Fenomenologia “battiatesca”

Per ‘fenomenologia’ s’intende la descrizione pura e semplice d’un complesso di fenomeni, come si manifestano nello spazio e nel tempo. Per Husserl in particolare la fenomenologia ha il delicato compito di indagare sulle ‘essenze’, cioè sugli elementi fissi che si presentano nell’esperienza vissuta e sono colti dall’intuizione nelle esperienze più diverse… Dopo una simile premessa appare pleonastico sottolineare che chiunque si appresti a leggere questo libro di Enzo Di Mauro intitolato  “Fenomenologia di Battiato” (ed. Auditorium) pensando di trovarsi dinanzi a un testo ossequioso, acritico e colmo di buonismo, finalizzato alla semplice descrizione (promozione) dei singoli album del cantautore siciliano, è destinato a incassare una solenne delusione. Si tratta, volendo trovare una definizione adatta, di un’analisi concisa, intuitiva (quindi onesta) e in alcuni punti ‘spietata’ riguardante il fenomeno creativo di uno degli artisti più interessanti e controversi del panorama musicale italiano degli ultimi quarant’anni.

Molti tra quelli che oggi si definiscono fans di Battiato (soprattutto i più giovani) in realtà hanno ‘scoperto’ questo grande autore in concomitanza del grande successo ottenuto con il brano “La cura”, accettando incondizionatamente la sua genialità musicale e senza avanzare dubbi sul suo risultato discografico. Il libro di Di Mauro, invece, non fa sconti o favoritismi: e questa ‘imparzialità scientifica’ nel descrivere il “personaggio Battiato” (caratterizzato da dualismi e contraddizioni) si avverte fin dal capitolo introduttivo scritto da Claudio Chianura: <<… Considerato come un vero e proprio maestro di pensiero, il suo parere viene richiesto sugli argomenti più disparati. Ma se cercassimo nelle sue innumerevoli dichiarazioni un pur minimo cenno di coerenza, resteremmo delusi.>> (pag. 24). Oppure: <<… Gli piace cullarsi nell’idea di aver compiuto un percorso ascetico, una evoluzione che dall’aridità sperimentale lo ha condotto al riconoscimento e all’apprezzamento generale, nobilitato di tanto in tanto da qualche puntatina nei giardini profumati del sacro e dell’opera, tra i banchi di una chiesa o i palchi di un teatro.>> (pag. 36)

Più anatomico e ‘cattivo’ il capitolo centrale di Di Mauro che dà il titolo al libro, ma si tratta di una ‘cattiveria’ necessaria, catartica, che scarnifica il segnale emesso da Battiato, rendendolo finalmente puro, ‘fenomenico’, privo di quei tipici abbellimenti da fanatico. L’autore c’invita, in fin dei conti, a non concentrare le nostre energie mentali solo ed esclusivamente nell’esegesi esasperata dei testi di Battiato (“cosa avrà voluto dirci il Maestro in questo brano?”), ma ad analizzare il ‘fenomeno Battiato’, la sua storia musicale e umana, con la freddezza degli scienziati, tentando di scrivere, a distanza di quarant’anni dall’inizio del suo cammino esperienziale, una ‘postfazione’ veritiera e scanzonata: <<… La rivolta, ogni rivolta, pretende la rinuncia, la sottrazione, l’ascesi, la solitudine, ossia il desiderio della sconfitta storica. A Battiato, invece, per sua fortuna, il consenso e il successo non sono mancati. Egli allora, in quanto pestigrafo e apocalittico, ha perduto, ma ha vinto come emblema, come stemma, come icona… di un’epoca che egli ha creduto di maledire.>> (pag. 62)

E questa spietata decostruzione rende il personaggio Franco Battiato ancor più interessante agli occhi di quei veri estimatori che mai si autodefiniranno semplicemente ‘fans’.

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