Radio Ga Ga

<<Immersi nel silenzio della lettura, in realtà dovremmo sentire meglio di chiunque altro il rumore vitale degli infiniti spazi che attraversiamo restando immobili: un miracolo che in epoche passate rappresentava l’unica possibilità, a disposizione di pochi eletti, per accedere a saperi e sensazioni inimmaginabili. Oggi l’abuso imperante dell’immagine sembrerebbe aver letteralmente ucciso lo stupore del lettore dinanzi alla parola.
Scrive Jean Baudrillard ne “Lo spirito del terrorismo”: “Che ne è allora dell’evento reale, se dappertutto l’immagine, la finzione, il virtuale entrano per perfusione nella realtà?”
Durante i secoli precedenti all’avvento dell’immagine tecnologicamente differita, immagazzinata e manipolata, la lettura non faceva parte e non poteva in alcun modo far parte degli eventi reali: la verginità cerebrale degli uomini dell’epoca non lo avrebbe permesso. Oggi, invece, la frase di Baudrillard può essere tranquillamente applicata anche all’evento lettura: nel mondo in cui viviamo cosa c’è di più “reale” della limpida verità offerta dalla lettura? Ed è per questo che, raggiunta una certa età e superata la fase della scolarizzazione, non bisognerebbe più acquistare libri contenenti illustrazioni: ritornare alla cruda realtà della fantasia scritta. Un ossimoro che troverebbe la sua ragione d’essere se solo avessimo il coraggio di renderci conto dell’inquinamento informativo (Info-Pollution) in cui viviamo. Applicare una necessaria iconoclastia alla propria esistenza per riscoprire le immagini che abbiamo dentro: ripulire il segnale emittente e ricevente per riconoscere l’immagine interiore offuscata dai radicali liberi del superfluo mediatico. Ritornare a leggere, ad ascoltare la radio, invece di parcheggiare le nostre esistenze dinanzi a squallidi palinsesti inventati per l’intrattenimento dei mediocri.>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 22-23)

testo tradotto di “Radio Ga Ga” dei Queen

Una Risposta to “Radio Ga Ga”

  1. L’ha ripubblicato su Pomeriggi perdutie ha commentato:

    ripulire il segnale emittente e ricevente per riconoscere l’immagine interiore offuscata dai radicali liberi del superfluo mediatico. Ritornare a leggere, ad ascoltare la radio, invece di parcheggiare le nostre esistenze dinanzi a squallidi palinsesti inventati per l’intrattenimento dei mediocri.

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