Ossa (Talking Bones)

Sempre in ritardo sulla vita

sulla tabella di marcia delle scoperte essenziali,

ad ogni tramonto dell’orgoglio

le esperienze altrui interrompono una finta sapienza.

Sull’orlo dell’abisso ci sorprende

la presenza nel mondo di chi guardiamo senza vedere.

Ciechi indaffarati e disperati

scansiamo la bellezza che circonda il nostro caos,

nuotatori sereni in un mare di nulla.

La burocrazia cimiteriale e gli archivi della civiltà

si occuperanno di noi con piglio produttivo,

i resti scarnificati, lucidati dalla misericordia

e tritati dal bisogno di spazio

saranno riciclati dalla pressione di nuovi corpi

e da manuali di polizia mortuaria freschi di stampa.

Lapidi d’ufficio e monumenti bugiardi assediati dal tempo

per combattere la dimenticanza di famiglie in estinzione

e discendenti invecchiati,

con la verità affidata a un passato che non torna.

Siamo ossa parlanti destinate all’oblio,

in cerca di clamori tra un respiro e l’altro.

catacombe-parigi-ossario

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7 Risposte to “Ossa (Talking Bones)”

  1. Leggo e rileggo e ho come l’impressione che ogni frase sia la negazione di quella precedente. Sicuramente, come al solito, ho interpretato male qualcosa.. e così mi astengo dal fare commenti.
    Il tutto mi piace, come sempre, ma sono ancora in cerca della giusta chiave di lettura.

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    • no, no… m’interessano i tuoi commenti: fammi vedere con i tuoi occhi la chiave che troverai… così potrò conoscere meglio ciò che ho scritto! non astenerti! 🙂

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      • Ci penso un po’..

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      • Chiarissima la prima parte, ma perché scansiamo la “bellezza” che circonda il nostro caos? Dov’è la bellezza che scansiamo? Ma soprattutto quello che mi chiedo è questo: “E’ una bellezza che riconosci dopo, come tale. O la percepisci subito e la scansi comunque?” O è un qualcosa che con il tempo hai imparato a percepire come “bellezza” pur sapendo che di bello non c’è proprio niente, se non un sentirsi comunque in sintonia perfetta, in totale empatia nonostante tutto, con quel qualcosa?
        E’ un momento di pausa, di riflessione che intravedo per poi ritornare nel vortice del vivere quotidiano che “trita” e “ritrita” tutto, compresi noi stessi.. Basteranno queste pause a farci desiderare di respirare semplicemente, senza ricerca di clamori? Basterà ciò a far si che anche noi, nel tempo, non saremo alla fine uguali a quella civiltà produttiva che archivia meticolosamente tutto e tutti?
        La mia chiave di lettura, (il messaggio che leggo tra le righe delle tue parole), è nel “non ricercare clamori” per andare incontro ai quali si perde di vista il “mentre” in virtù del “fine”. Mi piace pensare che è il “mentre” che dà la direzione giusta al “fine” da intraprendere.. da scegliere!

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      • Bella riflessione la tua!
        Scansiamo, a volte, non dico sempre (per fortuna!), la bellezza che si trova intorno al centro del nostro via vai affannato, perché pur conoscendola (se non la conosciamo allora al posto di “scansiamo” dobbiamo usare la parola “ignoriamo”) è troppo faticosa da frequentare: occorre disciplina per apprezzare il bello, per capire le cose che contano e abbandonare il superfluo. A volte poi, come dici tu, la riconosci dopo ma puoi sempre ritornare sui tuoi passi e ri-frequentarla, niente è perduto. Forse sono valide tutte le tue opzioni: non c’è un solo approccio… Con il tempo si capisce che già il semplice saper respirare è una conquista e quindi i clamori passano in secondo piano: l’emozione del sentirsi vivi, basta… Ovviamente non dirò qui le immagini e le esperienze (anche molto quotidiane e normali) appartenenti alla mia vita privata che hanno ispirato lo scritto, ma ho voluto creare un contrasto tra alcune assurdità della nostra esistenza e il meccanismo inesorabile a cui apparteniamo fin dalla nascita… Siamo riusciti a burocratizzare anche il trapasso e ogni cosa è regolamentata: un tempo uno poteva rimanere in una fossa per 90 anni, oggi ti fanno saltare fuori dopo 10 perché serve il posto a qualcun’altro… Anche l’eternità è limitata… E’ chiaro che alla luce di tutto ciò appaiono ridicole certe vertenze. Concordo con la tua chiave di lettura finale… Un abbraccio.

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  2. Bellissima questa poesia

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