Archivio per analisi

“Le stanze di carta” recensisce “Nessuno nasce pulito”, a cura di Ilaria Cino

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 marzo 2017 by Michele Nigro

È stata pubblicata sul lit blog “Le stanze di carta”, un’interessante recensione alla mia raccolta “Nessuno nasce pulito” a firma di Ilaria Cino, poetessa e co-fondatrice del sito letterario insieme a Lavinia Frati. Nel ringraziare Ilaria Cino per questa sua analisi in cui riproduce l’essenza della mia ricerca poetica, riporto di seguito uno stralcio della recensione: “… L’esperienza esistenziale è assunta come luogo di partenza per altri luoghi, epifanie e corrispondenze che dimostrano come il poeta sia prima un uomo impegnato nella conquista della sua umanità, per poter abbracciare vedute più ampie sulla modernità e i suoi fenomeni; e dove l’autore mostra quello sguardo modesto, vicino ai crepuscolari, che non ha alcuna pretesa di voler inscatolare concetti e soluzioni (cambio punto di vista) ma solo di esserne il testimone (sono un invito al viaggio). La dialettica tra l’io poetico e il mondo si connota, infatti, come un parlare a voce alta, come un filosofare pratico e svelto sulla vita che stimola in chi legge un riflettere…”

Per leggere l’intera recensione, qui.

Un giorno

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 settembre 2016 by Michele Nigro

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Un giorno

quando il distacco

allenato dal tempo

lo permetterà, senza

troppi rimorsi legati

a quelle parole scritte

con un tratto non più mio

riuscirò a leggervi,

e avrete conservato

intatto come inchiostro recente

il potere di una sciabolata

in pieno volto a una sciocca

giovinezza arresa.

 

Ma non oggi,

non è ancora l’ora

di spalancare pagine

di vite lontane, per finalmente

capire.

Solo sprazzi rubati

con la coda dell’occhio

da seppellite angosce.

Antidoto

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 luglio 2016 by Michele Nigro

“Verranno al contrattacco con elmi ed armi nuove
Verranno al contrattacco ma intanto adesso
Curami curami curami”

(CCCP)

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Che sarei alla vita

se non avessi

un’intima voce, quella parola

scavata in cerca di

passaggi eterni

come sospiri tra rumori?

Eppure un giorno

sconosciuto realizzerò

d’un colpo la sconfitta

dell’esistere con sembianze

di gesto scellerato e

irreversibile.

 

Fino ad allora

che l’oscurità del verso

circondi la spietata ragione,

nell’illusione di

lontani sconforti

non in viaggio

verso me.

Dendrocronologia

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 aprile 2016 by Michele Nigro

arbolB

Circa 540 mesi

16.200 giorni

388.800 ore

23.328.000 minuti

1.399.680.000 secondi fa

giunsi per caso su questo pianeta.

Eppure già esistevo

slegato e sconosciuto

nei suoi elementi

diluiti dal tempo.

Tomografia assiale dell’anima,

puoi leggere e contare

i testardi anelli dell’esistenza

le stagioni trascorse tra amori

e solitudini

gli anni bui e quelli facili

tra ferite e piccole glorie,

datare dolori e traguardi

gli incendi spirituali

e le mutazioni climatiche

del mio sentire,

tronco umano

archivio di carne e gesti.

paginauno, bimestrale di analisi politica, cultura e letteratura

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , on 10 dicembre 2015 by Michele Nigro

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anno IX numero 45

In questo numero
Dietro il successo di Expo: dalla surmodernità al kitsch, la società dei consumi e la rimozione della violenza. Turchia, Isis, gas e nuovi assetti imperialistici: in equilibrio fra Usa e Russia, attraverso la Turchia passano le più importanti pipeline tra Oriente e Europa. Economia francescana: Jorge Mario Bergoglio: marxista, eretico o semplicemente Papa? Dove sono i nostri: conflitto sociale e lotte dei lavoratori nell’Italia di oggi, come si muove il collettivo Clash City Workers. Dopo Expo, la logica del Grande Evento continua: intorno ai progetti di riqualificazione dell’area l’ombra di interessi speculativi. Alle radici del fascioleghismo: gli anni Novanta, la Nuova destra italiana e la Libera compagnia padana.
E ancora: la narrativa industriale britannica del primo Novecento, radice culturale di Ken Loach e William McIlvanney. Intervista a Susanna Parigi. La politica e l’arte della menzogna. E poi: recensioni musicali, di romanzi, saggi e film, l’Expo della società dello spettacolo nelle fotografie di Giulia Zucca e la copertina di Roberto Cracco.

