Echoes of sufi dances

Franco Battiato ha affermato in un’intervista con Carlo Silvestro per “King” nel 1991: “Incontrare la meditazione per me ha voluto dire incontrare la mia realtà interiore (…). E’ una specie di morte, anche se solo per un attimo: vedi morire la tua personalità e al tempo stesso vedi apparire la tua individualità, il tuo essere eterno e immortale. Questo ha aperto uno spiraglio totalmente nuovo nella mia esistenza.”

Una ‘morte’ necessaria che permette di raggiungere la vera modestia, l’umiltà liberatrice, il disprezzo di sé (da non confondere con l’autolesionismo e la disistima), il distacco dalle presunte conquiste, dai falsi traguardi, dai successi effimeri che ingannano. La propria individualità come uno strumento con cui esercitarsi quotidianamente, per essere in uno stato di miglioramento perenne. Uno strumento dinamico da contrapporre alla staticità della ‘personalità’. Battiato, da sempre vicino al mondo interiore dei mistici sufi, sottolinea questo bisogno di ‘annullamento’ anche nel simpatico incipit del brano in inglese “Up patriots to arms” dell’album “Echoes of sufi dances”: una donna parla al telefono con un interlocutore che non sentiamo, ma dal dialogo emerge la frase “nothing especial” – “niente di speciale” – in riferimento al brano “Up patriots to arms” che è già in sottofondo. La “armi” a cui sembrerebbe riferirsi Battiato – e al cui uso sprona i veri ‘patrioti’, non quelli che fanno barricate per conto della borghesia: migliorare il proprio ‘interiore’ significa migliorare l’intera patria – sono proprio queste: la distruzione dell’Io superbo, lo sviluppo dell’occhio interiore, la vera umiltà, il silenzio da contrapporre alla gloria, la modestia per combattere l’autoreferenzialità, il ‘non prendersi troppo sul serio’ per sopravvivere a se stessi e per riuscire a ridere con serenità dei potenti…

Ma questi sono solo “echi” di un lavoro infinito e affascinante.

“Yeeess? Hello, yeah this is Carola, who are you?… [l’altro tipo dice il suo nome, ma si sente solo la donna] Ah, sure I remember, uh Johnie! How are you?… What are you doing in New York?… Ahh, just passing through eh… California?! Oh Jesus! I was up there last year, it rained every day, yeah… it was terrible… [l’altro chiede a lei cosa sta facendo, ma non si sente] Oh, nothing but… listening to a record… Nothing especial. Just an Italian singer like you. Do you wanna hear it? Wait just a minute… I go and turn up the volume!”

‎”Siiì? Pronto, sono Carola, chi è?… [l’altro tipo dice il suo nome, ma si sente solo la donna] Ah sì che mi ricordo, Johnie! Come stai? Cosa fai a New York?… Ah, sei solo di passaggio… [l’altro presumo che dica dove è diretto] California?! Oddio, ci sono stato lo scorso anno, ha piovuto ogni giorno, sì… è stato terribile… [l’altro chiede a lei cosa sta facendo, ma non si sente] Oh, nulla in particolare. Sto ascoltando una canzone… Nulla di speciale. Solo un cantante italiano come te. Vuoi ascoltarlo? Aspetta solo un minuto… Vado e alzo il volume!”

(grazie a Tommaso Fia del BVT per la traduzione)

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Una Risposta to “Echoes of sufi dances”

  1. Destino Says:

    Questo mi mancava..
    Incontrare la nostra “realtà interiore”, quanti di noi ce la fanno, quanti di noi desiderano ciò e quanti tentano di raggiungerla.
    Grazie Michele, mi piace molto e lo condivido!

    Mi piace

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