che ha tutta l’aria di essere una rassegna di emozioni inconcludenti, di personalismi e di promesse a sfondo politico-elettorale (vedi video sottostante). Non basta un palco montato VICINO all’oggetto da recuperare (un recupero empatico realizzato ‘per osmosi’? Della serie: “ti siamo vicini!”); c’è bisogno di riconquistare il DENTRO con fatti concreti, senza gettare fumo negli occhi dei cittadini. Non basta illuminare le mura esterne del Castelluccio (che rappresentano, almeno all’apparenza, la parte più presentabile e sana dell’edificio storico): occorre recuperare gli spazi interni al fine di renderli vivibili socialmente, artisticamente, culturalmente e perché no, commercialmente.

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