L’ “Apriti Sesamo” tour e il ritorno del tappeto

Battiato Roma 20-2-2013

Nel primo dei concerti romani dell’ “Apriti Sesamo” tour, lo scorso 20 febbraio 2013, Franco Battiato forse ha voluto farci capire principalmente due cose: che la vita è fatta di “ritorni” e che la ciclicità esistenziale è una regola da accettare giocando. E Battiato gioca tornando a sedersi sul suo ormai mitico “tappeto da concerto” (che, se non erro, non utilizzava da un po’ di tempo), rimettendosi a stuzzicare il pubblico con una piccola tastiera elettronica allestita ad altezza di tappeto o trasformando la struttura musicale di un brano sempreverde di Juri Camisasca“Nomadi” – affidando l’incipit a un’insolitamente quieta chitarra classica suonata da Davide Ferrario (un bravo musicista che generalmente vediamo piegato sulla sua chitarra elettrica, sfidando le normali leggi della fisica lombare!). Ritorni contenenti videoclip degli anni ’80 usati come sfondo per il concerto e geometrie allucinogene in movimento – sempre alle spalle della sua band “classico-rockettara” – per rispolverare gli antichi fasti della sperimentazione elettronica degli anni ’70 che, come ammesso dallo stesso Battiato, all’epoca provocò in altre parti d’Europa e nel mondo un successo superiore a quello ottenuto grazie agli album successivi e più “popolari”.

Partendo dal bis, forse la parte più interessante del concerto (vedi video incluso in questo post), Battiato ricanta “Aria di rivoluzione” dall’album “Sulle corde di Aries”: che l’assessore di Rosario Crocetta si sia invaghito del programma politico di Ingroia? Il video che sta circolando in rete in questi giorni, in cui il cantautore siciliano fa gli auguri ad Antonio Ingroia definendolo “uomo libero”, sembrerebbe confermare una simpatia di Battiato per quelle formazioni politiche – compreso il M5S di Grillo – che durante queste elezioni avranno il compito, stando ai sondaggi, di scardinare i vecchi schieramenti residenti in parlamento da tanti, troppi anni. Anche Battiato è un uomo libero, e valuta gli uomini e le donne impegnate in politica in maniera trasversale, al di là dei colori: mentre augura il meglio a Ingroia (che non ha avuto un rapporto idilliaco con Bersani durante la campagna elettorale), durante uno dei suoi brevi monologhi cuscinetto tra un brano e l’altro, il Maestro cita il senatore del PD Enzo Bianco, seduto nelle prime file dell’auditorium Conciliazione e candidato a sindaco di Catania (si comincerà a discutere delle amministrative catanesi, precedute dalle consuete primarie che ormai caratterizzano tutti gli appuntamenti elettorali del centro-sinistra, subito dopo le politiche nazionali del 24 e 25 febbraio). Anche quello politico è un ritorno: dopo la passione “radicale”, Battiato a distanza di anni riscopre il coinvolgimento nella politica (anche se indirettamente non lo ha mai smesso di fare: canzoni come “Povera patria” e “Inneres Auge”, presente nel bis di Roma, rappresentano una forma diversa di politica). Questa volta impegnandosi in prima persona nel miglioramento della cosa pubblica, e precisamente di quella culturale siciliana (e italiana). Ce la farà nonostante le casse regionali vuote? Vedremo. Di “vuoto” Franco Battiato se ne intende, ma stavolta il “senso di vuoto” provocato da un certo tipo di politica sarà duro da sconfiggere. In Enzo Bianco Battiato vede una possibilità di riscatto per la città siciliana cara al nostro musicista; così come in Battiato molti fan, siciliani e non, rivedono una possibilità di ritorno verso quote culturali più alte, senza per questo sperperare denaro pubblico.

E si diverte a ritornare anche sul “Telesio”, cantando per la prima volta un brano affidato nell’opera al sopranista Paolo Lopez. Coinvolgente, sempre durante il bis, la rivisitazione di “Propiedad Prohibida” ripescata da “Clic”.

