Non abito più qui

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Ho provato a indossare

un abito di quand’ero giovane,

antichi gesti sociali, maschere

a me familiari

ridicole manovre disinvolte

per rientrare in spazi mentali

che non mi appartengono più.

Pensieri dalle forme sgraziate

si adattano a grezzi tessuti morali.

Spinti da tragiche nostalgie

ritornano comportamenti

depositati nei caveau del passato,

riesumo l’ingiallito copione

di un personaggio in disuso

ne ricordo ancora le azioni di scena

le rivivo senza comprendere

il perché di questo recupero

e realizzo così

la distanza maturata negli anni.

Allo specchio

non mi riconosco,

la libera pelle di oggi

pulsa indispettita.

Le querce non rimpiangono

le foglie cadute sulla strada

calpestate dalle ruote del tempo,

se ne occuperà

un coraggioso vento

proveniente dal mare dei naviganti a vista.

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8 Risposte to “Non abito più qui”

  1. “Non mi riconosco”..
    Quante volte ce lo siamo detti, anche di fronte a specchi immaginari.
    Tutte le volte mi dico che in quel momento, quando cioè non ci riconosciamo, è l’attimo in cui siamo più presenti a noi stessi. È l’affermarmi del mio essere “oggi”, “ora” in un certo modo.
    Una negazione che afferma, paradossalmente.
    Il negare una parte di me che non ri-conosco più, da un valore maggiore a ciò che sono in questo momento e lo da perché sono io che nel confronto, abdico al mio essere stato, per accettare ciò che “sono”.
    Che poi, magari, non è un negare ma semplicemente accettare un sostanziale cambiamento. In fondo.. anche ciò che oggi non riconosco più ha contribuito a farmi diventare ciò che sono.
    Forse sarebbe più grave, per assurdo, continuare a specchiarsi saltuariamente e ritrovarsi sempre “uguali” e “immobili”. Potrebbe significare molte cose diverse: sono realmente immobile e cioè piatto e quindi non ho avuto nessuna evoluzione/involuzione nel corso del tempo e questa cosa potrebbe anche farmi piacere, se solo pensassi che è nell’essere sempre uguali il vero “traguardo”; potrei anche guardarmi senza vedermi.. e quindi anche nel cambiamento non accorgermi, o non considerare ciò degno di nota.
    Insomma svariate sarebbero le ipotesi, ma io sono per il cambiamento, sono per il credere che nel “negarci”, in realtà “siamo”.. quindi trovo bellissimo il guardarsi e il dirsi: “Non mi riconosco..”

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