Che cos’è l’antiberlusconismo?

“NON TEMO BERLUSCONI IN SE’, TEMO BERLUSCONI IN ME”

(Giorgio Gaber)

Ieri mattina mentre bevevo un caffé con un amico iraniano in un bar del centro, discorrendo dei soddisfacenti risultati referendari del 12 e 13 Giugno, ho finalmente esternato una serie di domande che circolavano da un bel po’ di tempo tra i miei pochi neuroni ancora funzionanti, cercando il momento giusto per venire fuori.

Perché durante questi ultimi diciassette anni non ho sentito l’esigenza di un risveglio politico? Perché, nonostante le varie delusioni incassate in qualità di elettore di sinistra, non ho mai ‘perso la testa’ votando l’alternativa ‘per vendetta’ o ‘per provare’ (come disse Iva Zanicchi nel ’94: “Proviamolo!” – riferendosi a Berlusconi come se si fosse trattato di un paio di jeans o di una marca di preservativi)? Perché mi sento, durante questa primavera della politica italiana (qualcuno addirittura già parla di ‘terza repubblica’ anticipando i risultati delle prossime elezioni politiche – 2012? – e utilizzando la vittoria conquistata alle recenti amministrative e ai referendum), come un immobile osservatore esterno che registra le passioni e gli spostamenti dei propri connazionali? Perché non ho subito nemmeno per un decimo di secondo, anche se sono solo un semplice e anonimo elettore senza tessera di partito, la tentazione di abbandonarmi a un proficuo ‘processo di scilipotizzazione’? Perché la mia storia di elettore non è fatta di ‘ritorni’ e soprattutto di fughe? Perché mi sento fortunato nel mio immobilismo elettorale anche se sono consapevole del fatto che il berlusconismo rappresenta ancora una ‘minaccia’ socio-politica e culturale e che lo sarà anche dopo l’uscita di scena di Silvio Berlusconi? E che non è certamente con il ‘posizionamento’ che si combatte il berlusconismo? Perché provo compassione per chi vota PdL o Lega e perché mi sento spinto a compiere una mission culturale nei loro confronti? Perché sento di dover sposare totalmente la tesi di Curzio Maltese quando nel suo libro “La bolla” afferma: “Non ci sarebbe stato un Berlusconi […] Senza tante brave donne che si trasformano in insopportabili matrigne subito dopo la gravidanza, contribuendo a tramandare di generazione in generazione il germe di un fascismo eterno.”? Perché in tutti questi anni, nonostante le illuminanti e necessarie trasmissioni di approfondimento politico come “Annozero”, “Ballarò” e simili, ho sempre percepito autonomamente la presenza o l’assenza della verità? Perché ho avvertito l’alterazione dei fatti? Perché mi sento un privilegiato e non uno che sta all’opposizione? Perché su di me l’anestetico non ha funzionato?

Le risposte a questo lungo e noioso elenco di domande potrebbero essere molteplici e variegate, come le seguenti: perché sono congenitamente fazioso; perché non capisco niente di politica; perché non ho interessi personali legati a certi politici; perché ho una visione intellettualistica della politica; perché sono troppo pigro per cambiare; perché la mia cultura e la mia intelligenza (notare il tono ironico!) non mi permettono di subire alcun tipo di ‘lavaggio del cervello’; perché sono “fuori dal tunnel” del divertimento e quindi non sono influenzabile; perché ho imparato a non aver bisogno delle cose inutili di cui hanno bisogno gli altri; perché vivo al Sud e quindi non ho subito il fascino della Lega Nord che a volte assume degli atteggiamenti rivoluzionari da partito di sinistra; perché posseggo gli ‘strumenti’ necessari per capire; perché non voglio una politica che parla alla mia pancia; perché conosco alcuni meccanismi del linguaggio e so decifrare istintivamente i segni della propaganda dietro i quali si nascondono le menzogne; perché la mia coerenza rasenta l’autismo; perché mi illudo di non aver bisogno di un risveglio ma in realtà dovrei anch’io rivedere i miei presunti valori politici…

La madre di tutte queste risposte è in realtà rappresentata dall’unica risposta che si può dare alla domanda delle domande: CHE COS’E’ L’ANTIBERLUSCONISMO?

Per lo zoccolo duro (un po’ meno duro dopo i referendum) del cosiddetto “Partito dell’Amore”, ‘antiberlusconismo’ è sinonimo di ‘dispetto’, ‘cattiveria’, ‘invidia’, ‘eversione’, ‘comunismo’, ‘persecuzione’… Io posso solo dire che l’antiberlusconismo è una cosa seria che trascende la politica: è uno stile di vita che va oltre il numero di voti, oltre la ricchezza dell’imprenditore Silvio Berlusconi, oltre i programmi di partito, addirittura oltre l’opposizione. E’ una filosofia dell’esistenza che affonda le proprie radici in valori inattaccabili dalla propaganda e dal populismo demagogico e quindi inintercettabili: essa si nutre di letture importanti, di confronti storici, di differenze e di trasversalità, di passione per le analogie, di vita vissuta e non di sondaggi, di esercizi distopici offerti dalla narrativa fantascientifica, di verità riscoperte durante la salutare pratica della ‘disappartenenza’, di individualismo intellettualistico, di una criticità data per dispersa, di un satirico snobismo antropologico, di severe ma obiettive critiche sociali, di verifica della notizia, di un riscoperto classismo che fa diventare l’essere umano ‘non omologabile’…

Tutte cose che Silvio Berlusconi non potrà mai capire. Cose che, per essere conquistate, esigono sforzo, sacrificio, follia mista a umiltà, autocritica e disprezzo per se stessi, confronto e una buona dose di solitudine corroborante da assumere prima della piazza. Antiberlusconismo significa ‘farsi un accurato esame di coscienza’.

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