Patti Smith has the power

Entra sul palco in silenzio e al buio, senza fluttuare nel cono di luce di un proiettore ossequioso: il pubblico impiega alcuni secondi per capire che la poetessa e cantautrice statunitense è già pronta in posizione davanti al microfono per trasportarci lungo la sua carriera musicale. “I’m here!” dirà subito dopo per rassicurare la folla disorientata dalla sua semplicità. Patti Smith non è il tipo di artista che crea suspense facendo entrare prima i propri musicisti per lanciare uno stacchetto preparatorio; entra insieme a loro, mescolata tra tecnici e ombre… Alla chetichella! A sessantasei anni suonati se ne fotte di fare la diva: capelli lunghi legati in due trecce da bambina impertinente ma cresciuta; una giacca con le maniche arrotolate, un jeans ‘vissuto’ e una t-shirt grigia a coprire un paio di seni cadenti. Patti Smith ha fascino da vendere: le sue rughe, la sua danza lieve e la sua voce inconfondibile, raccontano una storia intensa fatta di poesia, di impegno sociale, di dolore personale e di voglia di trasmettere al proprio pubblico solo ciò che conta veramente. Senza fronzoli, senza effetti speciali o altri trucchi per attirare la benevolenza di una folla già consapevole del valore di una cantautrice che ha avuto il coraggio di interrompere in passato una invidiabile carriera musicale per amore, di mettere su famiglia e di ritornare dopo anni alla grande sul palcoscenico con nuove cose da dire e cantare al mondo. Instancabile sacerdotessa del rock!

Patti Smith – una Bob Dylan al femminile con sfumature alla Jim Morrison – possiede un movimento felpato e un sorriso sobrio: è il sorriso sereno di chi ha già trovato nel potere della parola poetica la forza per comunicare ciò che serve comunicare. Ogni tanto saltella sul palco per dimostrare a se stessa che nonostante l’età ha ancora voglia di farlo; sussurra frasi dolci e per nulla retoriche al suo pubblico sottolineando la bellezza delle montagne che circondano Giffoni Valle Piana (piccolo e fortunato comune della provincia di Salerno dove da anni si svolge un famoso Festival internazionale del Cinema per ragazzi); sputacchia sul palco senza troppe remore per scacciare i moscerini attirati dalle luci di scena e che tra una strofa e l’altra di un brano s’insinuano nella sua bocca; manda bacini a chi dal basso la chiama affettuosamente “Patti! Patti!” come se mandasse bacini ai suoi figli, ormai grandi, Jackson e Jessica. Alza il pugno davanti a se mentre canta con energia “Gloria”, “Because the night” e la travolgente “People have the power” come a voler trasmettere una necessaria forza per combattere; una forza che nelle sue canzoni è sempre presente.

Patti Smith ha la forza! Ha avuto e ha la forza di unire la poesia al rock, di invogliare alla lotta adoperando una fermezza non priva di dolcezza. Ha la forza di prendersi del tempo tra un brano e l’altro senza l’ansia di dover mantenere una tensione spettacolare inutile e nevrotica. Patti Smith ha ancora la forza di dedicare le sue canzoni ai poeti di tutte le epoche e di tutte le zone del pianeta: in particolare ad Allen Ginsberg, tra i tanti che hanno avuto e hanno in comune con lei la capacità di usare la forza detonante della parola per cambiare realmente l’animo dell’ascoltatore, evitando barocchismi.

Alla fine saluta tutti con calma, senza agitarsi: sembra quasi che voglia guardare e salutare uno a uno i singoli componenti del suo pubblico, come a voler registrare l’individuo, il suo volto umano e non solo il suo numero di biglietto. Vuole tenerli tutti con se perché sa che il pubblico è impermanente ma è anche l’unico erede della sua parola penetrante e poeticamente rock.

(foto by Michele Nigro; Giffoni Valle Piana, Salerno; 19/7/2012)

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