A proposito del Mind Uploading…

Che cos’è il Mind Uploading? In poche parole è il trasferimento della mente di un individuo dal cervello a un supporto non biologico. Direte voi: “ma è fantascienza!” In parte è così – per ora – ma la ‘discussione’ intorno alla realizzazione del M. U., almeno dal punto di vista filosofico e teorico, è più vecchia di quanto si possa immaginare. Siamo giunti a un punto, però, in cui il progresso tecnologico e le conoscenze riguardanti la struttura anatomica e la fisiologia del cervello, avvicinano gradualmente il sogno fantascientifico alla realtà. Che significa ‘trasferire’ una mente? Per cogliere il significato del trasferimento mentale bisogna partire dal presupposto che il pensiero è un prodotto meccanicistico: un meraviglioso e stupefacente prodotto, ma pur sempre il risultato di un’evoluzione anatomica ed elettrochimica… Certo, è stato più facile ricostruire la fisiologia dello stomaco che quella del cervello, ma il fatto che ci sia ancora tanto da fare sul versante della conoscenza del funzionamento del sistema nervoso, non significa che non si farà.

Il tema del doppio

Realizzare il Mind Uploading significa sostanzialmente creare una copia (o più copie) della nostra mente. Maggiore sarà la precisione con cui avverrà la scansione (“scanning”) e la conseguente mappatura sinaptica del cervello, maggiore sarà il grado di emulazione raggiunto. Anche se la mappatura da sola, senza l’introduzione di variabili fisiologiche (ormoni, influenze chimiche interne…), servirà a ben poco: il cervello è un organo estremamente complesso. L’intima conoscenza della neurofisiologia unita al progresso esponenziale raggiunto in campo informatico renderanno possibile l’abbattimento delle ultime barriere tra l’originale e la copia.

Il tema del doppio è un tema non nuovo per la fantascienza: racconti, film, telefilm, fumetti c’insegnano che i doppi in un modo o nell’altro, prima o poi, creano solo problemi. All’inizio della storia il doppio rappresenta la novità, la comodità, il progresso – vuoi mettere il piacere di mandare la tua copia a un duello o a raccogliere campioni di lava su un vulcano che minaccia di esplodere? – ma a un certo punto la narrazione devia verso i cosiddetti ‘imprevisti’. È già così difficile gestire la nostra complicata unicità!

Per ora il M. U. è solo teoria (la ricerca ha compiuto finora piccoli passi su modelli non umani) ed è troppo presto per parlare di menti innestate su robot umanoidi che prendono coscienza della propria individualità e se ne vanno in giro a combinare guai a nome nostro e con i nostri ricordi! Quindi preoccupiamoci dei profili clonati sui social network o dei cosiddetti furti di identità, espedienti molto in voga attualmente per spillare soldi ai malcapitati, perché quando il tema del doppio derivante dal M. U. diverrà un tema caldo sarà molto difficile dimostrare anche da un punto di vista legale che a compiere il crimine è stata la nostra copia e non noi stessi. Sarà difficile perché in fin dei conti le copie saranno noi, come in una sorta di vita parallela: come dimostreremo che, nelle condizioni in cui si è venuto a trovare il nostro doppio, non avremmo fatto lo stesso? Il suo crimine sarà il nostro crimine a meno che il codice penale non distingua la copia dall’originale fornendo piena dignità e autonomia giuridica al nostro doppio. Ma rendere autonoma la nostra copia, e quindi affidarle responsabilità civili e penali, significherà non considerarla più come la nostra copia e questo, lo capite da soli, sarebbe una contraddizione in quanto il nostro doppio sarebbe effettivamente una copia identica del nostro io e non solo una sua reinterpretazione.

