Indagine sulla Via Interiore

In vista della seconda edizione, di prossima pubblicazione, del libro di poesie “La Via Interiore” di Francesco Innella, la cui prima edizione è stata recentemente presentata a Salerno presso la libreria Einaudi, ho avuto il piacere e l’onore di curare una postfazione-intervista all’Autore per meglio evidenziare i suoi percorsi conoscitivi, le sue ricerche, le letture fatte negli anni, e per fornire al Lettore – guardando al di là dei versi – una mappa indispensabile per comprendere il significato più intimo, diciamo pure esoterico, dei componimenti presenti nel volume. Ogni domanda è preceduta, tra parentesi, dal titolo della poesia che ha ispirato il quesito, ma l’autonomia delle domande e delle relative risposte rende piacevole e interessante la lettura di questa intervista indipendentemente da una lettura preliminare delle poesie.

LOcchio-dellUNO

“Indagine sulla Via Interiore”

postfazione/intervista a cura di Michele Nigro

M.N. – (L’anima) Si evince un bisogno di separazione tra anima e corpo. Noi occidentali abbiamo dimenticato come ascoltare l’anima e isolarla dal corpo?

F.I. – Tu cogli un problema importante per me, l’ascolto dell’anima, e che bisogna riuscire a separare dal corpo, cercando ognuno di noi la strada più consona verso questa realtà sottile. Massimo Scaligero (1906 – 1980), un grande seguace dell’antroposofia italiana, nel suo testo “L’uomo interiore” così scrive: <<Trovare in sé il punto in cui si comincia finalmente a essere individui, a superare la psiche, a creare, suscitare con decisione l’elemento immediato dell’azione cosciente, abbandonare le illusorie, anche se dialetticamente smaglianti vie allo Spirituale, pervenire come cercatori alla reale conoscenza di sé per ritrovare il principio della Forza che si cerca fuori di sé…>>

(Il sonno) L’antico druidismo insegna che alla base dell’origine dell’universo ci sarebbe il Suono, la vibrazione primordiale (causa prima). Un’antica conoscenza, non confermata dalla scienza ufficiale, ripresa dalle pratiche dello sciamanesimo druidico in cui viene utilizzata la musica. Dopo la morte torneremo al punto di partenza di quel suono?

Ti rispondo con le parole di un esoterista spagnolo, Francisco Ridondo Segura, dal suo testo intitolato “La luce Adamantina”: <<Il suono sorge dal silenzio. Il silenzio è eterno e permanente. Il suono sorge dall’etere che è un aspetto dell’Akasha. L’Akasha o quinto elemento è un altro nome che si dà per riferirci al memorandum o cornice nascente del suono, dal quale sorge il suono. Il suono creato mediante l’Akasha conduce alla riutilizzazione dei quattro elementi nella cornice del quinto che è l’Akasha. I suoni generano energia per mezzo della ristrutturazione dell’ambiente esistente.>> Se questo che ho riportato sopra è la genesi del suono, d’altra parte non posso dire nulla su queste pratiche sciamaniche druidiche che non conosco e che tu riporti. Ma tu sai, una volta partecipasti anche tu, ad una recita di mantras buddisti e ti posso dire che i mantras influenzano anche l’ambiente che ti circonda, si tratta di pura energia che si condensa in una struttura di suono.

(Rinascita) Credi nei risvegli e nelle rinascite in vitam?

Credo sia nei risvegli che nelle rinascite in vita. Ma il problema è come rinascere e come risvegliarci. Mi sono posto la domanda “esistono discipline che promuovono il risveglio?”. E facendo un’indagine mi sono accorto che tutti i grandi iniziati hanno insegnato che il vero risveglio è consistito nel vincere la nostra natura prettamente meccanica e ripetitiva. Dobbiamo essere in grado di controllare perfettamente il corpo, attraverso una maggiore consapevolezza. Gurdjieff insegnava un esercizio molto difficile ai suoi allievi, qualsiasi cosa facessero nella loro giornata dovevano avere coscienza del loro braccio destro. La semplice consapevolezza, niente di trascendentale.

(Gnosi) Sei stato influenzato dalla lettura del Vangelo di Tommaso? Come conciliare la nostra esistenza nevrotica e a volte insensata con la ricerca della Suprema Dimora e con quello che tu chiami “salire faticoso”?

