Interrompere le connessioni associative

“È colpa dei pensieri associativi

se non riesco a stare adesso qui.”

(F. Battiato – Segnali di vita)

Slegate i cani se non volete che muoiano

Abbassare fino a zero l’audio fornito dalla cronaca di regime durante i telegiornali e sostituirlo con la musica di sottofondo preferita: per reinterpretare il messaggio, per slegarlo da logiche preconfezionate, per cogliere aspetti criptati. Spezzare le dinamiche festaiole pseudofamiliari per ritornare ad assaporare, consumando scarpe, la città raminga e solitaria tra stupidi rumori di guerriglia urbana e i clamori delle bollicine di un ennesimo anno morente. Il riverbero invernale della stupidità va combattuto adottando un cinico space clearing: avere il coraggio di interrompere le connessioni associative, pubbliche e private, in vista di un autentico ‘anno nuovo’. Le abitudini come eco di comandamenti scritti dalla noia su pietre tradizionali: il cambio di panorama scardinerà il ritmo voluto da chi non sa osare e s’illude di essere felice. Il tempo delle equazioni semplici è finito: si può essere già morti da tempo, fingendo di vivere. Alla fine tireremo le somme e decreteremo chi avrà vissuto veramente. Non ora. Ora è tempo di ciò che voi chiamate “festa” e di ripetizioni come sciocchi déjà vu, rantoli di un tentativo di risveglio che per molti di noi non arriverà mai.

“Mi piace osservare i miei concittadini specie nei giorni di festa…” – osservazioni etologiche all’inizio dolorose a causa del distacco, ma in seguito divertenti e necessarie per capire, per sapere chi sono, per dirigere i miei passi verso la parte vera del mio esistere terreno. Aspettando una luce superiore che non necessita di strappi sociali, di odio, di guerre bianche, di sentimenti negativi covati nell’ombra, di rappresaglie familiari, ma che si nutre di serenità e di una verità afona che non ha bisogno di spiegazioni. I sensi di colpa instillati dall’insicuro cederanno il posto al coraggio intelligente dell’esperienza. Il presenzialismo passivo subirà un naturale cedimento strutturale: il bisogno di senso da donare agli eventi ciclici lo esigerà. L’obbligo parentale evolverà in nuovi significati da costruire: per recuperare i legami che contano. Le cose scontate scompariranno dal mercato dell’ovvio. Anche se non tutti asseconderanno la rivoluzione: le catene hanno un loro fascino. “E il cuore / quando si fa sera / muore d’amore / non si vuol convincere / che è bello / vivere da soli.”

Gustare l’ebbrezza, il momento di gloria dello strappo dalla consuetudine, come se fosse una seconda nascita, un’ennesima rottura delle acque materne per rinascere liberi. Osservare la morte della vita banale nel momento dell’abbandono, come il neonato bagnato di liquido amniotico che sente scivolare via dal corpo acerbo, con un’inattesa indifferenza, le membrane fetali indispensabili fino a un attimo prima. Basta poco: la rinascita è semplice.

“Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri / non accontentarmi di piccole gioie quotidiane…” Lanciare avvertimenti verso gli incauti che confidano in pazienze inflazionate, segnalare pericoli di crolli esistenziali, deviare il traffico interiore per non ferire nessuno… con stile. La proposta del nuovo destabilizza la visione pigra dell’uomo senza idee. Gli stupidi non capiranno; le pecore umane traviseranno la ricerca di nuove angolazioni e condanneranno la libertà di chi non giace sui letti caldi dei predecessori. Almeno per una volta.

Il futuro ha sfumature solitarie, ma non importa: un sorriso incosciente ed euforico già piega fin da oggi le rughe del viso di domani.

6 Risposte to “Interrompere le connessioni associative”

  1. […] Interrompere le connessioni […]

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  2. […] durante un telegiornale senza audio, supportato da musiche casuali che evocano notizie alternative: “Interrompere le connessioni associative” – scrivevo qualche post […]

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  3. 20 minuti fa ho provato a chiamarti a casa,ma non rispondeva nessuno.Desideravo sentirti…Ho letto quanto scrivi sopra; condivido da molto:”si può essere già morti da tempo,fingendo di vivere”: Ma penso che ci sia un solo Giudice che può decretare chi ha vissuto veramente….I nostri giudizi sono sempre superficiali e parziali…in fondo io stesso mi accorgo che qualche volta fingo di vivere,mi lascio andare a vivere…perchè vivere veramente è sempre impegnativo. Devi vincere una specie di forza d’inerzia esistenziale che ti porti dentro da quando sei venuto alla luce

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    • Caro Carlo, io ero a Napoli per il “botto” finale in piazza e la mia famiglia era altrove… anch’io voglio incontrarti da tempo per parlare un po’… così ti spiego dal vivo lo ‘spirito’ con cui ho scritto questo post che è meno drastico di come sembrerebbe… comunque condivido ciò che aggiungi… avere un “giudizio alto” è un lusso, da coltivare: valutare la vita con i nostri parametri da quattro soldi non è giusto… a presto, un abbraccio.

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  4. Estimado Abbattiato ,
    Te deseo un alegre año nuevo !
    Con toda mi gratitud ,mariajosé ballota

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