Una questione spinosa non risolvibile nemmeno recuperando l’esperienza dei gemelli omozigoti: due gemelli nati da uno stesso zigote pur essendo identici e pur condividendo – anche a distanza – pensieri e in qualche caso azioni, hanno fin dalla nascita due menti ben distinte, ognuna delle quali segue una propria strada fatta di esperienze, di ricordi, di azioni e reazioni separate. La copia ricavata dalla mente di un uploadato di trentacinque anni, invece, avrebbe l’esperienza dei primi trentacinque anni dell’originale e in più le esperienze vissute autonomamente in qualità di copia, ma che sarebbero comunque condizionate dal vissuto dell’originale: la nostra copia potrebbe incontrare una nostra vecchia fiamma del liceo e riuscire a realizzare un rapporto sentimentale che l’originale non era stato in grado di realizzare. Oppure potrebbe decidere di vendicarsi di qualcuno… In entrambi i casi, sposare un’amica del liceo o uccidere una persona odiata, su chi ricadrebbe la colpa? Sull’originale che conteneva le premesse di quei gesti o su chi le ha realizzate? Bloccare penalmente la copia che commette un atto criminoso non sarebbe un’ipocrisia dal momento che l’originale da cui ha tratto ispirazione la copia rimarrebbe a piede libero?

Copie interattive

Una volta copiata e trasferita, quale sarebbe il destino della mente? Poiché il cervello da cui si trasferisce la mente è dotato di capacità cognitive, si presume che anche la sua copia avrà le stesse capacità che non si limiteranno alla sola consapevolezza o alla condivisione nella rete informatica dei propri pensieri. Quale sarà il grado di interazione tra il computer che ospiterà i risultati della scansione e la realtà esterna? Dal momento che la mente di una persona non è solo il risultato di pensieri generati in maniera solitaria ma soprattutto di informazioni sensoriali ricavate dall’esperienza relazionale e dal mondo esterno che ‘nutre’ la mente, il computer sarà corredato di sensori capaci di simulare i recettori che nel corpo fisico rappresentano le terminazioni nervose appartenenti ai cinque sensi?

Una mente non è solo il risultato di ricordi: integrare in tempo reale le esperienze con i dati (sensoriali e culturali) provenienti dall’esterno sarà il passo successivo di questa evoluzione. Ricordate il dottor Simon Wright, denominato anche Il Cervello Vivente, dell’anime Capitan Futuro? L’encefalo del vecchio scienziato, amico di Curtis Newton (Capitan Futuro), viene trasferito in un contenitore artificiale fluttuante. Anche se non si tratta di un trasferimento avvenuto grazie alla tecnica dello scanning, come previsto dai protocolli finora elaborati per il M. U., ma di un vero e proprio ‘spostamento’ di organo dalla sede cranica a un supporto meccanico, quello del cervello fluttuante del dottor Wright è un esempio perfetto di interazione post mortem tra cervello (e quindi la mente) di un soggetto e la realtà esterna.

L’obiettivo postumano di una mente uploadata in grado di comunicare con l’esterno rappresenta il senso di uno sforzo transumanista che non è solo fantascienza: non servirebbe a niente fare il backup della propria mente senza fornirle l’opportunità di continuare a interagire con le persone, i luoghi, gli oggetti, le emozioni che hanno contribuito nel corso di una vita alla costruzione dell’io.

La perdita dell’aura

Nel saggio intitolato L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, il filosofo Walter Benjamin afferma che la riproduzione di un’opera d’arte in vista di una sua diffusione (basti pensare alle stampe di un quadro vendute negli store dei musei) causerebbe la cosiddetta “perdita dell’aura”. L’aura è costituita dalla sensazione derivante dall’incontro tra l’originale e l’osservatore: una via di comunicazione ‘mistica’ e unica che la cultura di massa ha definitivamente demolito. Effettuando un parallelismo forzato e considerando la mente umana come un’opera d’arte potremmo dire lo stesso anche per quanto riguarda le copie ottenute con il M. U.? I transumanisti, negando ogni forma di misticismo, non sembrano porsi il problema: l’unica perdita preoccupante per loro è la perdita di dati fondamentali durante la fase di trasferimento della mente. Al di là dell’aura, resta il problema filosofico (e anche pratico) dell’originalità dell’individuo: se il nostro doppio agisse mentre noi siamo in vita, quindi in caso di copia ricavata da un Mind Uploading di tipo non distruttivo, non si andrebbe a invalidare l’unicità dell’individuo? Per valutare l’esistenza di una persona bisognerebbe ‘fare la media aritmetica’ tra il vissuto dell’originale e quello delle sue copie?