Lo gnosticismo si diffonde tra il II e il III secolo d.C., e i testi di questo fenomeno di sincretismo religioso si presentano come “segreti”, in quanto provenienti da un insegnamento esoterico di Gesù o degli apostoli riservato ai soli iniziati. Tra questi scritti ricordo il Vangelo degli Egiziani, il Vangelo di Mattia, il Vangelo di Maria Maddalena, l’Apocrifo di Giovanni, la Sophia di Gesù, il Vangelo di Tommaso (copto), il Vangelo di Pietro. La maggior parte dei vangeli citati nasce nel contesto di correnti teologiche giudicate successivamente eretiche dalla Chiesa cristiana, come quelle di stampo ermetico. Non sono stato influenzato dalla dottrina gnostica, ma dalla ricerca del divino effettuata dagli gnostici, che si presenta prima come una discesa in noi stessi e poi in un’ascesa molto faticosa, che dovrebbe portare alla fusione con l’Uno.

(Daimon) Abbiamo l’obbligo o la necessità di cercare di migliorare la nostra esistenza oppure possiamo abbandonarci alla “scelta che ci toccò con la nascita”?

Abbiamo l’obbligo di migliorare la nostra esistenza, oppure possiamo come la maggioranza delle persone abbandonarci alla scelta che ci toccò in vita. Ma il punto è un altro se, come dice Scaligero e tutta la scuola Ermetica, dentro di noi c’è un Uomo Storico, un Uomo Interiore che dobbiamo far venire alla luce, perché è la nostra essenza, è la nostra vera identità, allora c’è l’obbligo per chi intende incamminarsi su questo difficile cammino di trovare la strada interiore che conduce a lui, e che è disseminata negli insegnamenti di tutti i grandi iniziati. Si tratta di una ricerca non facile…

Voglio però chiarire una cosa importante ed aiutare il lettore a capire meglio chi è l’Uomo Interiore. Cito a proposito il testo “L’arte di divenire simili agli Dei” di Elis Eliah: <<L’uomo esteriore fisico racchiude un uomo interiore, il quale sfugge alle analisi dei metodi impiegati per studiare l’uomo esteriore o visibile che è il suo involucro. Se gli uomini volgari avessero la conoscenza di quest’essere invisibile, inafferrabile, che esiste perché esistono le sue opere, arti, invenzioni, scienze, sarebbe risolto il più grande problema dei secoli…>>

(Il ritorno) L’erotismo è una distrazione dalla ricerca verticale o è partecipe del nostro avvicinamento al divino?

Le religioni più associate al misticismo sessuale sono l’induismo e il buddismo (entrambi di origini indiane), nelle loro forme tantriche. Nella cultura dell’Asia orientale, dove si sviluppò lo zen, il misticismo erotico era poco sviluppato. I motivi principali di questa mancata espansione sono da ricercare nell’influenza dell’etica confuciana, che domina tutta la cultura est-asiatica, per cui la relazione fondamentale è quella tra marito e moglie, come in occidente e in India. Mircea Eliade pubblicò nel 1956 un breve saggio dal titolo “Misticismo erotico indiano”. Uno dei momenti più rappresentativi della sua opera è il riflesso di un’esperienza che lo toccò da vicino: la descrizione dell’unione sessuale come rituale mediante il quale l’uomo trascende a entità divina, come previsto dalla tradizione hindu. Le sue osservazioni acquistano un interesse ancora maggiore per chi conosce la vicenda umana di Eliade, la sua intemperanza sessuale (raccontata nei minimi dettagli nei “Diari”) e il ruolo centrale del sesso suggerito nella sua visione storica delle religioni. Nella tradizione tantrica la “beatitudine suprema” non deve mai raggiungersi attraverso l’emissione seminale. Solo questa forma di “controllo” dei propri sensi è capace di permettere l’ingresso nella dimensione assoluta dell’erotismo.

(Karma) Neanche il rimescolamento genetico, durante il “crossing over” cromosomico, ci “salva” dal peso del karma? Come possiamo alleggerire questo peso?

