Prefazione a “La Svolta” di Carmine Senatore

Ho avuto il piacere di scrivere la prefazione all’ultima fatica dell’amico Carmine Senatore, disponibile qui.

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Prefazione

Il mondo – anche se forse sarebbe più corretto parlare di mondi – che scaturisce dalla narrazione di Carmine Senatore è il risultato di un compromesso mai forzato tra il flusso di coscienza joyciano e l’atmosfera fantastica del paese meraviglioso di Alice: nel momento in cui il lettore entra in contatto con i personaggi partoriti amorevolmente dalla penna dell’autore, ha la costante sensazione di non trovarsi dinanzi a persone, seppur descritti come tali, con tanto di nomi, e resi vivi e verosimili da luoghi, movimenti e dialoghi, bensì a figure archetipiche, a ideali e simboli appartenenti a uno spazio onirico sospeso tra i fatti reali da raccontare, perché questo è il mestiere del narratore, e l’inconscio che è il vero autore. Le frasi brevi che innegabilmente caratterizzano il narrato di Carmine Senatore, sono come frame che hanno il delicato compito di mediare tra la poesia e la realtà, tra la mania descrittiva di altri autori (descrizioni che non mancano nei racconti di Senatore ma che svolgono un’azione fulminea, come quella delle molecole di acqua nel “torrente” a cui l’autore stesso fa riferimento all’inizio del suo testo parlando dello stream of consciousness non solo joyciano) e le immagini “iperuraniche” provenienti da un luogo inaccessibile e privato, forse fanciullesco e tradizionale, o solo sognato. Anche quando non si tratta di personaggi palesemente fantasiosi, si ha l’impressione di avere a che fare con dei “ponti” umani tra quella che noi definiamo realtà e la zona primordiale dello scrittore.

Tra le varie definizioni di poesia lette finora ve n’è una (che riporto in questa prefazione), poco romantica ma efficace, di Arthur Koestler, incontrata nel capitolo intitolato “I tre cervelli” del saggio “Il fantasma dentro la macchina” (1967), e che ha titillato non poco la mia curiosità: <<Si può così dire che la poesia realizza una sintesi fra il sofisticato ragionare della neocorteccia e i modi emozionali più primitivi del vecchio cervello. Questo indietreggiare per saltare meglio, che sembra sottostante ad ogni attuazione creativa, può riflettere una regressione temporanea, dal pensare ultraconcreto neocorticale, a modi più fluidi e “istintivi” di pensare limbico, un “regresso all’es a servizio dell’io”. Ricordiamo pure che talvolta “dobbiamo smettere di parlare per pensare con chiarezza”, e il linguaggio è monopolio della neocorteccia>> (pag. 387 – 388). Fare poesia significa compiere un atto primitivo grazie al quale possiamo vedere il mondo con occhi semplici, regrediti, destrutturati. Anche se Carmine Senatore sceglie di esprimersi per mezzo di una “scrittura estesa”, la prosa appunto, dimostra di aver scelto la strada privilegiata di una salvifica destrutturazione; non si lascia mai catturare dalla vanità del romanziere, non tradisce mai quello sguardo repentino, sintetico, ideale, oserei dire arcaico, tipico della poesia. Ed è per questo che a volte sembra che “vada di fretta” fornendo dati in maniera lapidaria e scientifica, che non stia lì a tergiversare ma abbia l’urgenza di arrivare al dunque senza perdere tempo a intrattenersi col lettore, anche quando i suoi personaggi dialogano e fanno cose. In alcuni passaggi la trama diventa quasi un particolare, l’attimo, l’azione istintiva “nuda e cruda”, prevalgono sul resto, per lasciare spazio all’obiettivo da centrare e alla poetica della parola. (m.n.)

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4 Risposte to “Prefazione a “La Svolta” di Carmine Senatore”

  1. Si nota, anche da altri tuoi scritti, che Arthur Koestler ha lasciato un’impronta “notevole” nella tua mente.
    La descrizione della trama a tratti “nuda e cruda”, di cui parli.. viene voglia di leggerla!

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