ilcantooscuro

Dopo una mattinata passata a spiegare ai miei capi quale sia il mio lavoro, capita anche questo, e a litigare con le poste francesi che non hanno un’idea chiara di dove sia finito un mio pacco e i cui impiegati parlano un inglese che, incredibile a dirsi, è peggiore del mio, mi dedico a un paio di segnalazioni interessanti.

La prima è l’uscita del nuovo racconto di Michele Nigro, Call Center. Visto che sono pigro, Michele mi perdonerà, copio la sinossi da Amazon

Call Center” è un racconto social fantasy: alcune scomode verità socio-economiche e culturali riguardanti i nostri tempi evolvono in una specie di realismo magico lovecraftiano crudele e inesorabile. Partendo da temi caldi quali il lavoro, la precarietà, la mancanza di sicurezza economica in un futuro nebbioso, l’Autore cerca di descrivere la condizione ambigua dell’uomo moderno e ne approfitta per toccare il cuore dell’inganno consumistico: il…

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2 Risposte to “”

  1. Poche volte la storia ci offre buone notizie. Una di queste è sicuramente
    l’abolizione della schiavitù (dal 1750 in avanti con alti e bassi).
    Ma se oggi non vediamo più uomini schiavi di altri uomini,
    la schiavitù in sé non è stata del tutto sconfitta.
    Ne è una dimostrazione “Call Center” di Michele Nigro
    che ci addentra in uno spaccato attuale di sofferenze e soprusi: causa lavoro.
    Descritta in maniera efficace ed estremamente realistica,
    la condizione dello schiavo moderno non ha alternative.
    O per lo meno: l’unica soluzione è la ribellione.
    Ma ne siamo capaci? Oppure anche noi, urbani e moderni schiavi,
    soggiaciamo al potere: mediatico, politico, persino culturale?
    Michele Nigro, da Battipaglia, ci racconta e ci sveglia.
    Ci rivela quello che Marcuse – e non solo –
    aveva già denunciato: l’uomo a una dimensione,
    inquadrato, classificato, massificato
    (“l’ha detto la televisione” e perciò stesso è vero)
    derubato della sua stessa coscienza.
    E non è un caso che il racconto nasca proprio in quell’area geografica
    che vide nel 1969 la grande ribellione collettiva.
    Una città contro la chiusura dei due opifici che davano lavoro
    alla stragrande maggioranza dei suoi cittadini.
    Nell’aprile dello stesso anno, all’apertura della fiera di Milano,
    un gruppo di sessantottini (ora forse presidenti o direttori
    di qualche banca o di qualche giornale, allora contestatori)
    gridavano “In fiera non c’è lo stand di Battipaglia”.
    Erano dalla parte dell’uomo.
    Oggi è necessario ritornare all’uomo.
    E “Call Center” di Michele Nigro ce ne indica la strada.

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