Il peso del Karma è l’interruzione di un percorso che siamo chiamati a realizzare. Il peso del Karma si può alleggerire se conosciamo in profondità il nostro Io Interiore, non c’è altra strada. Non è esatta la visione buddista di un passaggio di “azioni” da un corpo ad un altro con la cancellazione dell’individuo. Noi siamo sempre gli stessi e la nostra natura angelica che continua per l’eternità e non possiamo sottrarci ad una legge inesorabile che vuole la realizzazione del nostro Uomo Interiore. Il peso del Karma è morire, addormentarsi ed essere richiamato di nuovo in vita da un richiamo venereo per continuare la nostra strada verso il divenire noi stessi, ossia la realizzazione della nostra natura angelica.

(Il divenire) La nostra esistenza è prigioniera del “Pánta rhêi” descritto da Eraclito. La meditazione può isolarci da questo incessante divenire? O almeno aiutarci a capirne il senso?

Il divenire è il frutto di una connessione, realizzata dalla mente, tra vari aspetti del presente fatto di pensieri, emozioni e azioni. Da questa connessione, in virtù del contributo della memoria e della percezione sensoriale, scaturisce quel senso del trascorrere, crescere, divenire, che qualifica e sostanzia l’esperienza umana. Quando si coltiva la disconnessione tra pensiero, emozione ed azione e si risiede nell’atto del meditare, ciò che emerge in tutta evidenza è che ogni situazione è se stessa, e che la continuità che dà sostanza all’identità è conseguenza di un processo di interpretazione, non è un dato di realtà. L’esperienza della meditazione è un processo dentro all’esperienza del tempo e del divenire e cambia radicalmente la percezione di essi.

(Nirvana) Possiamo ricevere sprazzi di questa pace già durante la nostra vita terrena? E come?

L’idea di Nirvana è molto difficile per noi occidentali. Buddha stesso disse che è un concetto al di là di ogni comprensione. Secondo i tibetani raggiungere il Nirvana significa estinguersi nella Luce della Coscienza Cosmica. E penso che si può raggiungere attraverso un estenuante ascetismo che deve condurci verso il Nulla o il Vuoto. Ma devo dire che su questa pace del Nirvana e sul buddismo in generale ci fu la feroce opposizione di un filosofo italiano, poco conosciuto, ma che io apprezzo molto, Giuseppe Rensi. Nel suo testo “Filosofia dell’Assurdo” egli afferma che se l’ascesi del buddismo ci porta verso il Nulla, il sacrificio prescritto dal buddismo, secondo lui, sarebbe inutile, in quanto la morte garantisce a tutti l’estinzione.

(La Via interiore) L’occidente, forse non da oggi, sembrerebbe aver perduto qualsiasi forma di misticismo. Anche la chiesa cattolica è prigioniera delle forme e del potere della materia. Come ricercare il “silenzio mistico”?

La tua è una bella domanda che richiederebbe più spazio per la risposta. Oggi c’è una negazione della metafisica in generale e del misticismo in particolare da parte di tutte le filosofie dominanti e questa tendenza purtroppo si è inserita nello stesso insegnamento teologico ed ecclesiale che risente di una impostazione sociologica ed antropologica. Viviamo nella più assoluta carenza di Ascesi. La conquista del silenzio interiore è la strada che conduce a Dio.

(Il verseggiare) La poesia è una forma di misticismo, uno strumento di ricerca spirituale?

Un esempio di poesia mistica che a me piace molto è quella Sufi.

I Sufi adottarono dapprima la forma della quartina, o rubấ‘î, non didattica e che poteva esprimere in termini semplici la riflessione e l’emozione mistiche. Si coltivò ugualmente l’ode, quasîdah e ghazal, ma fu con l’apparizione del mathnawî, preso in prestito dalla poesia epica, che il Sufi trovò il suo miglior modo d’espressione. Il mathnawî sufi è didattico e sembra modellarsi sul suo equivalente in prosa, il discorso o l’omelia dello Shaykh ai discepoli raccolti intorno a lui. Questa forma conviene tanto alle leggende tratte dal Corano quanto alle tradizioni dei Profeti, agli aforismi, aneddoti e miracoli dei santi, alle parabole, alle allegorie e altro.

