Tana!

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E tu, da che parte stai?

Hai compreso le mie ragioni? O sei solo una sorda compagnia?

Ti bracco nel buio, faccio domande insidiose, creo polemiche,

ti pungolo, esigo risposte, offendo se necessario.

Mordo caviglie, simulo attese pazienti, metto sgambetti,

ti provo nel dolore e t’insulto per farti sputare sentenze,

aut aut

Rifiuto ogni schema incontestabile di chi si crede centro,

il tempo della diplomazia è già ieri

viviseziono con mani non tremanti la tua coscienza

mentre essa rovista nella mia,

entrambe cercano verità contorte da estirpare

congelate in tutti questi anni per non ferire.

E osservo senza nostalgia una foto con entità passate,

assenti nel futuro.

Insisti nella tua tesi cieca, t’invito a togliere il piede dalla porta,

sono stanco, è tardi e devo chiudere con questa vita

schegge mortali di pareri istintivi

offrono il meglio del peggio meditato. Era ora.

La rabbia sotto pressione esplode in coriandoli di cose non dette

rendendo la scelta libera ancora più facile,

illuminando la strada di notte tra i boschi dell’anima.

E faccio tana!

Nella speranza di essere dimenticato.

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5 Risposte to “Tana!”

  1. Essere dimenticati..
    Mi chiedo se sia realmente così, delle volte forse lo desideriamo tutti, ma quanto è vero? Perché nel desiderio di dimenticare c’è il “desiderio stesso di negare ciò che è stato”. Eppure nelle tue parole ci sono ricordi precisi riportati alla mente e parlano di una mente alla quale si chiede di essere dimenticati. E noi.. quanto dimentichiamo? Quando dimentichiamo? Forse alcune situazioni, alcune persone si possono solo accettare, comprendere o perdonare e noi così per loro. Forse c’è solo il desiderio di essere lasciati in pace, di essere compresi, accantonati con “uno sguardo indulgente” e non voglio “forzare” una citazione ad ogni costo. Penso spesso a queste parole e mi dico: “Quante volte avrei voluto quello sguardo indulgente..” e io.. sono capace di “offrirlo” a qualcuno nello stesso modo da me desiderato, un tale sguardo?”
    Nel dimenticare c’è il desiderio del “nulla” da chiedere, da dare, da attendere, da pretendere, da aspettare. C’è un tempo passato che non vorremmo riconoscere e in questo tempo ci sono situazioni e persone incastonate come stelle in quella “via lattea” da percorrere che è la nostra, che fa parte di noi. Nessuna dimenticanza sarà mai così tangibile.. Non possiamo dimenticare, o sperare di essere dimenticati, ma solo cercare di provare a soffrire di meno, pian piano, nel tempo.. “perché c’è tempo”!
    A quel punto il “non dolore” la chiamiamo assenza del ricordo, ma è solo un “ricordo sanato, guarito”, ma è!

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