Il viaggio, tra localismo ed esotismo

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Intorno al viaggiare vi è in atto da tempo una guerra non dichiarata: quella tra visione localistica ed esotica del movimento conoscitivo compiuto dal viaggiatore. I localisti, cugini non troppo lontani dei selecercatisti, tendono a concentrarsi solo ed esclusivamente sulle bellezze locali, a frequentare luoghi dove non è richiesto alcuno sforzo linguistico per farsi comprendere dalle popolazioni “indigene”, a sviluppare in maniera anacronistica lo slogan di fascistissima memoria “Preferite il prodotto italiano” anche in ambito turistico. Gli esotisti, dal canto loro, prediligono una fuga dalla realtà, una letteratura d’evasione in movimento, sono affetti da un’esterofilia curata male e che ha origini antiche: la frammentazione linguistica pre- (e direi anche post-) unitaria; la disomogeneità geopolitica che ha reso difficile la vita ai “fratelli d’Italia”; i tanti, troppi secoli vissuti in qualità di colonizzati da chiunque si trovasse a passare per la penisola. Nonostante il tricolore calcistico, estero è bello, estero è meglio: ancora una volta siam pronti alla morte culturale e identitaria.

L’ideale, come sappiamo, sta nel mezzo: occorrerebbe un approccio anarco-individualista per liberarsi dalle catene delle due fazioni. Non appartenere a nessun luogo ma essere ovunque, e al contempo abitare il tutto senza trascurare il particolare, conoscere il locale e il lontano da noi, apprendere “La distinzione / e la lontananza” (cit.), integrarli in un discorso sapienziale a chilometro zero. Evitare il viaggio vissuto come mero spostamento fisico, ma al tempo stesso non trincerarsi dietro a pigrizie culturali anchilosanti. Non concentrarsi né sul dito, né sulla Luna, ma sul gioco di sovrapposizione tra oggetti distanti che mai s’incontreranno, se non nell’immaginazione di chi crea analogie. E si scorge in questa pratica un profondo senso di libertà: l’unica possibile, in grado di sconfiggere la nostra limitatezza, il nostro essere finiti in quanto umani e confinati in un arco temporale insignificante.

Perché vi può essere tanto esotismo anche nelle cose locali, si può andare lontano restando in zona, così come ci può capitare di recuperare il nostro senso di appartenenza viaggiando in luoghi impensati, proprio mentre cerchiamo di dimenticare il punto di partenza e la nostra quotidianità. La filosofia low cost del facile spostamento ha azzerato la lentezza dell’avvicinamento, un tempo prerogativa di camminatori, naviganti e pensatori perdigiorno. Il web, la rete, non ha unito il mondo, lo ha solo omologato e reso l’ingresso a stanze lontane più rapido e facile. Ed è una grande comodità tutto questo! Nulla da eccepire… Le parti che compongono il mondo fisico e quello conoscitivo sono già in connessione da secoli, ma lo abbiamo dimenticato perché nel frattempo la conoscenza analogica è stata sostituita da quella digitale, più veloce ed efficace, che ha appiattito o sotterrato certi percorsi umani divenuti pura archeologia. La rete ha incentivato l’esotismo sì, ma quello errato: ci si illude di essere andati fuori ma in realtà siamo rimasti fermi nella casella iniziale del gioco, perché certe scoperte si compiono sulle lunghe distanze, quelle vere, e a distanza di tempo. Solo in fase di ritorno, come accade in vecchiaia dopo una vita di strade battute, ritornando a essere localisti senza perdere gli odori del mondo acquisiti nel corso di numerosi viaggi, si realizza il confronto che istruisce. Lo sguardo di un localista che è stato esotista e ha viaggiato con saggezza, sarà sempre più ampio e ricco della visione limitata di chi si rinchiude nella roccaforte della valorizzazione dei prodotti tipici locali.

