La Signora degli Anelli e la Compagnia degli Anoressici

La Signora degli Anelli

e

la Compagnia degli Anoressici

E così anche nella Contea giunse la tanto attesa stagione estiva.

Gli alberi ricolmi di frutta matura, i fiori colorati e l’erba alta pullulanti di insetti svolazzanti e felici, i branchi di cavalli atletici e liberi di correre nelle radure intorno a Snelliville, i campi di mais e le grandi pannocchie pronte per essere raccolte, bollite, imburrate e mangiate… Tutta la natura, tutto ciò che esisteva nella Contea durante quel rigoglioso periodo dell’anno, era un omaggio alla bellezza, alla salute. Al sesso.

Il mondo intero, avvolto dal nuovo tepore che allontanava, dopo le prove primaverili, il lungo freddo invernale, sembrava avere in mente una sola cosa: piacersi e piacere in vista di un immenso e stagionale accoppiamento globale.

Froda, davanti allo specchio di casa Bacon, osservava avvilita il suo enorme fondo schiena e i suoi fianchi rotondi e mollicci, degni di un rimorchiatore dei Porti del Nord. Froda era una delle ragazze meno avvenenti del villaggio e la vacanza presso le colonie estive dei Mari Interni della Terra di Mezzo si avvicinava inesorabilmente. Anche quell’anno avrebbe sfigurato sulle spiagge della bellezza standardizzata, anche quell’anno i ragazzi e le ragazze della feroce Compagnia degli Anoressici (anoressici se confrontati con le sue forme!) l’avrebbero presa in giro dal primo fino all’ultimo giorno di vacanza. E lei, mentre toccava con le mani il grasso che adornava le sue cosce sproporzionate, sapeva benissimo che non avrebbe potuto farci proprio niente. Doveva andare così: era il suo destino intrappolato in un corpo sbagliato.

“Il mio tessssoro!” ripeteva spesso il buon Gollum – l’unico che apprezzava Froda per come era – ogni volta che avvicinandosi silenziosamente da dietro le prendeva in mano le grosse tette agitandole nell’aria. Gollum era un altro disadattato di Snelliville: guida turistica nella Terra di Mezzo durante il giorno e di notte impiegato in un sexy shop della Contea, nutriva una particolare e per certi versi patologica predilezione per il sesso con donne di “robusta costituzione”. Froda era la sua diva.

“Non vedi come ti sei ridotto stando con me!?” gli chiedeva spesso Froda, stupendosi per l’immutata passione sessuale che Gollum nutriva nei suoi confronti. Lei non amava Gollum: provava per lui un affetto amichevole e lo usava per soddisfare le proprie fantasie erotiche, per troppi anni seppellite sotto un rispettabile strato di tessuto adiposo. Se avesse avuto un altro corpo avrebbe potuto conquistare uno dei ragazzi della Compagnia degli Anoressici, uno di quelli che puntualmente durante il periodo estivo la insultava per il suo aspetto fisico: l’amore, si sa, sceglie sempre strade difficili e le semplici gioie a nostra disposizione passano il più delle volte inosservate, proprio perché facili da raggiungere o addirittura già raggiunte e quindi inflazionate.

“C’è solo un modo per cambiare le cose!” disse risoluta Froda rivolgendosi all’ingenuo Gollum.

“Ma tu mi piaci per come sei, Froda!” rispose il povero Gollum lasciando i seni della ragazzona in balia della forza di gravità.

“Devo farlo per me!” mentì Froda, pregustando il momento in cui, finalmente snella e tonica come una statua greca, avrebbe sottomesso sessualmente il Principe GranCasso, leader incontrastato della Compagnia degli Anoressici ed erede legittimo del Gran Mandrillato della Terra di Mezzo.

“Ma tu sei il mio tessssoro!” insisteva Gollum.

“Piantala di ripetere sempre la stessa cosa e cercami piuttosto il sito web della Signora degli Anelli…!” ordinò Froda.

“Sei impazzzzzzita?” chiese allarmato Gollum mentre guardava esterrefatto la sua dolce farfallina obesa.

