Disappartenenza

<<Molteplici e stratificati nella quotidianità, da tempo immemorabile, sono i luoghi dell’appartenenza: le parrocchie, la famiglia, le sedi di partito, gli stadi, i circoli delle tifoserie, i circoli letterari, le riviste culturali, le caserme, i seminari, le associazioni, i sindacati, i club, i gruppi, le comitive del sabato sera, le piazze, i luoghi delle feste comandate e degli altri giorni rossi sul calendario, le categorie, le assemblee condominiali, le accademie, le scuole, le confederazioni, le squadre e le squadracce, le ronde, i branchi, le patrie, le convergenze elettorali travestite da diritto, gli eserciti della salvezza, le varie forme di solidarietà, le istituzioni… E persino, oserei dire, certi virtuali luoghi d’appartenenza: i siti web, i forum, i social network. Tutto ciò che ha per obiettivo il riunire dovrebbe essere aborrito come la peggiore malattia infettiva mai riscontrata nella storia naturale del pianeta Terra.

Il vero scopo dell’essere ricercante dovrebbe essere la disappartenenza. E, di conseguenza, la conquista della lontananza che rende sereno il pensiero dell’uomo nevrotico e domestico.

Il metro adoperato per realizzare l’esclusione dell’individuo non è più solo basato, o forse non lo è mai stato, sulla ricchezza in quanto tale, ma sui simboli a essa legati: altri e più sofisticati fattori d’appartenenza condizionano il “libero mercato delle idee e delle persone”. I capolavori della letteratura fantascientifica distopica appaiono irrimediabilmente superati se confrontati con la subdola situazione attuale.

Molte persone, dopo il crollo del muro di Berlino e il disfacimento dell’Unione Sovietica, entrarono in una profonda crisi esistenziale perché era venuto a mancare un solido punto di riferimento verso cui veicolare le proprie paranoie politiche, ideologiche e religiose: la diluizione del “male” esige, oggi, un’analisi più accurata e non di tipo ideologico. Il “nemico esterno” è divenuto parte integrante della famiglia e ammicca ogni sera dallo schermo, ma nessuno lo vede.

Fattori che un tempo rientravano in una sfera più squisitamente “esoterica” e che oggi, invece, hanno raggiunto una popolarità incontenibile a causa di un’amplificazione mediatica travestita da innocuità colorata e sensuale. Fattori che se non rientrano in un preciso schematismo di riconoscimento condizionato dalla frequenza a cui accennavamo (vedi il post “Andare di moda”, n.d.b.), possono causare l’esclusione preconcetta dell’individuo considerato “strano” e quindi bollato come non adatto alle relazioni standardizzate degli individui “normali” e per questo vincenti (n.b. vincenti se relazionati all’ “ippodromo sociale” in cui sono stati “allevati”); individui che recitando bene la parte di quelli che si integrano perfettamente nell’atmosfera di comune appartenenza e di tradizione catto-produttivistica (il concetto paternalistico di un doveroso sacrificio riassunto subliminalmente nell’onnipresente crocifisso e l’aborrimento dell’ozio creativo che distacca l’uomo dal Sistema-Padre), si assicurano un passe-partout universale con cui attraversare tutti gli strati sociali. Facilitazioni che il dubbioso ma coraggioso isolatra, per sua natura e per formazione, essendo assetato di alterità culturale e ignorando certe dinamiche localistiche e familiari, non otterrà mai. Subendo, anzi, il gioco delle facili congetture e dei “se fosse”: ma la guerra contro le abitudini inossidabili tramandate di generazione in generazione esige un sacrificio personale in termini di impopolarità e di incomprensione. L’equivoco e la diffamazione diventano bagagli inseparabili.>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 11-14)

5 Risposte to “Disappartenenza”

  1. Giacomo Says:

    In linea romantica condivido. In concreto fammi sapere come mangi, perché se ti disappartiene anche il salumiere è un problema.

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    • Ovviamente mi riferivo ai luoghi che condizionano le idee, l’anima… ma non vedo alcuna minaccia ideologica in un buon panino con la mortadella! E spesso scambiare due chiacchiere con il salumiere è istruttivo, perché conosce la vita vera della strada. Buon appetito…😉

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  2. Ecco il modo con cui ho espesso tale aspetto (da “Fidelio” di carmine Senatore)

    “Era stato un militante del Partito Comunista Italiano e, dopo lo scioglimento, era “un sospeso” dell’area della sinistra, oscillante tra un libertismo anarchico a una tolleranza critica. Votava a volte per la sinistra estrema, più spesso per il partito democratico secondo le contingenze e gli accadimenti del momento. Quello che era stato un momento totalizzante della sua militanza politica divenne un aspetto, non certo marginale, ma meno importante del suo impegno.

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  3. condivido su tutti i miei social:)..direi..meno male che Michele c’è!!

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