Che esponga la dottrina o descriva l’amore dell’anima per Dio e le peregrinazioni dove la conduce, la Ricerca di Lui, il mathnawî introduce tradizionalmente numerosi altri racconti.

(Vita contemplativa) Come scoprire e coltivare l’ “ardore contemplativo” in un mondo indaffarato?

L’uomo oggi è estraneo a se stesso, inserito come tu ben dici in un mondo indaffarato, per cui in pochi si affaccia l’ardore contemplativo, che lo conduce sul cammino verso la non mente ed una volta arrivati in questa dimensione a staccarsi dal passato e dall’ansia del futuro ed ancorarsi tenacemente al presente.

(L’Ego) Se la cultura moderna adula l’ego per motivi economici e commerciali, come possiamo compiere una ricerca delle “metafisiche trame” senza isolarci dal sistema dominante?

Tanti anni fa feci un corso di Dinamica Mentale, una tecnica americana di sviluppo personale. Che aveva lo scopo di potenziare l’ego. Queste tecniche sono funzionali ad un sistema in cui l’individualità è importante e basilare per gli sviluppi economici e commerciali. Feci il corso e quando ne uscii nacque in me la consapevolezza che la vera ricerca interiore non aveva come obiettivo quello di gonfiare l’ego, bensì di cercare al di sotto di esso, in una realtà più sconfinata che lo conteneva, ed è questo che noi dobbiamo cercare. Certamente non è possibile isolarci dal sistema dominante, almeno che uno non voglia diventare un eremita; anche perché, forse, tra tante persone che incontriamo tutti i giorni possiamo trovare qualcuno che fa il nostro stesso percorso.

(Post-mortem) Credi nella reincarnazione? Hai ricevuto segni di questa possibilità?

Non ho ricevuto segni e più che di reincarnazione penserei alla possibilità di tornare a rinascere. Siamo sempre noi che ci riproponiamo su questo palcoscenico.

(La Visione Assoluta) Franco Battiato in un suo famoso brano afferma che i segni della perfezione e della pace che incontriamo nel corso della nostra esistenza limitata in realtà sono “… solo l’ombra della luce…”. L’uomo moderno sembrerebbe essere lontano persino da quell’ombra. Siamo solo animali che s’illudono di una superiorità evolutiva dettata dal pensiero?

Dice Gurdjieff che l’uomo è un composto chimico, e su questo sono d’accordo, ma all’interno di esso c’è un’essenza che noi non conosciamo e che è il nostro vero Io. Cosa dobbiamo fare? Semplice: svegliarci!

(La barriera) Quali “strumenti” abbiamo a nostra disposizione per superare o abbattere quel “muro molle”?

In questa poesia faccio riferimento al termine cakram, solitamente translitterato in chakra, che proviene dal sanscrito e significa “ruota”, ma ha molte accezioni tra le quali quella di “plesso” o vortice. È un termine utilizzato nella filosofia e nella fisiologia tradizionali indiane. Nella tradizione occidentale moderna tali chakra vengono talvolta identificati con il nome di centri di forza. A volte si può verificare l’accidentale apertura di questi canali e riusciamo ad abbattere quel muro molle che ci divide da un’altra realtà.

(Lo specchio) Come possiamo recuperare la nostra “identità perduta”?

Per il recupero della nostra identità perduta – e qui ti dico una cosa difficile da attuare! – esistono due percorsi importanti che ritengo efficaci: la scuola di Gurdjieff, tu hai letto mi pare “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, oppure la grande scuola italiana della antroposofica, nelle persone di Giovanni Colazza e Massimo Scaligero.

(Mistagogo) Chi è il mistagogo? E chi sono i “Venerabili Maestri dell’Asia Occulta”?

Per quanto riguarda il termine mistagogo, mi riferisco a Gurdijeff che in questo modo viene definito. Georges Ivanovič Gurdjieff (Alexandropol 14 gennaio 1872 – Neuilly, 29 ottobre 1949) è stato un filosofo, scrittore, mistico e “maestro di danze” armeno. Il suo insegnamento, che combina sufismo e altre tradizioni religiose in un sistema di tecniche psicofisiche, cerca di favorire il superamento degli automatismi psicologici ed esistenziali che condizionano l’essere umano. I Venerabili, invece, sono i grandi iniziati Buddha, Mosè, Quetzalcoatl in America, Fuji nel Giappone, Hermes Trismegisto, Túpac Amaru, Pitagora con la sua grandezza incontestabile ed i suoi discendenti, nella saggezza e nella filosofia, Socrate e Platone; da aggiungere anche Krishna in India, che visse il dramma dell’Iniziazione, ed il Maestro dei Maestri, il grande Kabir Gesù, il Cristo, che ha trasmesso con la sua vita un esempio da imitare e ci ha dato il comandamento più importante che oggi l’umanità possiede: l’amore.

