L’afa di Eilat

Dedicata a questi giorni di afa in Italia. Incredibilmente la pagina di diario che segue mi è tornata in mente la scorsa notte, non riuscendo a dormire a causa del caldo, tra il 22 e il 23 agosto del 2011: esattamente diciassette anni dopo l’esperienza dell’afa di Eilat. Gli orologi della memoria scattano silenziosamente ma con decisione insonne; seguendo scadenze e anniversari inconsci ci risvegliano dalla monotonia. L’afa israeliana, i corsi e ricorsi della storia personale, la riproposizione dei contenuti e l’inganno delle forme che cambiano, il contrasto tra il turismo stanziale e l’esperienza “di passaggio”, la solitudine alberghiera su uno sfondo paradisiaco, l’osservazione quasi scientifica e morbosa contro la rilassatezza delle comitive di amici, l’inadeguatezza dell’anima e il sentirsi “fuori dal tunnel del divertimento”, la contrapposizione tra deserto e mare, tra la ricerca superiore e il divertimentificio, tra la voglia di essere soli e l’obbligo allo svago… Il capitare quasi per caso in un luogo vivo e la strana gioia provata nel ripartire.

<<… La mia parte assente s’identificava con l’umidità…>> cantava Franco Battiato in Arabian Song. Un’umidità deprimente, asfissiante, capace di aggravare la dissociazione tra mente e corpo, di evidenziare il divario tra l’obiettivo interiore e il caos esterno. Ma come recita un adagio: “Non si va mai tanto lontano come quando ci si perde.”

22-08-1994

Lascio il Youth Hostel di Mizpè Ramon e con l’autobus 392 mi dirigo alla volta di Eilat.

Lungo la strada incontro solo “il deserto dei padri” e basi militari a testimoniare la vicinanza con i confini di quei paesi arabi che anni fa diedero del filo da torcere a Israele: Egitto e Giordania. Scendendo sempre più a sud Israele assume una forma curiosa, come si può apprezzare dalla cartina: diventa triangolare, a imbuto, con la punta rivolta verso il Golfo di Aqaba. E proprio alla punta di questo “imbuto geografico” c’è Eilat, ultima località dello stato d’Israele. Fiorella Mannoia in Italia ha dedicato anche una canzone a questo luogo – “Sorvolando Eilat” – e in una strofa la cantante dai capelli rossi fa riferimento alle caratteristiche “montagne rosse” che si vedono poco prima di giungere a Eilat. Una volta superate le montagne rubiconde appare la “Rimini del Mar Rosso”.

Caotica, viva, calda (più calda di tutti i posti in cui sono stato da quando sono sbarcato in Israele), troppo turistica per i miei gusti e sicuramente dedicata a chi ama il caldo tropicale e  vuole fare una vacanza solo ed esclusivamente per divertirsi, senza obiettivi culturali. Eilat è un “divertimentificio”, la classica città di mare con forte vocazione turistica in cui io personalmente non passerei mai per intero le mie vacanze estive. Un giorno, due giorni… E via. Comunque ho voglia di conoscerla e quindi mi dirigo alla ricerca di un posto per la notte. All’Ufficio Turistico mi propinano una guida commerciale che non serve a niente e mi dicono di tentare all’ostello. Niente da fare: tutto pieno. Allora “agguanto” una stanza in un hotel di media categoria e mi libero dagli zaini che diventano ogni giorno più pesanti. E’ una stanza singola tutta per me con un comodissimo lettone e l’aria condizionata che prontamente accendo “a palla”. Approfitto dell’ampio bagno per fare… “il bucato”: lavo le magliette e il resto del vestiario sporco, che in seguito appendo sulla mia provvidenziale cordicella già protagonista di altri bucati raminghi. I panni si asciugano in un batter d’occhio. Eilat: 42°C. Un vero inferno! […]

Eilat non mi piace forse perché fa troppo caldo e poi non ho la compagnia giusta. Anzi, non ho affatto compagnia. Vediamo se questa perla calda del Mar Rosso riesce a superare l’esame “notturno”. Penso che di sera, oltre al fatto di fare meno caldo, Eilat sia più carina perché la vita “by night” è morbida e avvincente. Infatti c’è più gente che gira tra i locali, ma io mi dirigo verso una tranquilla birretta fredda da gustare sulla spiaggia guardando il mare e le luci delle navi a largo. […] Finita la birra, me ne ritorno in hotel dopo aver fatto un giretto tra la gente che compra souvenir ed è tutta presa dall’appuntamento in discoteca a cui non può rinunciare.

Mentre sono qui nella stanza 12 dell’ADI Hotel di Eilat e l’aria condizionata rinfresca tutto l’ambiente, mi ritrovo a scrivere disteso sul letto in mutande e non posso non ripensare alla giornata di ieri e all’escursione nel deserto del Negev. […] Ma il rumore monotono del condizionatore a pieno regime mi riporta nel presente, nella mia stanza a Eilat.

Eilat di sera e di notte recupera decisamente i punti che perde di giorno. Il caldo infernale del pomeriggio viene mantenuto anche di notte, anche se l’escursione termica tra giorno e notte dovrebbe far calare la temperatura. Ma mi sono illuso. E’ come se qualcuno avesse lasciato un enorme forno elettrico acceso e tutta la casa è inondata da aria calda che circola selvaggia in cerca di corpi da cuocere. O è come se ci fosse un gigantesco asciugacapelli puntato dritto su Eilat. Il vento caldo e afoso, trasportato dalla brezza di terra, deriva come è facile intuire dal deserto del Negev che sta alle spalle delle montagne rosse di Eilat. Una luna piena color giallo sabbia vigila tranquilla sugli hotel costosi e sui locali di questa “Miami Beach israeliana”. Non sembrerebbe che, guardando verso il mare, a destra ci sia l’Egitto e a sinistra la Giordania. Sembra, invece, di stare in California.

Una birra in riva al mare e una musica piacevole che deriva dalla discoteca più vicina. Questo è il mio modo di vivere Eilat. Solitario me ne vò per le strade che costeggiano la laguna fino ai negozi lussuosi dell’interno. La mia serata a Eilat è breve: alle 23 sono già in camera dove sto scrivendo.

L’afa di Eilat rappresenta una condizione metafisica che va oltre la metereologia, insinuandosi tra le pieghe di un io inquieto e viaggiatore; è uno stato d’animo umido e instabile che mi rende ancor più estraneo al contesto. Me ne devo andare.

Domani mattina presto farò un tuffo in mare per rinfrescarmi le idee. E poi ripartirò.

(tratto da “Viaggio in Israele”)

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