“Lo so che è una maga pericolosa e che in pochi sono tornati dai Boschi della Fibra Vegetale per raccontarlo… Ma devo tentare!” rispose quasi in lacrime Froda, rivestendosi. “Lei è l’unica custode e padrona dell’Anello Bruciagrassi… Un anello magico capace di far scomparire decine e decine di chili, nel giro di poche ore, a chiunque lo porti!”

“Non te lo presterà mai!” disse Gollum sconfortato.

“Lo so… Ma devo provarci!”

“Ma tu mi piaci per…!”

“E basta! Che rottura… Sono io che non piaccio a me stessa! Va bene?”

“Il castello della Signora degli Anelli si trova nella regione dei Boschi della Fibra Vegetale, in cima al Monte Fiato, così denominato per il fiato corto che provoca in chiunque tenti di scalarlo…” l’informò Gollum.

“La cosa non mi spaventa!” rispose Froda.

“E poi vedila in questo modo: già il fatto di scalare il Monte Fiato ti farà bruciare qualche etto di grasso!” disse Gollum pensando di essere spiritoso.

“Fottiti! Masturbatore, cicciofilo, maniaco sessuale, fallito che non sei altro!” sentenziò Froda mentre cominciava a preparare la bisaccia per il viaggio impegnativo verso il Monte Fiato.

La Signora degli Anelli, abitante millenaria del Castello di Weight Watchers sul Monte Fiato, era così denominata per via dei Venti Anelli Magici – uno per ogni dito delle mani e dei piedi – che indossava perennemente: uno di questi, il famigerato Anello Bruciagrassi, le procurava da secoli un aspetto invidiabile. Il suo corpo non conosceva la cellulite, la sua pelle era liscia e morbida, le sue forme sode e incrollabili erano la rara e duratura rappresentazione di una perfezione sovrumana.

Seduta sul suo trono di avorio e con il corpo rivestito di seta finissima, osservava il mondo esterno attraverso la Pettegola Pietra Veggente: “Ecco un’altra cicciona che scala inutilmente il Monte Fiato! Ahahahah!” rise sarcasticamente la Signora degli Anelli seguendo le fatiche di Froda e Gollum mentre si apprestavano a raggiungere, sudati e sfiniti, il castello della maga.

“Sono stanca, però, di trasformare in cinghiali, alberi e pietre tutti quelli che vengono a importunarmi fin quassù!” ammise, stupendo persino se stessa, la Signora degli Anelli.

“Questa volta preparerò ai miei nuovi autoinvitati una sorpresa diversa dalle altre…” aggiunse con tono meditabondo la bella donna che non era certamente priva di una perfida intelligenza e di una saggezza derivante dall’enorme esperienza accumulata nei secoli. Avvertiva che poteva trattarsi di un vero caso clinico e quindi avrebbe tenuto a bada per qualche minuto la tentazione di usare la magia.

“Quanto manca al Castello?” chiese Froda a Gollum che essendo più mingherlino riusciva a muoversi con una maggiore agilità rispetto all’ingombrante fidanzata. “Poco tesssssssoro! Poco!”

“Sono ore che dici che manca poco! Si può sapere quanto tempo ci vuole ancora?” aggiunse Froda in modo alterato dando fondo alle sue ultime energie. E mentre stava per scagliare una pietra in testa a Gollum ecco che intravide, seminascosta da una roccia, la torre ovest del Castello della Signora degli Anelli. “Ci siamo!” urlò soddisfatta, facendo cadere la pietra che aveva in mano.

“Che ti avevo detto?” si difese Gollum.

“Dai, bussiamo!” disse Froda tutta eccitata e dimenticando la triste fama che accompagnava la Signora degli Anelli.

“Aspetta Froda, leggi qui!” la fermò allarmato il povero Gollum che aveva evitato, solo pochi minuti prima, di essere colpito dalla pietra di Froda.

Scolpito su una lapide, vicino all’enorme portone di legno dell’oscura dimora, un avvertimento inequivocabile della padrona di casa:

 “Fermate dunque i vostri speranzosi passi

viandanti ignari e fate obese.

Se qui sperate di ottenere il Bruciagrassi

niente sembreranno le molte offese

quando vi tramuterò in piante e sassi.”

“Il messaggio mi pare chiaro. Andiamocene!” disse allarmato Gollum che voltandosi già studiava con lo sguardo la via del ritorno.

