Non jazzate vicino ai cimiteri

“Non jazzate vicino ai cimiteri”

Dai caldi grumi umani

disseminati nei tessuti dormienti

di vespai metropolitani

non jazzate, figlioli!

Glissando sui marciapiedi

delle solitudini invernali

sento in lontananza

le blue notes

nella Chicago del Sele.

Partiture già vissute

tra colloqui sincopati

e labbra sensuali

nei venerdì ribelli.

Musicisti sudano passione

per ascoltatori distratti.

Una spinta strisciante

armati di birra

verso la ragazza sola.

E scoppiano riff di quartiere

contro le improvvisazioni

dei demoni senza spartito.

Come escrementi di piccione

firme e polemiche

piovono dal cielo

sui garbati slide

di chi non sbadiglia ancora.

Non ho più paura della notte. Esco!

“Comincio a vedere la luce” ¹

Rivaluto la mia città,

il mio esistere in essa,

con la lente del be-bop

e oltrepassando il cemento

intravedo anime blues

assetate di ragtime e swing.

Nessuno prende più

la vita sul serio

se gli accordi del sax

stregano l’incalzante trio.

Crollano le solide

convenzioni diurne

dinanzi ai disordinati assolo

della mente libera.

Tuttavia non jazzate, figlioli,

vi prego,

vicino ai cimiteri…

Qualcuno potrebbe accorgersi

d’essere già morto!

(¹ brano di Duke Ellington intitolato “I’m beginning to see the light”)


2 Risposte to “Non jazzate vicino ai cimiteri”

  1. Carmine Says:

    Sul termine Jazz (musicale)

    “u jazz”–> “l’ovile” in termini dialettali

    non sostate vicino ai cimiteri!—> ah, ah.ah

    Mi piace

    • Ecco perché durante le jam session spesso sento gridare da chi ascolta “yo! yo! yo!” che somiglia un po’ all’esortazione del pastore nei confronti del bestiame…

      Mi piace

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