Copyright e copyleft

“PROPRIETA’ MENTALE RISERVATA. NESSUNA PARTE DI QUESTA MENTE PUO’ ESSERE RIPRODOTTA SENZA L’AUTORIZZAZIONE SCRITTA DEL PENSANTE”. Questa, in futuro, potrebbe essere una tra le tante diciture che leggeremo sul supporto artificiale contenente l’emulazione cerebrale di una persona. Sarà interessante e per certi versi ‘divertente’ vedere società come la SIAE alle prese con problemi di “copyright mentale”: in quel caso non si tratterà di proteggere i prodotti creati dall’attività intellettuale di un soggetto o di un gruppo di artisti, ma di proteggere direttamente la mente creatrice. I “ladri di pensieri” potranno riutilizzare, senza avere problemi legali, le idee dell’uploadato oppure bisognerà utilizzare dei meccanismi di ‘marchiatura’ grazie ai quali poter riconoscere le idee di Tizio o di Caio? Il flusso di dati costituenti un’idea avrà un proprio codice univoco e inalterabile? Oppure la realizzazione di reti neurali artificiali annullerà il problema alla radice creando un sistema auto-organizzante capace di far interagire i vari contributi mentali, integrandoli in un prodotto finale senza identità? L’umanità si trasformerà in una sorta di Collettivo Borg?

Ostacoli dogmatici

Secondo voi in che modo viene accolta l’idea del Mind Uploading nel mondo dei credenti, nella fattispecie dei credenti cattolici? Sappiamo già per esperienza storica che determinate innovazioni scientifiche, considerate lesive della dignità umana (o meglio, lesive del dogma su cui basare un certo tipo di controllo), hanno incontrato e tutt’ora incontrano non pochi ostacoli dogmatici. E sottolineo ‘dogmatici’ perché anch’io nutro alcuni dubbi sui possibili abusi di una tecnica come quella del Mind Uploading (soprattutto se gestita da lobby senza scrupoli e ‘affaristi del pensiero’), ma non antepongo il dogma ai possibili benefici di un’idea troppo frettolosamente marchiata come scientista. Non stiamo parlando di decidere se fare un trapianto di capelli per essere più seducenti: il trasferimento di mente è una cosa estremamente seria. Non si può bocciare un’idea solo basandosi su dogmi religiosi e assiomi filosofici già da tempo scardinati dal progresso scientifico e dalla logica, come dimostra la risposta a una mia domanda da parte dell’intellettuale cattolico, prof. Antonio Scacco, curatore della rivista “Future Shock”, nel corso di una recente intervista: “Lei esclude la possibilità che vi sia un’essenza spirituale al di fuori dell’uomo tradizionalmente inteso, creato a immagine di Dio. Eppure alcune teorie scientifiche (e soprattutto fantascientifiche) considerano la possibilità di ‘conservare’ la coscienza di un individuo indipendentemente dal ‘substrato’ (organico o sintetico): gli esseri umani del futuro, al di là dei propri corpi mortali, forse avranno la possibilità di ‘archiviare’ il pensiero, le esperienze, i ricordi e tutto ciò che appartiene al mondo interiore di un essere senziente e pensante, per poi ‘ricaricare’ queste informazioni su un nuovo ‘supporto’ e ricominciare in un certo qual modo a vivere. Lei pensa che in futuro la dottrina della Chiesa dovrà adeguarsi anche nei confronti di questa tematica, come già è successo in passato per altre questioni scientifiche, e considerare ‘a immagine di Dio’ anche altre forme di umanità?