“Dove vai codardo, buono a nulla, omuncolo rinsecchito che non sei altro!” s’impose Froda. “E secondo te, dopo tutta questa faticata io mi faccio fermare da una stupida scritta?”

“No, è che non mi vedo bene sotto forma di travertino!”

“Io busso! Tu fai quello che vuoi, ma sappi che se mi lasci da sola in questa storia non avrai più niente da me…” minacciò Froda.

“Niente, niente?” chiese preoccupato Gollum “Nemmeno i nostri giochetti sotto le coperte?”

“Niente è niente!” concluse Froda.

“Quand’è così, resto… E poi se finisce male e veniamo trasformati in qualcosa, comunque dovremo lo stesso dire addio ai nostri passatempi erotici giù a Snelliville!” riassunse saggiamente Gollum.

Il portone si era spalancato accompagnato da un sinistro cigolio, mosso da una forza invisibile, e stranamente Froda e Gollum erano ancora tutti interi e soprattutto erano ancora in carne (grasso) e ossa. Lungo le pareti di un corridoio che sembrava infinito, le sagome pietrificate di tutti i vips che erano andati in pellegrinaggio al Monte Fiato in cerca dell’anello magico della crudele Signora: Maurizio Costanzo, Moira Orfei, Giuliano Ferrara, Elvis Presley, Jabba The Hutt, vari cardinali di Città del Vaticano e numerosi altri volti noti e meno noti.

“Signora maga!” chiamò Froda interrompendo il silenzio che fino a quel momento aveva avvolto il loro ingresso.

“Non gridare, tessssssoro!” consigliò Gollum sempre più impaurito dal disperato coraggio dimostrato dalla sua elefantina sovrappeso. “Può essere che stia riposando… Passiamo più tardi, caso mai!”

Froda fulminò Gollum con uno sguardo e proseguì nel suo maldestro tentativo di entrare in contatto con la Signora degli Anelli. Fino a quando…

“Chi osa interrompere la pennica della Signora degli Anelli?” finalmente una voce rimbombò facendo tremare di paura persino le sagome già pietrificate da anni e secoli.

“Che t’avevo detto?” esplose Gollum mentre controllava, abbassando gli occhi, se i piedi fossero già diventati di pietra.

“Sono Froda! Di grazia risparmiateci! Sono venuta fin quassù non per vanità o perché aspiro a condurre la trasmissione sportiva ‘Controcampo’ su Italia 1 facendo vedere solo il mio corpo e senza sentire il bisogno di dire una parola rischiando di apparire come un’oca! No!” la ragazzona si giocò le carte sempre vincenti dell’umiltà, della cerebralità e del femminismo impegnato. “Sono qui perché sono semplicemente disperata e in guerra con il mondo bello!”

“Cosa ti fa credere che non trasformerò te e il relitto umano che ti porti dietro…”

“Vostra anellosità, il mio nome è Gollum!”

“… in un tavolino in ferro e marmo-mosaico per il mio giardino?” disse severamente la Signora degli Anelli scendendo dalle scale e mostrandosi finalmente in tutto il suo splendore agli occhi di Froda e Gollum.

“Me lo fa credere… il cuore!” disse Froda inginocchiandosi.

“Ahahahah! Il cuore? Buona questa… Mò me la segno.” rispose sarcasticamente la maga.

“Sono stanca di essere presa in giro dai ragazzi e dalle ragazze della Compagnia degli Anoressici, giù a Snelliville… La disperazione mi spinge spesso a trattare male gli altri e ad essere scorbutica, ma la mia è solo una reazione negativa per difendermi dalla cattiveria del mondo che esalta la bellezza patinata e nega ogni possibilità a chi è meno avvenente… Come me!” Froda attinse a piene mani da una discorso che aveva preparato nella propria mente, tra una scivolata e l’altra, durante la scalata del Monte Fiato. Un discorso che miracolosamente aveva colpito l’inavvicinabile Signora degli Anelli, già intenzionata a cambiare metodo nei confronti di quei fortunati visitatori.

“Seguimi…” disse la bella maga “… ma senza lo sgorbio!” indicando Gollum.

“Aspettami qui!” disse Froda rivolgendo uno sguardo fiducioso al suo ossuto cavaliere.