(Il sufi) L’immersione negli “eventi delle cose” è una pratica misteriosa ai più. La circolarità della danza sufi (mi riferisco alla Cerimonia Turbinante del Sema vissuta dai Dervisci Rotanti) rappresenta uno schema cosmico e il movimento è alla base di una ricerca superiore che supera ogni rito e ogni preghiera. Cosa possiamo imparare dal sufismo?

Dal sufismo possiamo imparare la discesa in noi stessi. Ho avuto la fortuna di conoscere Sharam, il venditore di tappeti a Battipaglia, te lo ricordi? Andammo insieme da lui, nel suo negozio, per proporgli il progetto di costituire una piccola scuola sufi nella nostra cittadina; idea che in seguito fallì perché lui fece ritorno in Iran. Lui mi insegnò un giorno una tecnica sufi, che riporto in questa intervista. Consiste nel mettersi tranquilli, la sera, in un posto isolato e respirare con la bocca aperta, fare scendere l’aria in tutto il corpo e poi espellerla dal naso, immaginando un fumo nero. Lui mi disse che questo era un primo esercizio di purificazione, che io eseguii. Poi mi insegnò l’ascolto del cuore e la visualizzazione dello stesso.

(L’asceta) Ascetismo e vita occidentale. Quali punti di contatto intravedi tra queste due dimensioni antitetiche?

Ritengo che per l’Occidente sia più indicata la mistica del vuoto. Meditando sulla transitorietà e relatività di ogni fenomeno si può raggiungere uno stato di distacco assoluto: non, dunque, il distacco dai beni terreni per rivolgersi verso una dimensione ritenuta più elevata (Dio, il mondo ultraterreno ecc.) ma il distacco da ogni bene, tanto materiale quanto spirituale (realtà ultraterrene, certi stati meditativi, persino l’ascesi stessa) al fine di ottenere uno stato di serenità imperturbabile in cui il distacco dalla vita e la massima apertura ad essa paradossalmente coincidono. Poiché il concetto di vuoto è la totale negazione dell’idea di assoluto si può parlare pienamente di una forma di ascetismo ateo. In ogni caso sia il Taoismo che il Buddhismo accolgono nella loro mitologia credenze popolari in divinità ed altre forze sovrannaturali, mai però intese come creatori e signori ultimi dell’universo.

Quali sono stati i percorsi culturali ufficiali ed esoterici, i personaggi, i ricercatori e le letture che maggiormente hanno influenzato la stesura delle poesie contenute nella raccolta “La Via interiore”?

Mi hanno influenzato il sufismo, il buddismo, l’induismo, la gnosi, il platonismo. L’ermetismo.

Come ti spieghi l’avvicinamento da parte anche di molti cattolici a filosofie e religioni non appartenenti alla tradizione occidentale? Si tratta solo di un fenomeno consumistico dettato da una moda disinformata o del bisogno di integrare una fede, come quella cattolica, secolarizzata e lontana da un certo tipo di ricerca?

Credo che la New Age si sia inserita nel vuoto dei nostri valori sia etici che religiosi e che molti si siano spinti ad abbracciare nuovi culti per integrare questa mancanza di identità che l’uomo di oggi vive. È un modo per esorcizzare l’angoscia che attanaglia l’uomo moderno, immerso nella tecnologia e nel globalismo.

versione pdf: Indagine sulla Via Interiore – Intervista a Francesco Innella

Una Risposta to “Indagine sulla Via Interiore”

  1. […] di poesie esoteriche dell’Autore Francesco Innella. Come ricordavo tempo fa in un altro post, questa nuova edizione è arricchita da una mia postfazione-intervista all’Autore che ha il […]

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