Anni fa, di ritorno da un viaggio a Palermo, andai a visitare l’Abbazia di San Guglielmo al Goleto, vicino Sant’Angelo dei Lombardi (in provincia di Avellino, quindi “nella mia zona”), fondata nel 1133 da San Guglielmo da Vercelli: solo in un secondo momento lessi su una guida che uno dei discepoli prediletti del fondatore del Goleto – San Giovanni da Nusco – fondò in seguito proprio a Palermo la chiesa di San Giovanni degli Eremiti e che avevo visitato poche settimane prima di recarmi al Goleto. Un involontario incrocio di storie provenienti dal passato, una casualità che invita a una riflessione e a una domanda: mi sarei soffermato allo stesso modo su quel contatto storico, seppure indiretto, tra due luoghi distanti l’uno dall’altro se il mio esotismo non mi avesse condotto precedentemente in quel gioiello arabo-normanno nel cuore di Palermo? Quel dato comune sarebbe stato un dato come tanti, disperso tra le innumerevoli notizie riguardanti l’Abbazia del Goleto: anche il sapere ha una sua economia al risparmio e non trattiene il superfluo. L’esotico, dunque, è riemerso nel locale: perché non si viaggia per spostarsi ma per creare connessioni, alcune forti, altre più deboli, in ogni caso indelebili, anche quando le conserviamo a livello subcosciente. È riemerso senza l’ausilio del web, perché già impiantato in una rete storica possente, costituita da ramificazioni complesse che non hanno bisogno di energia elettrica o di fibra ottica per funzionare.

A volte è necessario ritornare sui proprio passi, scoprire o rispolverare tesori locali, conosciuti per sentito dire ma di fatto snobbati perché troppo vicini al nostro quotidiano e quindi sottovalutati, scontati, messi da parte “tanto per quelli c’è sempre tempo!”: applicare all’esplorazione dei dintorni la medesima curiosità esotica dei grandi viaggi; riscoprire il sapore degli “antipodi familiari” e del Grand Tour di provincia; meravigliarsi di quello che abbiamo sotto il naso. Chi ha viaggiato sa come si fa, ha un occhio allenato; chi ha varcato i confini del proprio paese sa anche rivalutare gli scenari nostrani o addirittura quelli della propria stanza (vedi il Viaggio intorno alla mia camera, romanzo di Xavier de Maistre). La voglia di andare è la stessa: sentendosi viaggiatori in casa propria. Perché, come ci ricorda Luciano De Crescenzo, per viaggiare, per andare in vacanza, basta prendere l’ascensore e salire dal terzo al quarto piano… Basta trovare un proprio luogo, rinnovare il punto di vista e quindi la propria angolazione esistenziale. Così facendo anche un posto vicino diventa l’altrove.

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6 Risposte to “Il viaggio, tra localismo ed esotismo”

  1. Non posso non concordare.

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    • Su quale punto in particolare concordi?

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      • Soprattutto nel punto in cui dici che “non si viaggia per spostarsi ma per creare connessioni”.
        Da qui appunto il pensiero che non sia la distanza a fare di un viaggio, un buon viaggio, bensì le connessioni che riesco a trovarvi in quei luoghi e ciò comporta anche l’atteggiamento che ho io in primis, nell’intraprendere il cammino che mi porterà verso quella meta stabilita.
        Ma se l’atteggiamento è quello giusto, di ricerca, di curiosità verso un luogo più o meno lontano… molto probabilmente quel luogo non sarà stato scelto per caso o perché “è di moda” dire di aver fatto quel viaggio, sull’onda dei giudizi altrui che con le loro “manie d’imposizione” scelgono per te cosa merita di essere visto e “pubblicato”…
        Un luogo da visitare vicino casa non è un luogo “banale”, in quanto ci è capitato di vivere lì per caso e basta vedere quante persone da più parti  arrivano per ammirare, conoscere e studiare piccoli eremi, cattedrali, statue, chiesette sperdute, quadri, mosaici, affreschi, architetture delle più svariate forme per le cui fattezze hanno prestato le loro maestranze uomini giunti da più parti del mondo, bastanti a rendere “esotico” qualsiasi luogo, volendo esagerare.
        Nulla è banale se io mi sento, ad un certo punto, cittadino del mondo e non più semplicemente “nome/cognome/indirizzo…” Posso fare una mia personale selezione rispetto ai miei interessi ed è normale.
        Sono gli occhi, la mente e il cuore con cui ti metti in cammino a fare di un “qualsiasi viaggio… un buon viaggio” ed è anche tutto il bagaglio che ti porti appresso di conoscenze, stimoli e padronanze a completare quella mappa che nessuna guida turistica potrà mai darti.
        Buon viaggio!

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        • Sì, sono assolutamente d’accordo con te e ho prova di ciò che dici ogni volta che vengo a sapere di ricercatori o viaggiatori provenienti da lontanissimo e che conoscono luoghi e storie vicino casa meglio di noi stessi… Il nostro posto quotidiano diventa esotico per qualcun’altro che viene da fuori ma se lo guardiamo con gli occhi giusti è esotico anche per noi “indigeni”… Se ci pensi, siamo visitatori temporanei di questo pianeta, quindi viviamo continuamente in un luogo esotico che non conosceremo mai completamente. Buon viaggio anche a te!

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