“Lo sai perché ho trasformato quelle persone in statue?” chiese la Signora a Froda, riferendosi alle sagome pietrificate incontrate lungo il corridoio.

“Non saprei…” rispose Froda, ostentando ingenuità.

“Pretendevano la bellezza!” rivelò la maga alla ragazza formosa.

“Non capisco!”

“La maggior parte delle persone pretende di diventare bella in un batter d’occhio…” confidò la Signora “… e soprattutto senza voler capire una cosa molto importante.”

“Quale?” chiese Froda incuriosita e ormai convinta di aver fatto breccia nell’infinita saggezza della donna millenaria.

“La bellezza non è solo una conquista visibile esteriormente…” cominciò la maga.

“Speriamo che non mi propini la predica su quanto sia importante essere belli dentro!” pensò Froda un tantinello scoraggiata dalla piega che aveva preso il discorso della Signora.

“… ma è soprattutto una luce che parte dall’interno di ognuno di noi!”

“Ecco, lo sapevo!” continuò a pensare Froda.

“Una luce che…”

“Sì, ma allora perché lei usa l’Anello Bruciagrassi?” l’interruppe Froda sperando di non infrangere con quella domanda avventata una fiducia conquistata in maniera fortunosa.

“Io ho duemilasettecentoventinove anni, piccerè!” rivelò la Signora alla cicciona impertinente “Se togliessi dal mio dito l’Anello Bruciagrassi per prestarlo a te o a qualsiasi altro obeso che bussa al mio castello, anche solo per poche ore, mi trasformerei in un ammasso rugoso e nel giro di poco tempo diventerei un cumulo di polvere buono solo per concimare le rose!”

“Azz!” esclamò Froda.

“Ormai, mia cara ragazza, io e l’Anello siamo un’entità unica da secoli. Inscindibili, simbiotici, osmotici…”

“Ho capito!”

“… inseparabili, interattivi…”

“Ho capito!”

“… intercomunicanti…”

“Ho capitoooooo!”

“Perdonami, ma quando parlo dell’Anello è come se entrassi in una specie di trance passionale.” confidò la maga.

“Me ne sono accorta!” rispose Froda. “Ma allora io che ci sono venuta a fare fin quassù?”

“Il coraggio genuino che hai dimostrato nell’affrontare il viaggio e soprattutto nel momento in cui hai deciso di bussare al portone del mio castello, ti ripagherà!” disse la Signora.

“Sul serio?” incalzò Froda speranzosa. “E come?”

“Ecco cosa ti donerò!” disse la maga aprendo un piccolo scrigno contenente un anello che emanava una luce sovrannaturale.

“L’Anello Bruciagrassi!?” si lasciò sfuggire Froda.

“E aridaje!” rispose paziente la maga volgendo gli occhi al soffitto.

“Mi scusi! Dimenticavo…”

“Questo è l’Anello del Conosci Te Stesso!”

“E come si usa? E a che serve? E mi farà dimagrire? E per quanto tempo lo devo usare? E…”

“Fermati! Non hai capito…. Ti spiego.” la maga cercò in quel momento di non pensare alla preziosa possibilità che aveva avuto alcune ore prima di trasformare in pietra Froda e Gollum e tentò di proseguire pazientemente la sua missione educatrice riesumata dopo secoli di magia nera e di pura cattiveria.

“L’anello che ti mostro oggi, e che hai l’inestimabile fortuna di ricevere in regalo, è un anello che non agisce sul corpo bensì sulla mente e quindi sulla parte più preziosa che abbiamo!”

“In che senso?”

“La mente è la fonte di tutte le nostre convinzioni: quelle sane e purtroppo anche quelle sbagliate e dannose. Indossandolo tu avrai la possibilità di trasformare non il tuo corpo ma la visione che tu hai del tuo corpo e quindi della tua esistenza fisica…”

“Credo di cominciare a capire, ora!” disse Froda commuovendosi.

“La bellezza, come ti dicevo poc’anzi, nasce dall’interno, dal profondo del nostro io e si propaga dentro di noi, esce dal nostro corpo come un raggio luminoso fino a raggiungere gli oggetti e le persone che incontriamo durante la nostra vita terrena…”

“Io diventavo ogni giorno sempre più brutta e grassa perché odiavo i miei coetanei giù a Snelliville?”

