Metafisica del redattore

Piccolo ma potente. Questo libricino di Ilario Bertoletti, docente di Editoria presso l’Università Cattolica di Brescia, conduce il lettore lungo un itinerario leggero ma erudito, alla ricerca del significato filosofico del prodotto-libro e di alcuni mestieri editoriali anonimi e indispensabili.

Come è fatto un libro? Rispondendo a questa domanda all’apparenza superflua, l’autore non si limita a elencare le varie parti componenti l’oggetto cartaceo (dalle ‘soglie d’entrata’ al colophon), ma cerca di dare un senso profondo a tutti quegli elementi dati per scontati. Persino una semplice dedica nel controfrontespizio non sfugge a questa analisi: “Una dedica, un’avvertenza, un exergo non rivelano l’inespresso sotteso all’opera, svelando l’orizzonte intellettuale dell’autore e del testo stesso?” E anche le pagine bianche che segnano i momenti di passaggio tra i capitoli non vengono concepite in modo casuale ma “l’interpretazione implica che tu vada al di là dell’immediatezza di quanto appare, e sappia riempire di significati quegli spazi vuoti, che alludono a una trascendenza del senso”.

Dall’Architettonica del libro alla Dialettica delle note, dalle Virtù degli indici al potere escatologico della ‘quarta di copertina’: ogni zona del libro, al di là del significato che nel testo centrale l’Autore dà alla sua creatura, possiede un collegamento filosofico su cui riflettere. Veri e propri elogi dell’artigianato editoriale, i due capitoli Il redattore, un ateo-credente e Il correttore, o dell’ombra svelano i retroscena di mestieri silenziosi e vissuti nell’ombra. “Accudendo il testo, il redattore ne tutela l’universalità: è la valenza ontologica dell’editing. Intervenendo sulla scrittura […] ausculta la cosa stessa affinché lo stile sia ad essa adeguato. Come orientarsi in questo improbo lavoro senza cadere nella tracotanza dell’ipercorrettismo, restando vittima dei propri idoli…?” si chiede Bertoletti, evidenziando la delicatezza chirurgica, la sensibilità e l’intelligenza interpretativa che ogni redattore deve possedere dinanzi a un testo. E sul correttore di bozze: “Strana figura quella del correttore […] La sua è una vita ai bordi, ai limiti del libro e dell’autore. […] egli riconosce che sua destinazione è stare muto, armato di vocabolari e penne multicolori, a far da sentinella contro un nemico: l’errore, il refuso incuneatosi nel passaggio dal dattiloscritto alla bozza.”

Leggere “Metafisica del redattore” significa avvicinarsi al libro con un rispetto differente, con una maggiore competenza filosofica, direi quasi con ‘occhio clinico’. Si tratta di un testo non destinato assolutamente ai soli addetti ai lavori, ma soprattutto a quei lettori sensibili che attribuiscono al libro un valore trascendente.

“Metafisica del redattore – Elementi di editoria”, Ilario Bertoletti – Edizioni ETS

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6 Risposte to “Metafisica del redattore”

  1. sembra veramente interessante,anzi pieno di fascino….anche se bisogna ricordare che Socrate era un po’ scettico sui libri: temeva che spingessero gli umani a coltivare meno la memoria personale e forse anche la facoltà di pensare autonomamente. Certamente non aveva tutti i torti,lo sappiamo,ma ciò si è verificato maggiormente con i moderni media e con la pubblicità….Quanto al tuo scritto,mi permetto ( mi perdonerai!?) un piccolissimo appunto sull’uso di qualche parola straniera (inglese!) che diamo per scontato come chiara per tutti. Ho letto un articolo che criticava questa tendenza esterofila o aglofila tipicamente italiana. Si diceva che all’estero,anche in stati europei dove la lngua inglese è studiata molto più che da noi,si preferisce tradurre i termini stranieri,addirittura la stessa parola “file” che è tanto comune nel linguaggio informatico. In Italia da qualche mese abbiamo dovuto imparare il termine “spread” per i problemi dell’economia italiana….
    Tutti i media lo usano quotidianamente come se fosse tanto popolare tra la gente comune, ma ha il corrispondente preciso nel nostro “DIFFERENZIALE”. Non voglio essere nazionalista come i cugini francesi,ma dovremmo essere più orgogliosi della nostra bella lingua che ha creato degli splendidi capolavori!
    Ma il discorso qui si allargherebbe….noi italiani siamo poco consapevoli di quello che abbiamo di bello in tanti campi e spesso sono gli stranieri che lo apprezzano più di noi…..
    Quanto poi al termine “MEDIA”,come ben tu sai,esso viene dal latino,anche se è tornato a noi dall’ Inghilterra o dagli Stati Uniti, ed è la traduzione di “MEZZI” (sottinteso,ormai, DI COMUNICAZIONE).
    Quindi nessuno più di noi Italiani ha il diritto di usare la lingua di Roma,senza per questo apparire esterofilo….
    Ti saluto cordialmente,amico mio,e con tanta ammirazione per quello che fai,come sempre….Carlo

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    • Caro amico Carlo, i tuoi commenti e le tue precisazioni sono sempre graditi… I libri, me ne hai regalato uno a novembre, non sostituiscono la mente ma la lubrificano in vista di riflessioni autonome e di dialoghi umani… E’ vero: i media e la pubblicità hanno inquinato il segnale, ma basta limitarsi e ritornare a una dimensione equilibrata.
      Sull’uso delle parole straniere hai perfettamente ragione: l’unica parola che mi è “scappata” è LINK che andrò subito a sostituire con il corrispettivo italiano “collegamento”… 🙂 Editing non ha bisogno di traduzioni: significa, come è facile intuire, EDITARE. Per quanto riguarda “colophon” come ben sai deriva dal latino. Altre non ne vedo! 🙂
      Sulla parola MEDIA, non solo è di origine latina ma spesso viene pronunciata erroneamente “midia” cioè come se fosse un termine inglese. Invece si pronuncia come si scrive! 🙂
      E’ vero: la nostra lingua è meravigliosa e ricca, non abbiamo bisogno degli “spread” altrui! :))
      Ti saluto Carlo, fatti sentire…

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      • Grazie,Michele,delle tue precisazioni. Mi hai sorpreso e incuriosito su ” colophon”,perchè non conoscevo questo termine e mai avrei pensato che fosse latino: qual è il suo significato? Così capirò perchè non appariva mai sui testi che ci facevano leggere o tradurre…..Ciao,bello! (eufemismo,naturalmente! Ah !Quanto sono cattivello,vero?)

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