“Zombie Carpocalypse” di Domenico Mastrapasqua

È vero: quello degli zombie (unitamente a vampiri e affini) è un tema, nell’ambito della letteratura fantastica, decisamente inflazionato. Il cinema poi, da Romero fino ai nostri giorni, grazie anche alla disponibilità di effetti speciali sempre più sofisticati, c’ha campato per anni… Ma il racconto Zombie Carpocalypse di Domenico “7di9” Mastrapasqua, vincitore insieme a Le Balene di Maath di Giuseppe Agnoletti del Premio Short Kipple 2011 curato dalla casa editrice Kipple, molto attiva nel crescente settore degli eBook, ha il merito di introdurre qualche elemento di novità grazie ai quali i nonmorti possono sperare ancora in un futuro letterario (e cinematografico).

Al di là di una narrazione dinamica, dei dialoghi accattivanti e di altri espedienti narrativi che appartengono al bagaglio dell’autore indipendentemente dal tema scelto, sottolinerei la capacità di Mastrapasqua nel non lasciarsi attrarre dalle solite (abusate) cause che danno vita alla marea di zombie girovaghi. Che cosa hanno combinato quelli del reparto “Ricerca e sviluppo” della Tekhnolife? Il nome dell’azienda è già un programma: tecnologia applicata alla vita, ovvero biotecnologie. Forse l’occhio ‘connettivista’ dell’autore scruta in maniera critica, pur essendone affascinato, le future applicazioni biotecnologiche fino a ipotizzarne le possibili derive? L’autore non scende nei particolari dell’ “eziopatogenesi zombesca” del suo racconto. [SPOILER] Solo un necessario accenno finale a certe capsule sforna-zombie, all’interno della Tekhnolife, e che sarebbe il caso di distruggere per mettere fine, forse, all’invasione dei nonmorti [fine SPOILER]. Oltre alla schifosissima “gelatina zombie”, un altro elemento interessante è quello degli zombie-tank definiti nel racconto come “un miscuglio informe di carne e metallo” e provvisti di etichetta sotto il tallone come a voler dire che si tratta di “prodotti” dell’arroganza umana e non frutto di evoluzioni ‘naturali’ seppur mostruose. Mi piace pensare a un riferimento, molto indiretto, al Tetsuo: The Iron Man di Shinya Tsukamoto. Anche se in quel caso il ‘mutante’ non è un nonmorto.

Il bisogno di abbandonare la città infestata, l’armamentario utilizzato dai personaggi per non soccombere, la ragazza cazzuta che sa usare pistole e fucili, il professore che si rivela intraprendente, non sono elementi nuovissimi: il cinema in questi anni ha ben nutrito il nostro immaginario collettivo! Tuttavia l’autore non parlando della solita epidemia virale ha voluto lanciare a noi lettori, forse, un messaggio che va oltre l’orrorifico: i zombie non vengono chissà da dove; i zombie sono prodotti da noi. Siamo noi: con i nostri innesti, i nostri Botox, le nostre protesi estetico-tecnologiche che ci rendono ‘diversi’, innaturali, mostruosiDietro la patina horror e il ritmo da videogioco di questo racconto breve si nascondono interessanti venature di fantascienza sociologica volutamente non sviluppate dall’autore. O potrei sbagliarmi!

Di sicuro c’è che Zombie Carpocalypse è un racconto scorrevole, dinamico e piacevole da leggere. Se da piccoli giocavate con la gelatina Skifidol, se siete degli stacanovisti di giochi spara zombie per PlayStation o se siete semplicemente appassionati del genere letterario e cinematografico, allora il racconto di Mastrapasqua fa per voi!

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3 Risposte to ““Zombie Carpocalypse” di Domenico Mastrapasqua”

  1. […] seconda segnalazione è una recensione al racconto vincitore (ex aequo) del Premio Short-Kipple 2011, Zombie Carpocalypse, di Domenico […]

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