Crudeltà

“Crudeltà”

Bucando l’asfalto con un chiodo

ho visto zampillare il sangue

sotterraneo e caldo

della storica crudeltà

reggente il mondo

fin dall’alba.

Era il gatto con l’anca spezzata,

il cucciolo sbranato dal potente,

le mammelle inturgidite di una madre

senza più figli da allattare.

Era il monotono latrato notturno

del cane prigioniero,

il vagito del neonato tra i sacchetti,

la fiduciosa falena ignorante

bruciata dalla sensuale luce blu.

Era il colombo schiacciato

dall’auto decisa,

l’albero tagliato

da capricci istituzionali,

il paziente nido di rondine

sfrattato dal muro,

la pianta sradicata

perché senza fiori,

il calcio al ventre del randagio,

il pesce nella boccia di vetro

che sogna oceani.

Era il pitone abbandonato

sulla Salerno-Reggio Calabria,

la madre nell’ospizio

tra piscio, semolino e Radio Maria,

il veleno per i passerotti,

l’intelligenza nazista

applicata alle zanzare,

il vecchio torvo

col bastone severo,

la nidiata affogata per gioco,

la pianta quasi secca

sul pianerottolo,

il corpo mummificato del vicino

dinanzi alla tivù ormai spenta

e la cassetta postale

piena di bollette scadute.

Era ed è

l’offesa non lavata in tempo,

la persona dimenticata

senza dare spiegazioni,

la gratuita cattiveria

per sentirsi vivi e forti,

la rabbia nel chiudere la porta,

il pugno sull’armadio

urlando da soli in una stanza,

le ataviche lotte per il posto auto,

le lettere rispedite al mittente,

l’oggetto frantumato per punizione,

l’indifferenza per la donna muta

che urla,

il numero cancellato dalla rubrica,

il morente lasciato morire,

la musica alta per non sentire,

il verdetto senza processo,

il capello che diventa fune,

l’erede che attende la falce,

il fastidio per un bambino rumoroso,

lo schiaffo dato per sconfitte antiche,

il giudizio che proviene dall’ignoto,

l’ostruzionismo dell’invidioso,

il poeta insonne che osserva la notte

e odia le lontane luci della festa,

l’orgoglio nella trincea cittadina,

la scientifica abilità

nell’evitare volti e vie,

l’indifferenza dei nipoti che crescono,

i silenziosi pasti veloci,

il prete sadico che uccide i gatti

vendicando dopo secoli

i cristiani del Colosseo,

i vecchi libri di scuola

gettati tra la spazzatura,

la ragazza obesa e sciocca

che sorride tra suicidi anoressici,

la morte vacanziera di lamiere e fretta.

L’afa agostana

riporta in quota

miasmi di strada,

i cancri invisibili

negli insoddisfatti fegati

del sesso in ritardo,

la cicatrice sulla mano

per gli infranti vetri

del cuore di madre.

Cattivi e avidi fino alla fine:

negli inscatolati corpi morti zincati

e non restituiti, nudi, alla terra.

Una crudeltà silenziosa

  • persistente nelle piccole cose

prima che nella Storia –

sostiene l’umanità

da sempre…

Senza titoli sui giornali.

Un necessario dolore

circola nelle vene del tempo

creando humus

per i posteri,

per noi spettatori

delle nuove tecnologiche arene.

Morituri te salutant.

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