Marc Augé a Napoli

Cosa sarà dell’uomo? A questa domanda, che è anche il titolo del primo incontro della due giorni “I comandamenti per il XXI secolo” nell’ambito della manifestazione “Futuro Remoto” presso la Città della Scienza di Napoli, ha cercato di dare una risposta l’antropologo francese Marc Augé nel corso di una intensa lectio magistralis introdotta e condotta da Marino Niola. Toccando temi attualissimi e scomodi (dalla disoccupazione alla mancanza di prospettiva per il futuro, dalla crescente diseguaglianza tra le classi sociali all’isolamento dell’uomo moderno) Augé, “l’antropologo del presente”, ha compiuto una panoramica su una situazione sociale ed economica che di fatto è già cronaca. Il capitalismo ha rubato il futuro a molti di noi – ha affermato Augé – e la diluizione tra le categorie umane è il sintomo di un’instabilità economica che ha preso il sopravvento: il ricco può diventare povero con una maggiore facilità rispetto al passato. Sembrerebbe non esserci un avvenire ma la storia non è mai stata pacifica, le prove a cui è sottoposta l’umanità non sono mai le stesse: la storia non è finita (come, al contrario, afferma Fukuyama) e quindi il cambiamento di cui abbiamo bisogno può e deve giungere da strade inattese (anche se non necessariamente da uno scontro delle civiltà come sostiene Huntington). L’interazione tra l’uomo individuale, l’uomo culturale e l’uomo generico potrebbe rappresentare una soluzione: la prevalenza dell’individualismo è dannosa tanto quanto l’oppressione dell’individuo da parte di dittature che oggi sembrerebbero difficili da individuare. In altre epoche concepivamo la vita in maniera religiosa, assecondando un destino già scritto da forze superiori: oggi che abbiamo a disposizione strumenti per raggiungere una piena consapevolezza del nostro esistere, viviamo isolati proprio a causa dell’utilizzo scellerato di quegli strumenti. Il lavoratore è isolato e quindi debole nella lotta. Non ci sono coordinate valide intorno a noi da poter utilizzare per dirigere i nostri passi e assistiamo alla nascita di nuove forme di paura. Come direbbe Claude Lévi Strauss, siamo una “società calda” dal punto di vista tecnologico e al tempo stesso una “società fredda” dal punto di vista sociale. Abbiamo strumenti validi ma siamo rimasti senz’anima. E ce ne accorgiamo grazie al fatto che oggi nessuno chiede più ai bambini, come si faceva un tempo, “cosa farai da grande?” perché la precarietà minaccia il futuro soprattutto dei giovani. Viviamo un rapporto passivo nei confronti della storia: la voglia di conquistarsi un posto nella storia ha ceduto il passo al fatalismo. Non possiamo dire di essere ritornati a una condizione primitiva perché i primitivi facevano parte inconsapevolmente della storia mentre noi, pur sapendo, siamo impotenti e subiamo la storia. Nonostante le ribellioni locali, le indignazioni e le altre reazioni alla crisi, viviamo in una condizione d’impotenza perché non c’è una reale e profonda azione di cambiamento. Chi ha un lavoro resta spesso in silenzio perché teme di perderlo a causa della lotta, quindi di fatto la lotta di classe è stata persa a causa di questa passività.

Lo scenario potrebbe apparire irreversibile e scoraggiante ma Augé intravede nella conoscenza una delle soluzioni: oggi le università creano professionalità senza formare l’uomo, senza fornire gli strumenti della vera conoscenza. Oggi l’individuo non è padrone della propria esistenza perché non conosce.

Marc Augé mentre autografa il suo libro

“Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità”

3 Risposte to “Marc Augé a Napoli”

  1. icittadiniprimaditutto Says:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  2. Una sintesi che permette, a chi non è potuto essere presente all’incontro, di avere una chiara panoramica dei punti trattati. Ritrovarsi nelle parole di Marc Augè è semplice, difficile individuare la strada per uscire da questa passività che raffredda l’uomo sociale a tutto favore dell’uomo tecnologico. Nigricante ha fatto ancora una volta centro!

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