Il fattoide

Viviamo coltivando l’illusione di essere gli unici artefici della nostra immagine diffusa nel mondo, ma non siamo nient’altro che vittime più o meno consapevoli di una serie di fattoidi. È affascinante il meccanismo del fattoide, anche se riuscire a ridere dei fattoidi che ti sono capitati in sorte per colpa di qualche idiota, richiede una certa dose di autoironia, di forza di volontà e una capacità sovrumana di comprensione del prossimo: strumenti che derivano in primo luogo dalla cultura che ‘impregna’ il nostro essere e che fa sublimare il ridicolo persistente nell’umanità. Volare alto, oltre i fattoidi, non è semplice ma nemmeno impossibile. Gestire un fattoide è un’arte che si affina col tempo; saper giocare con il suo creatore è una scienza. Capire la sua trasmissibilità, un’esigenza scientifica.

Non c’è bisogno di utilizzare telegiornali e carta stampata per diffonderli: i fattoidi, anche se il termine ‘fattoide‘ è relativamente recente, esistono tutto sommato da quando esiste la comunicazione orale e sono alimentati da schemi appartenenti all’immaginario collettivo, dalla coincidenza fortuita di eventi, da errori cognitivi o più semplicemente dalla pigrizia che colpisce ognuno di noi durante la faticosa fase della verifica di una notizia. Mi affido, per ora, alla definizione wikipediana: “Un factoid è una realtà dubbia o falsamente-verificata, errata, o una dichiarazione fabbricata, formata e affermata come un fatto, ma senza alcuna veridicità.” Risulta abbastanza semplice capire, spostando la definizione da un livello informativo globale a uno più quotidiano e personalizzabile, che tutti noi, almeno una volta nel corso della nostra esistenza, siamo stati costruttori (inconsapevoli?) di fattoidi o bersagli di fattoidi assemblati da altri. Scrivevo tempo fa in un mio breve saggio  –  “La bistecca di Matrix”  –  che ha rappresentato e rappresenta un po’ una sorta di manifesto personale: <<… la pur minima considerazione del “non visto” esula da qualsiasi sforzo mentale; le verità proclamate ‘oggettive’ non subiscono alcuna scalfittura da parte del dubbio intelligente; si preferisce credere nella transustanziazione come atto di fede e non si dà alcuna possibilità, non si concede alcun margine di vita all’uomo reale che incontriamo ogni giorno per strada e che viene privato della nostra fede. Ciò che spiega la televisione è sacrosanto; le informazioni derivanti dalla Grande Rete sono inconfutabili; le proprie esperienze, quelle del vicino o dei propri avi sono scevre di qualsiasi tipo di verifica o di contestazione; la sospensione del giudizio non è divertente come l’etichettatura o la marchiatura a fuoco…>>

Sia che interessino una tematica ad ampio spettro, sia che riguardino la nostra sfera personale, i fattoidi generalmente provocano due principali tipi di reazione: 1) l’esposizione ragionata di fatti veri da contrapporre alla cosiddetta “macchina del fango”; 2) invece di affannarsi a produrre ‘prove’ (con il rischio di creare altri fattoidi, dei contro-fattoidi), combattere il pregiudizio vivendo pienamente sulla propria pelle la cosiddetta sospensione del giudizio o epoché (nel nostro caso: sospendere il giudizio su chi si diverte a pregiudicare e costruisce o alimenta leggende metropolitane). Accettare i fattoidi; essere spudoratamente conniventi; giocare con le ipotesi contenute nei fattoidi, usando le stesse carte; assecondare la direzione dell’onda fattoidale e addirittura alimentare l’energia cinetica in essa contenuta. Amare la ‘pazzia sputtanatrice’ del mondo; sfidare il fuoco dell’approssimazione; mettere se stessi alla gogna; desiderare di essere l’oggetto del pubblico ludibrio; adottare l’autocalunnia con intenti omeopatici; divenire registi di un film intitolato: Il dottor Stranofatto, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare il fattoide. Adottare un fattoide, farselo amico: nutrirlo, vestirlo, mandarlo a scuola e a lezione di chitarra… Farlo perdurare per smitizzarlo, per diluirlo nella noia e per inflazionare la sua presunta virulenza.

Dinanzi a gravi esempi di ‘infangamento’ capaci di produrre discredito o di minare l’incolumità (anche fisica) di un individuo, scegliere il primo tipo di reazione appare scontato, per non dire urgente. Quando invece si tratta di fattoidi innocui, che riguardano il microcosmo della nostra quotidianità, il secondo tipo di reazione diventa un simpatico ‘esercizio’ di intelligenza e di resistenza, un gioco ironico e strategico, un modo strano di amare (e sopportare) la mediocrità del prossimo, una piacevole pantomima da condividere con amici e parenti in attesa dei FATTI, quelli autentici.

Scrive Friedrich Nietzsche in Genealogia della morale: <<Se realmente accade che l’uomo giusto resti giusto persino verso il suo offensore (e non soltanto freddo, misurato, estraneo, indifferente: essere giusti è sempre un comportamento positivo), se persino sotto l’urto di un’offesa, di un motteggio, di un sospetto personale, l’alta, chiara, tanto profonda quanto mite di sguardo, obiettività di un occhio imparziale, di un occhio giudicante non si turba, ebbene, è questo un saggio di perfezione e di suprema maestria sulla terra>>.

E aggiungo io, realisticamente: una perfezione difficile da raggiungere. La pazienza non sempre viene in soccorso del nostro umile sforzo verso la perfezione. Ci vuole tanto, tanto, tanto esercizio.

VIDEO CORRELATO: La calunnia è un venticello

La calunnia è un venticello,

un’auretta assai gentile

che insensibile, sottile,

leggermente, dolcemente,

incomincia a sussurrar.

Piano, piano, terra terra,

sottovoce, sibilando,

va scorrendo, va ronzando

nelle orecchie della gente

s’introduce destramente,

e le teste ed i cervelli

fa stordire e fa gonfiar.

Dalla bocca fuori uscendo

lo schiamazza va crescendo,

prende forza a poco a poco,

vola già di loco in loco;

sembra ti tuono, la tempesta

che nei sen della foresta

va fischiando, brontolando

e ti fa d’orror gelar.

Alla fin trabocca e scoppia,

si propaga, si raddoppia

e produce un’esplosione

come un colpo di cannone,

un tremuoto, un temporale,

un tumulto generale,

che fa l’aria rimbombar.

E il meschino calunniato,

avvilito, calpestato,

sotto il pubblico flagello

per gran sorte a crepar.

Gioacchino Rossini

“Il Barbiere di Siviglia”

La calunnia è un venticello

Una Risposta to “Il fattoide”

  1. Talvolta la pubblicità è ingannatoria, talvolta invece diverte e cambia la giornata.

    Se Gesù fosse stato un pubblicitario…

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/06/08/jesus-spam/

    Complimenti per il tuo post =)

    Mi piace

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