Dopo un inizio dedicato al suo ultimo album “Apriti Sesamo”, e che dà il nome al tour, Battiato ritorna a cantare, per la gioia dello spirito di chi sa di portarsi a casa un’esperienza estatica, prelibatezze del tipo “Il Mantello e la Spiga”, “L’ombra della luce”, “Lode all’Inviolato”: brani non recenti che si collegano perfettamente alla tensione spirituale del nuovissimo “Un irresistibile richiamo”.

Ritorni, insomma: come quelli verso territori interiori trascurati a causa di una vita effimera, la nostra, che spesso ignora la spiritualità. Chiudere il cerchio riscoprendo antiche ricerche musicali, senza rimpianti, senza esaltare l’importanza del cammino compiuto. Con leggerezza.

Un po’ inflazionato a mio avviso, mi perdoneranno gli altri estimatori, il clichè della corsa sotto il palco a suon di “Cuccurucucù”: forse un modo per ritornare a quote terrene prima di uscire in strada, dopo la fine del concerto, o forse solo una comprensibile scusa per andare a sfiorare la mano di un uomo che è sempre più limitativo definire semplicemente ‘cantautore’. Battiato, al di là dei concerti, è prima di tutto un ricercatore, un punto di riferimento spirituale, oserei dire “un’immagine divina di questa realtà”.

2 Risposte to “L’ “Apriti Sesamo” tour e il ritorno del tappeto”

  1. destino Says:

    Bell’articolo Michele, hai ripercorso la serata con estrema “leggerezza”.
    Così come, con estrema leggerezza, quella sera, ho visto un uomo di 68 anni che si muoveva sul palco con estrema delicatezza. E non parlo dei suoi passetti che accompagnavano le solite “canzoni movimentate”, ma parlo del suo essere “uomo e artista” allo stesso momento, calato completamente nel suo essere “Battiato”, dove il pensatore non prescinde dall’artista cantante. E tu lo vedi lì e lo percepisci come un “unicum”.
    Ne assapori gli sguardi e i gesti che puntualmente accompagnano le sue parole. Sono ammaliata dal suo modo di muovere le mani, i polsi. Sono gesti che diventano “parole” esse stesse e così mi ritrovo ad ascoltare “La Cura” che, va benissimo, sarà anche una canzone inflazionata e ne sono un po’ convinta, non a caso non l’ascolto mai, se non direttamente cantata da lui ai suoi concerti. Dicevo che mi ritrovo ad ascoltarla, intrisa da un “pathos” che lui riesce a dare, dove il pensiero è concentrato nel suo tenere sempre gli occhi chiusi, volteggiando con le mani come “abbracci”.
    Inutile nominare brani che tu hai chiaramente già “rilevato”, come momenti di grande emozione e come darti torto, un ritorno alle origini, ad indicare un’evoluzione inevitabile, necessaria.
    Anche le sue piccole “pennellate” date alla politica, non hanno tolto niente, non hanno infastidito, o disturbato. E non solo perché la maggior parte dele persone, credo, la pensasse come lui, ma anche perché ha sempre quel modo di esprimere i suoi pensieri che è quasi “disarmante”, quasi intriso di “innocenza”.
    E concordo con te anche quando scrivi che questa vita effimera ci allontana da territori inesplorati, spirituali che non “allontanano” dal reale, ma potrebbero dargli maggior senso.
    Lui è un invito alla “ricerca”, a noi il compito di cogliere il suo messaggio perché, oggi più che mai, come te, credo che Battiato possa essere un qualcuno, al quale guardare, per migliorarsi.
    Le corse sotto il palco poi, sai già come la penso, ma comprendo chi si lancia alla ricerca di uno “sfioramento” e forse un po’ ne apprezzo l’audacia, passami l’esagerazione!
    E tutte le volte, sia durante, che dopo un concerto, mi chiedo quante volte ancora e per quante volte ancora lui continuerà a desiderare di “portarsi” nuovamente in giro a quel modo, con quell’entusiasmo e quel carisma che fanno di ogni concerto una “tappa” per noi, un’esperienza irrinunciabile e attesa, come “cosa preziosa”.
    E se ci penso troppo, mi prende la “nostalgia” di ciò che potrei, non aver più..
    Grazie per le tue parole, mi hai riportato a quella sera!

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