L’estraneo

Dopo una breve ma intensa esperienza notturna di percezione e osservazione del sé…

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Cammino nel corridoio buio della notte

e passo accanto alla mia stanza.

La porta chiusa mi esclude,

come se le tracce contenute oltre di essa

fossero quelle di un altro.

Superando i vetri satinati

una luce ambrata e calda

creata dalla lampada di letture tarde

denuncia la presenza di un essere vibrante.

Estraneo a me stesso

ascolto il suono scelto da un io parallelo

provenire dal mio rifugio.

Mi esamino, resto fermo paziente

nell’oscurità interrotta

gustando una nuova scena

da un insolito punto di vista.

Spia di me. Mi studio.

Chi abita lì dentro?

Sento che all’interno c’è vita e ricerca.

C’è una storia umana che si nutre

di quella musica discreta e notturna.

Mi trovo interessante

vorrei entrare

e finalmente fare la mia conoscenza.

Vivo in un corpo di passaggio

sconosciuto, mutevole e fortuito.

Provo stima per il mio esistere precario e ricco

legato a un presente sobrio e speranzoso.

Non ci conosceremo mai del tutto

sorprendendoci in attimi inattesi.

Preferirei non disturbarmi

ma devo rientrare in me,

mentre un viaggio percettivo

non programmato

termina sul bordo corporeo del sé.

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3 Risposte to “L’estraneo”

  1. Ho letto più volte questo post, questo piccolo racconto sussurrato in punta di labbra. Mi piace. Mi piace perché contiene in sé elementi che mi affascinano: parti della giornata nelle quali menti pensanti si muovono con maggior destrezza la notte, appunto. Ore della giornata dove la luce, che avvolge l’ ambiente, permette di vedere l’ insieme dell’ immagine risparmiandone i dettagli; minuti e secondi che regalano il silenzio tutto intorno per far parlare i pensieri. I pensieri che non abbiamo mai tempo di ascoltare perché corrono più lentamente delle nostre gambe e quindi della nostra vita, della nostra quotidianità e perciò di giorno non ci raggiungono mai per farlo sul calar della sera quando, ormai stanchi, rallentiamo la marcia, togliamo le corazze, poggiamo gli scudi, foderiamo le lance.
    Ed è vero che si sente di essere abitati da un essere che vibra e quasi emoziona e come un diapason propaga la vibrazione dal centro fino alla nostra periferia mostrando di noi l’interno di un tessuto formato da trame delicatissime e utili a ricoprire una rete cicatriziale ricca di “segni” alcuni guariti col crescere, altri fibrosi ed inguardabili e altri ancora dolorosi e vivi.

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    • l’esperienza che ha dato vita ai pensieri che hai letto è una di quelle esperienze che oserei definire surreale, esoterica, che avviene una sola volta nella vita o forse mai… cercai di fissarla subito ma le sensazioni provate sono irriproducibili su carta… vanno vissute. forse altri si sarebbero preoccupati e avrebbero preso un appuntamento dallo psichiatra. per me è stato un fenomeno gradevole e spaventoso. il tuo commento rasenta la poesia, anzi è poesia. grazie!

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  2. icittadiniprimaditutto Says:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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