Battiphaglian

libero remake del monologo iniziale di Woody Allen nel film “Manhattan”

Capitolo primo. “Schifava Battipaglia. La schifava smisuratamente…” No, è meglio “la sottovalutava smisuratamente”, ecco. “Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva nei colori sgargianti dei palazzinari e pulsava dei grandi motivi di Mario Merola suonati dal pianino napoletano in cerca di monetine lanciate dai balconi…” No, fammi cominciare da capo… capitolo primo. “Era troppo critico riguardo a Battipaglia, come lo era riguardo a tutto il resto: trovava sconforto nel deprimente andirivieni della folla inscatolata durante la festa patronale della Speranza e del solito traffico alla rotatoria tra la Strada Statale 19 e il cimitero. Per lui Battipaglia significava belle donne fatte della stessa materia casearia della “Zizzona” ma abbronzate già a febbraio, tipi cafoni in gamba ma di destra cresciuti a pane e Piazza Madonnina che apparivano rotti a qualsiasi discussione riguardante la Riforma Agraria di Mussolini negli anni ’20 o le vicissitudini caserecce della squadra battipagliese di calcio…” Eh no, stantio, roba stantia, di gusto… insomma, dai, impegnati un po’ di più… da capo.

Capitolo primo. “Non sopportava Battipaglia. Per lui era una metafora del cattivo sviluppo postbellico e della cultura palazzinara contemporanea: la stessa carenza di integrità sociale ed economica che porta tanti battipagliesi a cercare facili strade per andarsene all’estero stava rapidamente trasformando la città dei suoi incubi in una…” Non sarà troppo predicatorio? Insomma, guardiamoci in faccia: io questo blog lo devo diffondere. Capitolo primo. “Schifava Battipaglia, anche se per molti era una metafora della rigogliosità californiana trapiantata nella Piana del Sele. Com’era difficile esistere, in una società desensibilizzata dalla subcultura locale e fascistella, dal perenne suono delle campane del Santuario a tutto volume, dalla ristrutturazione kitsch dell’unico simbolo della città – il Castelluccio – ad opera di progettisti di centri commerciali e fast food, commissariamenti prefettizi per infiltrazioni camorristiche, capannelli a via Italia di Forza Nuova, immondizia culturale nei salotti comunali e una religiosità ferma agli anni ‘40…” Troppo arrabbiato. Non voglio essere arrabbiato. Capitolo primo. “Era ammosciato e rassegnato come la città che odiava. Dietro i suoi occhiali Ray Ban, acquattata ma pronta alla pennichella, la potenza soporifera di un koala…” No, aspetta, ci sono: “Battipaglia era la sua città, e purtroppo per lui lo sarebbe sempre stata…”

versione pdf: Battiphaglian

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