La “social fantasy” di Michele Nigro, intervista a cura di RobyGuerra

Lo scrittore Roberto Guerra mi ha intervistato sull’uscita del racconto “Call Center” e indirettamente su altri argomenti. Rispondendo alle sue domande ho avuto l’occasione di spiegare a me stesso e ai miei lettori alcuni aspetti riguardanti la mia scrittura e di riflettere su temi caldi sociali ed economici.

Per leggere l’intervista:

La “social fantasy” di Michele Nigro

Eccovi intanto uno stralcio dell’intervista:

<<“Call Center”, quando la Fantascienza diventa quasi neorealismo digitale o cibernetico?

Non credo si tratti di fantascienza, anzi sono certo di non aver scritto fantascienza (volendo forzare la ricerca di un’analogia, si individuano elementi in comune con la cosiddetta “fantascienza sociologica” anche se in questo caso ci troviamo dinanzi a una distopia attuale e non proiettata nel futuro!). In occasione della pubblicazione su Amazon di “Call Center” ho usato l’espressione social fantasy per descrivere un sottogenere del fantastico caratterizzato da storie ambientate nella nostra realtà ma contenenti – in coincidenza con il climax della storia come nel caso del mio racconto – risvolti surreali, fantasiosi e grotteschi. Nel Novecento si parlava di realismo magico (Buzzati, Borges, Màrquez) in riferimento a opere letterarie in cui elementi soprannaturali emergevano da contesti quotidiani e reali. Non parlerei, invece, di neorealismo perché il mio tentativo di spiegare la condizione in cui vive l’uomo del terzo millennio si sposta da un piano realistico a uno fantasioso. “Call Center” è un racconto simbolico: il mostro che appare nella storia è il simbolo di un sistema economico e culturale più grande e più forte di noi…>>

intervista robyguerra

2 Risposte to “La “social fantasy” di Michele Nigro, intervista a cura di RobyGuerra”

  1. Diamanda Says:

    e ma poi se poi mi pongo un quesito che sa di pura cattiveria io lo so che mi pento… lo so, lo so, mi pento…

    Vabbè me lo pongo lo stesso:
    ma poi quando le domande non risultano all’altezza delle risposte… secondo te, come ci si sente ad aver fatto la parte del “curioso”?

    Può passare posta in questi termini ? 🙂

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