L’INTERVISTA

Nadia Turriziani intervista Michele Nigro

1)  Per lei cosa significa scrivere?

Scrivere significa metabolizzare l’esistenza tramite la creazione di allegorie efficaci. Anche quando crediamo di descrivere semplicemente la realtà esterna, andiamo a soddisfare il nostro intimo bisogno di “parlare d’altro” dentro di noi…

2) Quali sono i suoi libri del cuore?

Li sto ancora cercando… Alcuni libri ti folgorano durante un certo periodo della vita perché hai bisogno di sentirti dire alcune cose. Dopo qualche anno provi quasi vergogna per ciò che hai letto e ti senti ingenuo per aver letto certi libri… Finora hanno superato la prova degli anni libri come “Elogio della fuga” di Henri Laborit, “Foglie d’erba” di Walt Whitman, “Il male oscuro” di Giuseppe Berto, “Cuore di cane” di Bulgakov… e tanti altri.

3) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

“Lo specchio di Dio” di Andreas Eschbach: un libro di fantascienza, anche se sarebbe più corretto definirlo di fantareligione, dotato di una sottile e intelligente irriverenza che in pochi hanno notato, forse perché eravamo tutti troppo concentrati sul “Codice” di Dan Brown (che tra l’altro non ho ancora letto e non so se leggerò!).

4)  Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

Pessimo, o meglio, è un rapporto in “stand by”. Fisicamente ho un domicilio ben definito, ma mentalmente e culturalmente sono sempre altrove. Ho avuto la conferma di questa mia dissociazione quando mi sono occupato per un certo periodo di giornalismo locale su un quotidiano: non sapevo nulla della mia terra e soprattutto continuavo a non volerne sapere nulla. Mi avvicino solo a ciò che m’interessa veramente, non resto invischiato nei fatti e non mi lego alle persone. Il senso di appartenenza è una grossa tara, dal mio punto di vista. Ho sempre la valigia pronta per riassaporare il gusto del ritorno. Non sono pazzo: il mio è solo un caso di “cosmopolitismo represso”!

5) Il suo rapporto con la sua città?

Riallacciandomi alla risposta precedente… Per anni ho cercato una “poetica” nella mia città: ho usato la fotografia in bianco e nero, l’ho percorsa a piedi di notte, l’ho studiata cercando di mettere in pratica i consigli psicogeografici di Guy Debord… Diciamo che se reinterpretata in maniera stimolante anche una città-dormitorio può esprimere le sue potenzialità. Per riuscire a fare questo, però, bisogna necessariamente “partire” e ritornare con occhi nuovi dopo anni.

6)  Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

Per curiosità. Ero curioso di vedere che effetto avrebbero sortito le cose scritte negli anni precedenti, rilegate tutte insieme in un “libro” con tanto di copertina e senza rispettare una precisa sequenza cronologica. Ovviamente non è un libro-contenitore perchè è stata comunque attuata una cernita seguita da un editing… Ma lo spirito che mi ha spinto a pubblicare è di tipo “sperimentale”. Non a caso il titolo della raccolta è appunto “Esperimenti” anche se il sottotitolo è decisamente più esaustivo e onesto: “Ricordi, visioni, fantasie, opinioni, appunti, piccole autarchie letterarie, osservazioni didascaliche, innocenti juvenilia… A  volte racconti.”

Sentivo, insomma, il bisogno di “congelare” in un prodotto tangibile un periodo della mia vita scritturale, prima di cominciarne uno nuovo…

7) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

Non ancora. Sono anni che sto cercando di frequentarne uno perché il mio rapporto con la scrittura è tutt’altro che risolto… Sento il bisogno di decostruire le mie false convinzioni in materia di scrittura creativa; vorrei razionalizzare (ma non troppo) ciò che finora è stato frutto di una casualità appassionata; vorrei abbandonare il fuoco della scrittura intimistica e quasi istintiva per approdare sulle spiagge di una scrittura più consapevole. Con questo non voglio dire che sono preda dell’irrazionalità: adotto già una “scaletta” narrativa, effettuo già uno studio preliminare dei personaggi e dei fatti e soprattutto per me è sacrosanto il lavoro di revisione (labor limae)… Ma sento che ciò non basta! In giro vedo nascere costosi corsi di scrittura creativa come funghi nel bosco: trovare un buon “laboratorio di scrittura” capace di soddisfare le proprie esigenze non è facile, ma nemmeno impossibile…

8 )  Ritiene siano utili?

Tecnicamente sono utili così come sono utili i simulatori di volo per i piloti dell’aeronautica… Ma se non hai la passione per il volo o addirittura hai paura di volare, beh, è meglio non spendere soldi!

9) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

Riuscire a narrare la vita dei personaggi senza cedere alla tentazione di descrivere sé stessi… Come ho affermato nella risposta alla prima domanda, è quasi impossibile scrivere senza rielaborare pezzi del proprio vissuto… Cercare di superare questa tentazione narcisistica dovrebbe avvicinarci sensibilmente alla realizzazione del narratore che vive in ognuno di noi.

10) Come scrive: a penna o al computer? Di giorno o di notte? Segue “riti” particolari?

Dal 1999 scrivo prevalentemente al computer anche se ho alcuni diari e taccuini sparsi un po’ ovunque… Non bisognerebbe mai perdere del tutto l’uso della scrittura calligrafica: il rumore di un computer acceso (seppur comodo) non potrà mai eclissare il silenzio di un taccuino su cui riversare fiumi di inchiostro.

Non ho orari: la scrittura è un’ossessione che non può attendere. A volte mi è capitato di “dimenticare” di mangiare oppure sono rimasto sveglio a scrivere fino alle 3 di notte senza avvertire stanchezza o sonno. E’ uno stato di trance che va rispettato. Invece la fase di revisione è e deve essere più razionale e programmata: dopo un buon caffé e dopo aver stampato varie bozze, se l’idea febbricitante non ha perso la sua energia iniziale, allora vale la pena di lavorarci su!

Riti particolari? Spengo il cellulare, ascolto un po’ di musica tra la rilettura di una bozza e l’altra, mi faccio uno shampoo quando ho finito la parte più difficile. In generale: amo essere circondato dall’ordine… Mi aiuta ad essere ordinato anche mentre scrivo.

11)  Come è nata l’idea di scrivere il suo ultimo libro?

Essendo una raccolta di racconti non si può parlare di un’idea unitaria come per un romanzo ma piuttosto del bisogno di individuare, se c’è, tramite il giudizio dei lettori e dei recensori, un “minimo comune denominatore” capace di legare tra di loro i vari tasselli (i racconti) di questo mio cammino scritturale. Una delle prime regole è “farsi leggere”. Finora i giudizi erano limitati ai singoli racconti, ma sarebbe interessante conoscere la visione d’insieme del lettore anche se l’eterogeneità dei vari scritti inseriti nella raccolta “Esperimenti” può essere controproducente ai fini di una valutazione generale.

12) Preferisce cimentarsi col racconto o nelle poesie?

Preferisco il racconto anche se mi sono spesso cimentato nella scrittura di componimenti che potrebbero essere definiti ottimisticamente “poesie” (anche quelle grottesche e comiche che fanno arricciare il naso ai puristi!). Il racconto è decisamente più difficile del romanzo: saper narrare una storia utilizzando uno spazio limitato (e senza far prevalere nessuna componente del racconto) è qualcosa che non si improvvisa. Le poesie, invece, appartengono a dei precisi “momenti di grazia”: il perché riguardante l’incontro tra il mio stato d’animo e questa particolare forma di scrittura mi è ancora oscuro… A volte credo che la vita voglia essere interpretata solo ed esclusivamente per mezzo della sintesi e della musicalità tipiche della poesia…

13)  Ci da una definizione dell’uno e dell’altro?

Il racconto è un modo per materializzare sotto forma di prosa un’idea creata dall’immaginazione dell’autore e proiettata sullo schermo della quotidianità. Le sorprese non mancano: dall’idea iniziale si può giungere, se non si è fatto già un lavoro preliminare sui fatti e sui personaggi, alla costruzione di un mondo inatteso che a volte può soddisfare le esigenze interiori dell’autore e del lettore, altre volte può snaturare l’idea originale che così non viene rispettata… L’imprevisto ha un suo fascino, ma anche la “genialità” ha bisogno di regole.

La poesia è un linguaggio unico nella storia dell’umanità: le emozioni che derivano dalla sua musicalità e dal potere “alchimistico” che esercita sul lettore, non possono essere spiegate ma solo vissute…

14)  Ha altri progetti in cantiere?

Partendo dal presupposto che per me sono molto più importanti le “letture” in cantiere e non i progetti narrativi, posso dire con una certa sicurezza che in questo momento non c’è un’idea prevalente che mi ossessiona in maniera particolare. I vari progetti sparpagliati sui vari taccuini a cui accennavo testimoniano una ricerca ancora acerba e irrequieta. Io credo molto nelle idee archiviate per anni e poi “ripescate” dopo che le acque si sono calmate… Per questo è estremamente importante saper prendere appunti.

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