AS. In un romanzo di Arthur C. Clarke, La città e le stelle (The City and the Stars, 1956), gli ultimi uomini della Terra possono vivere infinite reincarnazioni grazie alla registrazione su computer dei loro dati fisici e psichici. L’autore parte dal presupposto materialistico e darwiniano secondo cui con c’è sostanziale differenza tra la realtà organica e quella sintetica, essendo entrambe materia aggregata casualmente. Qui, non c’è bisogno di tirare in ballo la dottrina della Chiesa sull’immortalità dell’anima, verità riconosciuta anche dalla filosofia greca, o sull’uomo, creato a immagine di Dio. Basta la scienza, la quale ci dice che dall’inanimato non può venire l’animato, che da un sasso non può nascere la vita. Sulla Luna, su Marte, sul Sole, non c’è neppure un filo d’erba. Il Big Bang biologico sulla Terra è un mistero che tutte le ipotesi evoluzionistiche non riescono a spiegare, meno che mai a replicare nei laboratori di bioingegneria.”

Da questa risposta si evince che: 1) secondo alcuni credenti l’evoluzionismo darwiniano è solo un equivoco; 2) il dualismo cartesiano è vivo e vegeto nonostante le conoscenze neurofisiologiche acquisite dopo l’incursione filosofica di René Descartes; 3) l’anima è uno “spiritello” vagabondo in cerca di corpi da infestare (tipo Casper?); 4) il ‘mistero’ è un comodo alibi usato non da chi non sa, ma da chi non vuol sapere; 5) c’è una certa confusione sulla funzione che dovrà avere l’inorganico nei confronti del Mind Uploading: si ritiene che il pensiero dell’uploadato sarà “generato” ex nihilo ovvero dal sistema informatico ospitante. Se così fosse non si capisce quale sarebbe la funzione dello scanning, che non poco impegno sta richiedendo a quegli scienziati già impegnati nella realizzazione della mappatura di cervelli non umani (o di porzioni di essi): per evitare tutta questa fatica basterebbe immettere un dizionario ben fornito in un computer dotato di un programma abbastanza potente da simulare frasi e domande come se provenissero da una mente originale. In quel caso sì che andrebbe posta la questione etica. È lapalissiano che dall’inorganico non possa nascere autonomamente il pensiero (infatti non ho mai incontrato un blocco di travertino in grado di pormi quesiti!) ma negare a priori l’utilità di determinati materiali inorganici è un po’ come dire che una persona in grado di camminare grazie a una protesi all’anca non cammina veramente solo perché il materiale inorganico che costituisce la protesi non è un genuino tessuto osseo donato da Dio! E poi dobbiamo ricordare che Cartesio non affermò “Sono dunque penso!” bensì “Penso dunque sono!” (Cogito ergo sum): tutti i dubbi avanzati dai ‘credenti’, che in quanto tali credono a ciò che è stato loro rivelato e non ai fatti, quando in futuro l’emulazione di un cervello risponderà in maniera intelligente agli stimoli provenienti dall’esterno e interagirà, dovranno inevitabilmente essere ridimensionati (anche la Chiesa ha ammesso che è la Terra a girare intorno al Sole, eppure siamo ancora qui con i nostri difetti e le nostre potenzialità… E non siamo stati fulminati!). La dignità di essere si manifesterà grazie alla formulazione di un pensiero ottenuto in maniera, diciamo così, non tradizionale: i fondamentalisti religiosi a quel punto, trovandosi dinanzi a fatti incontrovertibili, potrebbero reagire anche in maniera violenta pur di difendere il dogma, come purtroppo c’insegna la storia. Questo accade quando ci si intestardisce, quando ci sclerotizziamo in posizioni non negoziabili e non riusciamo a vedere ciò che conta… L’essenziale è invisibile agli occhi. 6) il fatto di essere “creati a immagine di Dio” non esclude la possibilità di altre forme. Quale è questa immagine (vincolante) di Dio? Dove si trova? Voglio vederla! È per caso l’immagine del vecchio barbuto seduto su un trono mentre osserva l’umanità da una nuvola?