“Certo, mia cara!”

“E volevo a tutti i costi essere accettata dai ragazzi della Compagnia degli Anoressici, dimenticando di coltivare la bellezza che è già dentro di me… Nascosta e raggrinzita!” disse finalmente Froda completando un ragionamento che attendeva da anni di essere liberato dalle catene dell’odio verso se stessa e gli altri.

“Vabbè, un po’ di palestra e una dieta equilibrata non ti farebbero male in aggiunta alla bellezza interiore!” ammise maliziosamente la maga.

Froda prese avidamente l’Anello del Conosci Te Stesso dallo scrigno e lo infilò al suo dito. Nell’istante in cui lo avvicinò al volto per osservare meglio la luminosa pietra preziosa incastonata nell’oro, l’Anello magicamente svanì dalla sua mano.

“Ma… Ma… Ma che cosa è successo?” chiese incredula la cicciona.

“Nulla. L’Anello del Conosci Te Stesso semplicemente non è mai esistito: era un frutto illusorio creato dalla mia arte magica. T’è piaciùt?

“Non capisco!” domandò confusa la povera Froda.

“Non avevi bisogno di alcun anello. Quello che avevi bisogno di capire lo avevi già capito un istante prima di indossare l’anello inesistente che credevi di aver ricevuto in regalo. Ricordi ciò che ho detto sul potere della mente di creare convinzioni dannose o liberatorie?”

“Fregata come una sciocca!” disse Froda sorridendo.

“Avevi solo bisogno di un oggetto catalizzante, di un segno su cui concentrare le tue energie mentali positive… Una volta fatta la conoscenza della tua vera forza interiore non c’era più bisogno dell’anello.”

“Addio, Signora degli Anelli!” gridò Froda mentre, voltandosi per l’ultima volta verso il portone del castello, aveva già imboccato insieme al fedele Gollum la via del ritorno.

“Le cose andranno meglio d’ora in poi, vero Froda?” chiese Gollum, più innamorato di prima, ora che vedeva una nuova luce sul volto della sua erotica cicciottella.

“Puoi dirlo forte, caro Gollum!”

“Il mio tesssssoro!”

“Anzi, per festeggiare, non appena arriveremo a Snelliville andremo alla vecchia bettola ‘Il Vitello Tonnato’. Questa scampagnata sul Monte Fiato m’ha messo un po’ di famina! E a guardarti bene anche tu avresti bisogno di metter su qualche chiletto, non credi?” ammise Froda guardando le braccia e le gambe ossute dell’amante.

“E i buoni propositi sulla dieta e sulla palestra?” chiese giustamente Gollum.

“Comincerò da… domani!” rispose Froda.

“Questa l’ho già sentita altre volte.” E insieme risero di gusto.

Scendendo dal Monte Fiato avvertirono una nuova speranza fare capolino nelle loro vite e il pensiero del loro ritorno a Snelliville non aveva più il peso opprimente dell’andata. Il futuro da quel momento in poi sarebbe stato leggero e sereno, a dispetto della mentalità appartenente alla maggioranza degli abitanti della Contea.

Froda e Gollum erano finalmente felici e attraversando i Boschi della Fibra Vegetale intonarono un antico canto della Terra di Mezzo che sembrava fosse stato scritto secoli prima appositamente per quel momento:

Sacrificar lo ventre alla beltà

è come sputar fin su lo crocifisso

la vita è bella nella sazietà

non per morir nella battaglia d’Isso.

Entrar dentro la bettola coi compari

senza sporcar di schiuma il grugno

è ‘n po’ come girar per lupanari

senza fornir la potta al terzo pugno.

Abili guerrieri, servi e frati in arme

lasciate in terra spada, scudo e lancia.

Per lo martirio siete già in allarme

e non prestate orecchio al suon di pancia?

Per divenir concime il tempo abbonda

non disdegnate tavola e cantine.

Voglio una barba che di vino gronda

e non sentirmi lesto al fosso affine.

Prodi crociati che v’allenate in piazza

non canzonate il lardo che m’adorna.

Meglio morir col cibo e la sollazza

più tòsto d’esser bardo che non torna.

versione pdf: La Signora degli Anelli e la Compagnia degli Anoressici

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