Da “Alba Rossa” alla Rete-Ombra di Obama

Ogni tanto fa bene rivedere certe pellicole: non tanto per una questione di nostalgia nei confronti di alcuni elementi appartenenti ai ‘tempi andati’, quanto piuttosto per fare autocritica, per realizzare dei confronti tra presente e passato, per delimitare la cultura sociale e politica di un’epoca che oggi, dall’alto del primo decennio del XXI secolo, ci appare inevitabilmente ridicola e anacronistica.

Ho rivisto recentemente il film fantapolitico intitolato “Alba Rossa” (Red Dawn) del 1984 e ho provato la stessa sensazione di quando, alcuni anni fa, ho tentato di rileggere una copia di “Topolino” o quando mi è capitato di rivedere alcune puntate del famoso cartone animato giapponese “Goldrake”: una sensazione di tenerezza mista a imbarazzo. Tenerezza per i legami sentimentali con il periodo storico tirato in ballo; imbarazzo per l’inadeguatezza, la superficialità e la palese ingenuità del messaggio in essi contenuto, ma che all’epoca sortiva l’effetto voluto.

“Alba Rossa” è un classico film patriottardo da guerra fredda in salsa reaganiana: dal punto di vista del pro-americanismo è capace di superare addirittura i film di John Wayne e quelli più recenti di Kevin Costner. Solo che al posto degli illustri attori sopracitati compaiono dei giovanissimi e piuttosto puliti (nonostante i mesi trascorsi in montagna tra guerriglie e attentati compiuti ai danni di sprovveduti comunisti invasori) Patrick Swayze, Jennifer Grey (che rifaranno coppia in “Dirty dancing” ma senza i sovietici) e un Charlie Sheen ‘sbarbatello’ in versione guerriero liceale.

Il film appare tragicamente comico fin dai primi fotogrammi: i paracadutisti degli invasori sovietici, cubani e nicaraguensi non appena toccano terra si accaniscono (sparando, ammazzando, sprecando munizioni e facendo un gran casino) contro un target altamente strategico: un liceo. Ora, tutti noi sappiamo (pur non essendo dei grandi strateghi) che invadendo una superpotenza come gli Stati Uniti d’America tra i punti caldi da controllare, per essere vincenti in tempi rapidi, ci sono senz’altro i licei, gli asili, gli ospizi, le mense dei poveri, le parrocchie e altri luoghi pericolosi, determinanti ai fini della battaglia. La prima vittima causata dall’invasione è nientepopodimeno che – mantenetevi – un professore di storia: categoria pericolosa quella degli storici; personaggi ambigui e guerrafondai sempre col naso tra i libri, pronti a ricordarci date di antiche insurrezioni, vecchie resistenze, guerre dimenticate… Da eliminare subito, senza dubbio. Non bisogna essere dei premi Nobel per capire che il regista ha voluto mandare agli americani dell’epoca un chiaro messaggio socio-politico e culturale che oggi francamente suscita una certa ilarità: difendiamo la nostra cultura, la nostra storia e i nostri giovani. Ma da chi o da cosa? Dalla propaganda comunista, è ovvio, e da un futuro reso incerto dalla costante minaccia sovietica. “Better dead than red” (meglio morti che rossi, cioè comunisti) si diceva negli U.S.A. durante l’oscura epoca maccartista.

Sarebbero tantissimi i punti grossolani di questo film da analizzare, ma non voglio annoiarvi ulteriormente. Dico solo che “Alba Rossa” (insieme a tantissimi altri film tipo “Rambo”, tranne il primo del gruppo che possiede un’anima ed è l’unico a raccontare una storia umana) è lo strumento di una precisa strategia politico-cinematografica: instillare il terrore per i comunisti nella classe media americana (la stessa che oggi, senza aver sparato un solo colpo verso i sovietici, si ritrova senza un tetto e senza un lavoro a causa della cosiddetta ‘recessione’). Anche se da lì a poco la caduta del muro di Berlino e la Perestrojka avrebbero reso inutile lo sforzo ideologico e patriottico di questi bravi registi ‘impegnati’.

Passano gli anni. Cambiano i nemici, mutano gli scenari, evolvono le strategie e le esigenze geopolitiche delle superpotenze sopravvissute. Proprio in questi giorni il Presidente Obama ha annunciato la nascita della Rete-Ombra (ovvero “internet invisibile”): un modo nuovo, incruento e tecnologicamente avanzato per combattere le restanti dittature del pianeta utilizzando il web e le preziose informazioni in esso contenute.

L’attacco alle Torri Gemelle di New York ha rappresentato l’unico momento storico (dopo Pearl Harbor, s’intende) in cui la realizzazione della ‘profezia’ di “Alba Rossa” ci è sembrata vicinissima, intaccando di fatto la presunta inviolabilità del suolo americano: solo che a dirottare gli aerei la mattina dell’11 settembre 2001 non furono i sovietici (ormai ‘estinti’ e storicamente mai stati propensi al suicidio in nome dell’ateismo di stato) bensì un gruppo molto organizzato (bisogna riconoscerlo) di sedicenti musulmani pronti a immolarsi in cambio di alcune decine di improbabili vergini in un illusorio aldilà e di un mucchio di dollari per le loro famiglie nell’aldiquà.

Favorire la ‘primavera araba’ per giocare a carte scoperte e grazie all’aiuto della popolazione locale; fornire ai ribelli informatici del terzo millennio gli strumenti per poter diffondere la verità nascosta dai regimi e per coordinare le azioni eversive verso quelle dittature che bloccano, con la propria arretratezza economica e culturale, l’avanzata del liberismo economico (soprattutto americano) in quella porzione di mondo non ancora adeguatamente inglobata nel sistema commerciale mondiale. Oggi la guerra (e forse non solo oggi) è prevalentemente guerra di conoscenza, guerra di immagini, guerra di informazione. Si abbattono dittature obsolete, sopportate e supportate per troppo tempo, bypassando la censura; si determina l’esito di un referendum utilizzando Facebook, Twitter e YouTube. La rete capta l’insoddisfazione del cittadino magrebino e dello studente italiano. Si fa opposizione utilizzando il web 2.0.

Le piazze reali e quelle virtuali si fondono e coordinano gli sforzi. Si realizzano ‘invasioni dolci’ utilizzando computer portatili e cellulari per l’accesso a reti wireless clandestine. Gli U.S.A. scelgono un’ingerenza da tastiera: un’ingerenza per ‘smanettoni’, molto più difficile da gestire ed eventualmente da prevenire. La rigida contrapposizione dei blocchi Usa-Urss è solo un ricordo che si studia sui libri di storia. Non s’incendiano più le bandiere in piazza ma si preferisce entrare nel libero mercato mandando in esilio i vecchi padri della patria: i ‘fratelli musulmani’ strizzano l’occhio a McDonald’s.

Dallo spauracchio comunista (a cui crede ormai solo Silvio Berlusconi e qualche altro buontempone della sua corte) si è passati all’insurrezione organizzata sui social network; dall’anticomunismo reaganiano di “Alba Rossa” alle ribellioni innescate tramite un internet parallelo e incensurabile. Dopo lo scoppio dell’ ‘ascesso fondamentalista’ (11 settembre 2001) si è passati a una strategia politica ed economica raffinata e preventiva: si aiutano le democrazie in fase embrionale sfruttando via internet l’insoddisfazione popolare. E’ vero: in queste ore stiamo ancora bombardando la Libia con bombe vere, ma il cambiamento della strategia è cominciato. Si avverte. E’ evidente. E’ inevitabile.

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