Mind Downloading ovvero il Mind Uploading “terapeutico”

Molti pensano che il Mind Uploading sia solo un capriccio immortalista in salsa fantascientifica partorito dalla fantasia alterata di pochi scienziati presuntuosi o pseudoreligiosi esaltati. Raeliani a parte, credo che se in futuro il M. U. avrà una possibilità applicativa (e quindi se riceverà una spinta economica da parte di finanziatori) sarà solo grazie alla possibilità di intravedere un suo utilizzo terapeutico. Non si tratta solo di una questione di ‘utilità’: anche il M. U. applicato ai viaggi spaziali che durano migliaia di anni sarebbe utile ma è un’applicazione decisamente più lontana dal realizzarsi. La storia economica dell’umanità c’insegna che le ‘cose utili’ riescono a piazzarsi meglio e prima sul mercato.

Il risvolto medico del M. U. è affascinante: un individuo precedentemente uploadato in maniera non invasiva (imaging cerebrale, interfacce neurali, rete neurale artificiale…) viene colpito da un tumore cerebrale operabile ma che lascia tracce irreversibili, da un aneurisma che debilita una zona del cervello, da un trauma cranico di origine meccanica, da una qualsiasi causa patogenetica che non uccide il soggetto ma lo priva di determinate funzionalità cerebrali. Non si potrebbe pensare a una rianimazione della zona colpita a livello encefalico tramite l’utilizzo dell’emulo del cervello dell’individuo colpito? Al di là della fattibilità o meno del M. U. resterebbero da risolvere innumerevoli problemi tecnici e pratici: il soggetto sottoposto a questo tipo di terapia, ammesso che sia in grado di camminare, dovrebbe ‘trascinare’ con sé apparecchiature in quel momento enormi rendendo l’applicazione ‘miracolosa’ ma scomoda? Per non parlare dei problemi di interfacciamento (e dei tempi di risposta) tra la “copia” e il resto del cervello biologico ancora sano. È chiaro che una ‘miniaturizzazione’ di tali apparecchiature è al momento impensabile (o perlomeno prematuro) visto che non è stato ancora risolto il problema ben più importante della costruzione di un computer capace di elaborare i dati provenienti dallo scanning. Quindi… un passo alla volta!

Insomma, un M. U. da considerare non solo in qualità di backup interattivo della mente ma anche come “disco di ripristino” in caso di anomalie del Sistema Operativo. In questo caso non si tratterebbe di acquisire informazioni dal cervello biologico ma di ‘restituirle’ ad esso per finalità mediche: si potrebbe parlare di Mind Downloading.

8 Risposte to “A proposito del Mind Uploading…”

  1. […] sostengono la causa dell’immortalità mentale, l’unica che conta, per mezzo della tecnica del mind uploading. L’immortalità del corpo sembrerebbe quasi passare in secondo piano: per sopravvivere, per […]

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  2. L’articolo sul Mind Uploading, un bakcup del cervello mi lascia perplesso, non solo per le implicanze pratiche di tale possibilità, quanto per quella di realizzazione. Il funzionamento del cervello è qualcosa non solo complicato, ma ha meccanismi talmente dinamici nel suo modo di funzionare, che mi pare difficile, se non impossibile, pur conoscendone alcuni meccanismi fisiologici nel tramettere segnali, una sua riprdoduzione. Il cervello è formato da miliardi di neuroni. La grande massa del sistema nervoso è impegnata nella coordinazione di migliaia e migliaia di messaggi che arrivano a ogni secondo dagli organi di senso, del controllo delle attività motorie della miriade di muscoli e nel continuo confronto dei messaggi e delle risposte. Pur essendo ben compreso e spiegato il modo con il quale viaggiano gli impulsi, che portano i messaggi in arrivo dall’esterno, attraverso una parte del neurone, l’assone, ma soprattutto nei meccanismi nelle regioni di giunzione neuromusoclare, per indurre una risposta allo stimolo.

