Il poeta è un cinico

<<L’insoddisfazione delle proprie vite, il dolore, la solitudine, sono dei fattori predisponenti necessari per una scrittura che vada a fondo nell’animo umano o si può scrivere in modo frivolo anche solo per soddisfare esigenze estetiche… per pura descrizione?

Alle volte uno stato d’animo angosciato, a causa delle cose della vita che uno non può rea­lizzare, a causa anche di una “attesa tradita”, ti dà la possibilità di ottenere un’alternativa altro­ve, di coglierla altrove e di riscattare il vissuto altrove…

Ci sono altre scuole di pensiero che vedono la poesia come una finzione e non come sofferen­za; come un rebus da risolvere; la poesia come capacità nel saper realizzare delle cose. La sofferenza è una finzione, in quanto il poeta non fa nient’altro che utilizzare delle forme. IL POETA È UN CINICO. Non è detto che il poeta debba essere per forza un sofferente, un’anima in pena, ma è un “grande cinico” che sfrutta le situazioni. Un funerale? Ci fa una poesia. Chernobyl, le Twin Towers…? Ogni occasione è buona per fare una poesia. Il poeta è uno che sfrutta per un proprio tornaconto; lucido, freddo, anche nelle situazioni negative lui scrive una poesia. Quindi non ci vedrei una grande sofferenza in questo atteggiamento.

Io personalmente ho scritto poesie “rubando” immagini alla gente; ho sentito parlare di sogni, di esperienze che ho ascoltato e rubato e su cui ho costruito poesie…>>

(tratto da Intervista a Vito Cerullo – “Nugae” n.4/2005)

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7 Risposte to “Il poeta è un cinico”

  1. Destino Says:

    Per l’approccio che poi ognuno di noi ha di fronte ad una lettura.. be, allora si potrebbe veramente scrivere un libro:-)))

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  2. Destino Says:

    Ho pensato un po’, a rate.. ma ho pensato!
    Dissento da ciò che c’è scritto nell’articolo ma, allo stesso momento, posso anche essere d’accordo con alcune cose..
    Il poeta è “cinico” nel momento in cui sfrutta una situazione che non gli appartiene e la rende sua, trasformandola in parole “confezionate” per l’occorrenza, sotto forma di poesia.
    Questo può anche essere vero, un poeta che si mette a tavolino per concentrare in poche rime un argomento, sia esso un dramma, una gioia, una festa, una catastrofe.. un sentire comune.. per sfruttare la situazione, per un proprio tornaconto; un poeta così posso anche immaginarlo!
    Però poi, e c’è un però, devo pensare che abbia fatto tutto questo solo per seguire una “corrente” che in quel momento diceva, o pretendeva che si parlasse di un certo argomento. O posso anche pensare che sia stato “colpito” da questo argomento, così tanto, da far scaturire in lui il desiderio di parlarne, di parteciparvi con le sue parole?
    La poesia, per come la vedo io, non è come scrivere un articolo di giornale, dove se alla base c’è qualcuno che sa scrivere divinamente il pezzo e ha tutte le notizie del caso, molto probabilmente, verrà fuori un bell’editoriale. No! Amo la poesia, non tutta naturalmente, ma la conosco un po’ e mi chiedo anche perché alcuni autori sono “memorabili” e altri meno. Mi chiedo perché, pur parlando dello stesso argomento, la poesia di “uno” rimane alla storia ed è sulla bocca di tutti, evocando immagini, suoni e situazioni.. mentre un’altra poesia con identico argomento, magari non viene neanche notata.. eppure in quel periodo si richiedeva l’attenzione verso quella situazione! Come mai? Forse perché poi i poeti non sono tutti così “cinici”? Forse perché ci sono poeti, (o chiaramente poetesse), che soffrono, che vivono delle vite particolari, magari più complicate, magari più banali. Ci sono degli uomini che di fronte ad una notizia, ad un evento, reagiscono in modo diverso, “sentono” in modo diverso, empatizzando l’accaduto, facendolo proprio. E’ da qui che magari nasce la poesia, nasce un qualcosa che rimarrà nel tempo, suscitando emozioni, sentimenti, pensieri.. che non possono fondarsi su di un “cinico incipit”. Mi rifiuto quasi di pensarlo! Perché l’idea mi fa guardare tutti i libri che ho di poesia, di quella poesia che mi incanta e penso a quante vuote parole ci siano dentro.. Che tristezza!
    Si vede che ho pensato “a rate”, ma spero di aver chiarito il mio pensiero..
    Ciao Michele!

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    • Grazie Destino per aver pensato… 🙂
      Condivido il tuo commento e penso che sia la strada giusta da seguire parlando di poesia. In realtà bisognerebbe interagire con il poeta intervistato e capire ulteriormente cosa volesse intendere… ma l’intervista è “vecchia”, i contatti li ho persi e quindi possiamo solo affidarci al nostro intuito. Dinanzi a tali affermazioni bisognerebbe ‘studiare’ anche la vita personale dell’intervistato (io l’ho fatto per un periodo), collegare la qualità del suo vissuto al concetto di cinismo… insomma un lavoro biografico. Nella vita esistono persone che si calano nel vissuto quotidiano e lo vivono intensamente, con passionalità, dando vita a una poesia altrettanto intensa (“e si sente!”) e persone che vivono ai margini in senso lato, che vivono come topi che si nutrono delle briciole della società e producono una poesia con materiali di risulta provenienti dalle vite degli altri (come ha ammesso candidamente l’intervistato)… Forse la parola “tornaconto” è stata usata in maniera incauta per descrivere il momento pratico, il fatto, l’azione del costruire una poesia (perché in fin dei conti un verso va costruito quasi come succede per un articolo o un racconto). Esistono poeti istintivi e poeti architetti! 🙂 Sul versante dell’emozione non saprei dirti: io quando mi sono cimentato non ho potuto scindere l’idea che mi colpiva e mi ossessionava, dalla costruzione del verso. A volte l’emozione ammazza la tecnica e viceversa. Occorre un compromesso. Non so se hai letto tutta l’intervista: l’intervistato è un “collezionista” di parole e di segni. Conserva i fatti e le immagini come un artista di collage conserva pezzi di vetro colorato e altri oggetti per incollarli al momento giusto. Forse è un po’ border line… Un po’ “maniaco”…

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      • Destino Says:

        E’ come dici tu! Bisogna conoscere bene le biografie dei vari personaggi, i vari legami tra ciò che si scrive e ciò che magari si è vissuto in prima persona.
        Difficile chiaramente, giungere a delle conclusioni, tenendo conto soltanto di alcune frasi all’interno dell’intervista, ci vorrebbe più spazio, più conoscenza. Solo così, magari, si potrebbe tentare una prima interpretazione a termini come “cinismo” usati dal poeta in quel contesto, in quel momento..
        E’ tutto relativo.. come dicesti tu una volta, però non si può non pensare e commentare!
        Ciao ciao..

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  3. bel pensiero….condiviso ma…non del tutto…rifletto anch’io

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  4. Destino Says:

    .. ho letto.. ho bisogno di pensarci un po’.. mmmm…

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