“Il correttore” di George Steiner

Che cosa si prova a essere un correttore di bozze in un mondo in fase di profonda evoluzione? Perdonate la domanda bizzarra, ma dopo aver finito di leggere le poche pagine del romanzo di Steiner ho sentito l’esigenza di compiere un volo trasversale e rapido che non chiarisce certamente le idee a chi il romanzo non lo ha letto. Il “Professore”, come viene soprannominato il protagonista della storia, è una leggenda nel mondo dei copy editor per la sua precisione e per la meticolosità che impiega nella ricerca e correzione dei refusi in ogni tipo di testo stampato. Fuori dai confini del suo lavoro ordinato e metodico, il pianeta è attraversato da un terremoto politico, socio-economico e culturale: il crollo del Muro di Berlino, lo sgretolamento dell’Unione Sovietica, la fine del Partito Comunista Italiano, l’avanzamento dei correttori automatici nei programmi di video-scrittura… Il Professore è un fedele comunista che ha partecipato alla Resistenza e che assiste impotente alla scomparsa di un sistema di valori in cui ha sempre creduto e in cui imperterrito continua a credere. Eliminare refusi per lui non è solo una questione professionale, ma è l’unico modo che ha per avvicinarsi a una esattezza utopica. “Sono un socialista. Sono e rimango un marxista. Perché altrimenti non potrei essere un correttore di bozze!” La fede nell’uomo si tramuta in perfezione testuale. “Il comunismo significa togliere gli errata dalla storia. Dall’uomo. Correggere bozze.” E a un giovane collega, decisamente più sciatto e disattento, che non ritiene di dover sprecare troppo tempo nella correzione di un semplice volantino pubblicitario destinato al popolo, spiega quale è o quale dovrebbe essere la mission di un correttore: “È proprio per quelli che vivono in qualche sperduto buco di campagna, nei bassifondi, che dovremmo produrre il lavoro migliore. Perché qualche scintilla di perfezione penetri nelle loro vite sconsolate.” Non si tratta di un semplice lavoro ma di una fede politica operativa che abbraccia l’umanità dimenticata.

Interessante il personaggio di Padre Carlo, “l’unico loro compagno che proveniva dalla Chiesa” con cui il Professore si confronta amichevolmente affrontando argomenti ibridi che oscillano tra la politica e la religione, e che lo spingono verso affermazioni estreme del tipo: “I comunisti sono i soli a leggere la Bibbia, ormai”.

La forza di questo piccolo ma denso romanzo sta nell’aver concentrato nella figura del correttore di bozze tutto il potere simbolico di un messaggio ben preciso: l’uomo può essere veramente artefice della propria fortuna, può cambiare la storia agendo sulla materia, piegandola alle proprie esigenze, può correggere le imperfezioni visibili, ma ci sarà sempre una zona incontrollabile della storia che sfuggirà alle ideologie e all’impegno degli individui organizzati. L’errore fa parte della storia e a volte rappresenta l’unica opportunità di salvezza. Al di là degli esiti storici che noi tutti conosciamo, resta l’impronta polemica del correttore inventato da Steiner, di un personaggio che vede il mondo, sotto alcuni aspetti, cambiare in peggio ma senza per questo perdere la fede laica nella ribellione: “I discorsi non portano a niente. Scendere in strada.”

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