    La ricchezza di queste interconnessioni si spiega la sbalordiva abilità della corteccia celebrale nel coordinare, nel confrontare e contrllare le attività degli organi di senso e dei muscoli, e nell’apprendere dall’esperienza, nell’insieme questo smisurato apparato di cellule nervose interconnesse acquisisce caratteristiche che trascendono il comportamento di una singola cellula.Il problema più rilevante è nel passaggio tra la sommità dell’assone e la giunzione neuro-muscolare per la trasmissione del messaggio di reazione. Si tratta di una giuzione discontinua con la membrana del nervo entrante. Qui si devono travare dei mezzi per colmare la lacuna tra le due cellule. L’arrivo dell’impulso nervoso a livello della sinapsi stimola la liberazione dalle terminazioni nervose di sostanze, diverse e tipiche per ogni tipo di impulso, determinando una depolarizzazione della membrana e innescandosi così l’impulso. La natura chimica di questi trasmettitori varia nelle parti diverse del sistema nervoso. Spesso sono amminoacdi semplici, altre volte ammine e in altre ancora sono una classe completamente nuova di trasmettitori, ancora in via di scoperta. Sono contenuti in particolari vescicole sinaptiche e attivati in relazione al tipo di impulsi, altri si trovano libere nel citoplama. L’arrivo degli impulsi nervosi provocherebbe lo spostamento di molte di queste vescicole, non sempre le stesse, verso la membrana, con cui si fondono, rovesciando il loro contenuto nelle fessure snaptica tra le due cellule. Non basta. Dopo che esercitato il loro effetto, determinado il movimento o la reazione del nervo, questi neurotrasmettitori devono essere distrutti, per impedire che le loro presenze interferiscono con successivi messaggi. Anche la distruzione di tali sostanze presenta meccanismi ancora sconosciuti.
    Da queste brevi note si capisce come il processo di trasmissione, non solo è estremamente complesso, ma ha in sé una dinamicità, variabile e in stretta interazione dei neuroni tra i fattori che determinano la trasmissione dei segnali tra cellule nervose.
    Problema invece meno complicato e di difficile realizzazione è il trasporto passivo per fare una copia (backup) o inserire la memoria degli eventi e delle emozioni in altri esseri. Il contenuto potrebbe subire modificazioni talmente rilevanti, che potrebbero dare risultati del tutto diversi e inattesi.
    Non c’è dubbio che la biochimica del cervello si sia rilevata tra i campi di ricerca più fertili degli ultimi anni e che il futuro riserverà scoperte sempre più interessanti.

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    • Carmine grazie per questa tua analisi dettagliata dei meccanismi neurologici… Io penso che l’ipotesi di un mind uploading potrà diventare realtà solo quando il sistema nervoso sarà conosciuto benissimo. A quel punto computer potentissimi forse potrebbero riuscire a riprodurre in maniera realistica le molteplici varianti a cui giustamente facevi riferimento. Chissà…

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  3. […] risulta” in seguito ho scritto addirittura un ulteriore post per il presente blog intitolato “A proposito del Mind Uploading…” Non credo (anzi sono certo di questo!) di aver aggiunto alcunché di particolarmente originale al […]

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  4. Davvero un’analisi interessante! 🙂

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  5. […] tagged: Application Programming Interface, Cronache basso futuro, Michele Nigro, Mind Uploading Michele “Dottore in Niente” Nigro ha pubblicato, ieri, un post davvero interessante: sul Mind […]

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  6. splendida disamina, michele. i miei complimenti per aver trattato a 360°

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