Dive e non

Osservo una foto di giovani donne, poco più che bambine, in gruppo, quasi tutte sorridenti, complici tra di loro, con sguardi furbetti d’intesa, in procinto di combinare qualcosa di spettacolare. Non è una delle immagini usate in questo post, ma una foto privata proveniente dalla vita reale. E che insegna cose sul futuro.

Tra di loro ci sei anche tu, mescolata al gruppetto, affiancata fisicamente alle altre, ma non del tutto partecipe come se un velo di tristezza ti impedisse il tuffo definitivo nelle acque della vita sociale, non ancora convinta e diluita nell’euforia instillata da chi detiene il comando emotivo della comitiva: nel tuo modo, quasi sospettoso e guardingo, di osservare le altre – le dive – c’è tutta l’inadeguatezza della tua età, del tuo carattere amorfo, all’apparenza insicuro, il non sapere ancora chi o cosa sei, la voglia di emulare la sicurezza delle compagne più smorfiose o quella che sembrerebbe essere sicurezza e forse è qualcos’altro. Questo tuo approccio silenzioso al mondo, non esuberante, timido, riflessivo, introverso, sulla difensiva – voglio che tu lo sappia, anche se le mie parole oggi ti attraverserebbero senza insegnarti nulla ed è per questo che non le leggerai ora, ma le deposito qui per te in attesa di età adeguate – è e sarà motivo di scherno nei tuoi confronti: le finte persone sicure di sé ti insulteranno per sentirsi più alte, non possedendo una propria altezza interiore, scambiando il tuo silenzio per debolezza. Ma tu continua a osservare il mondo come stai facendo, se deciderai che questo è il tuo modo, registra tutto con dolorosa dovizia di particolari, lasciati colpire senza reagire come loro desidererebbero che tu reagissi, ma con dignità e stile, senza prestare il fianco a valutazioni effimere, basate su un tuo momento di stanchezza, di rabbia legittima, di sproporzionato amor proprio che diventa offesa e di errata ribellione senza eleganza. Se non riuscirai sempre a essere elegante, e per questo perderai amicizie, non preoccuparti.

E vorrei dirti anche un’altra cosa secondo me fondamentale: le amiche, o presunte tali, che oggi ti sembrano lontanissime, perfette, non in sintonia con la tua interiorità ma in ogni caso da ammirare, saranno le stesse che – ma dovranno passare molti anni prima che questo accada – di nascosto ti apprezzeranno, ti valuteranno come persona affidabile e pensante anche se non lo ammetteranno mai, non lo riveleranno né a te né ad altre persone. Sarebbe da parte loro un esporsi insopportabile, un revisionismo senza gloria, un’ammissione ritardataria d’immaturità: capiranno che quello che hai saputo coltivare nel silenzio, scambiato per stranezza o diversità, in fondo serve anche a loro. E le più sveglie vorranno averne un po’, vorranno rubarti quel tesoro interiore che tu oggi non sai di avere, si avvicineranno per assorbire – grazie a un’osmosi dialogante – la tua saggezza, la tua capacità di riflettere e di stare in silenzio; una saggezza che non nasce e cresce da sola, però, ma è da coltivare ogni giorno, instancabilmente, anche nei momenti in cui non si è primi in classifica, quando non abbiamo il consenso e gli applausi delle masse e la colonna sonora adeguata al momento. È un coltivare per se stessi, senza cronaca. Perché loro, i benvoluti, le dive, i cosiddetti vincenti, nel frattempo avranno finito tutte le parole, le sigle e le scenografie che avevano a disposizione durante l’epoca delle verdi promesse, avranno sprecato tutto il loro divismo per cause di scarso valore o per ridursi alla fine a vivere una vita comune. E quindi vorranno apprendere da te quello che hanno tralasciato per inseguire le ovazioni, lo faranno senza rinunciare alla presunzione ormai radicata che ha causato la perdita di sostanza: vorranno avere da te solo una pezza in prestito, per bloccare l’emorragia d’orgoglio, per sentirsi bene temporaneamente, per una sera, davanti a un drink improvvisato e depresso, parlando di fallimenti, scelte sbagliate, tradimenti, anni trascorsi troppo in fretta, gioventù che non ritorna, un primo capello bianco… Sembreranno persone pentite, per riabilitarsi ai tuoi occhi vorranno depositare in te – come in una banca morale – delusioni e confessioni, e ti illuderai per un istante di essere stata finalmente apprezzata e accettata. Non cascare nell’equivoco: si tratterà solo di sabbie mobili da ascoltare a distanza e da non dimenticare per imparare a evitarle; empatia controllata; esseri umani da aiutare con parsimonia senza lasciarsi trascinare nel baratro da chi vuole vomitare confidenze non richieste e andare via.

Continuerai a essere introversa e distante, come ti hanno sempre considerata. Sii strana ad oltranza! Non cedere, neanche per un attimo, all’inganno del poter piacere in ritardo, anche se questa scelta radicale ti causerà una dose considerevole di solitudine. Sii spinosa e originale, disponibile e diversa. Sii anche amica di tutti, ma senza rinunciare a te stessa; e se ti chiederanno di piegarti, sappi che se sceglierai di farlo per non restare sola, andando contro la tua cupa natura, arriverà un momento in cui apprezzerai il significato dello stare dritti in solitudine. Ma ora è presto: occorre molto esercizio per capirlo. Ora sei tu che osservi ammirata le dive che si allenano a essere carine, ed è giusto che sia così: vorresti essere come loro perché ancora non sai chi sei o cosa puoi diventare; quando lo saprai, saranno loro ad osservare te. È stato così in passato, lo è stato per me, lo sarà anche per te, ma affronta tutto questo con la spensieratezza che deriva dalla sapienza, dal volare alto, dal tempo che insegna, dall’esperienza che educa e piega materiali inizialmente indomabili. Senza vendetta ma adoperando la giusta strategia d’uscita ogni volta che potrai. Ti attendono anni difficili e duri, e il successo non è garantito. Riscaldati, se lo riterrai opportuno, al fuoco della poesia che non delude mai: la tua, quella scritta da altri, non importa. Anche il silenzio è poesia.

versione pdf: Dive e non

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