LIBERA L’INFORMAZIONE E LA CULTURA!

IL PDF GRATUITAMENTE ONLINE
O IL CARTACEO SE NON SAI RINUNCIARE ALLA CARTA!

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L’ETÀ DELLA SAGGEZZA NELL’ERA DIGITALE

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 giugno 2015 by Michele Nigro

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L’ETÀ DELLA SAGGEZZA NELL’ERA DIGITALE
E se fossero gli anni più belli?

di Silvana Buzzo Patucchi

(Francesco Brioschi Editore)

Lunedì 15 giugno 2015

Ore 19

c/o Francesco Brioschi Editore
Via Santa Valeria, 3 – Milano
www.brioschieditore.it

Insieme all’autrice e all’Associazione Donne In (associazione Area 60 e oltre) interverranno:
Isabella Bossi Fedrigotti – scrittrice e giornalista
Renata Prevost – scrittrice, giornalista ed esperta di comunicazione

Una lucida e positiva analisi sulla società degli over 50 – ieri, oggi e domani – quella compiuta da Silvana Buzzo Patucchi nel suo nuovo libro L’età della saggezza nell’era digitale (E se fossero gli anni più belli?), appena pubblicato da Francesco Brioschi Editore.
Già soggettista e sceneggiatrice per molte fiction televisive ed esperta in materia di Diversità Sociale, la Buzzo affronta con solerzia, ironia e distacco una acuta riflessione su un argomento che riguarda tutto l’occidente: l’allungamento della vita e la sua conseguenza inevitabile, la vecchiaia, tabù del nostro tempo, spazio della vita negato e temuto che è vietato nominare e che in molti Paesi è abolito dagli elenchi di parole utilizzabili su Internet perché causa di insuccesso garantito.

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Blog “Nigricante” – Analisi del 2014

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , on 30 dicembre 2014 by Michele Nigro

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 37.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 14 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Je est un autre

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 febbraio 2014 by Michele Nigro

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Riemergono dal passato brandelli di vita

e vedo agire tra le nebbie di ieri

un me convinto da un istinto malato,

che non riconosco oggi.

Figliastri di una coscienza forzata,

alternativi a noi stessi

abbiamo vestito i panni dismessi

di personaggi estranei, lontani

interpretando ruoli scaduti

inseguendo i progetti di altri.

Contro natura.

Mi stupisco dei molteplici io

che sono stato

ne ripercorro le gesta e le intime ragioni

rifaccio la strada con loro, per capire.

Per trovare quella giusta.

Io è un altro. Je est un autre: espressione adoperata da Arthur Rimbaud

Disappartenenza

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , on 1 ottobre 2011 by Michele Nigro

<<Molteplici e stratificati nella quotidianità, da tempo immemorabile, sono i luoghi dell’appartenenza: le parrocchie, la famiglia, le sedi di partito, gli stadi, i circoli delle tifoserie, i circoli letterari, le riviste culturali, le caserme, i seminari, le associazioni, i sindacati, i club, i gruppi, le comitive del sabato sera, le piazze, i luoghi delle feste comandate e degli altri giorni rossi sul calendario, le categorie, le assemblee condominiali, le accademie, le scuole, le confederazioni, le squadre e le squadracce, le ronde, i branchi, le patrie, le convergenze elettorali travestite da diritto, gli eserciti della salvezza, le varie forme di solidarietà, le istituzioni… E persino, oserei dire, certi virtuali luoghi d’appartenenza: i siti web, i forum, i social network. Tutto ciò che ha per obiettivo il riunire dovrebbe essere aborrito come la peggiore malattia infettiva mai riscontrata nella storia naturale del pianeta Terra.

Il vero scopo dell’essere ricercante dovrebbe essere la disappartenenza. E, di conseguenza, la conquista della lontananza che rende sereno il pensiero dell’uomo nevrotico e domestico.

Il metro adoperato per realizzare l’esclusione dell’individuo non è più solo basato, o forse non lo è mai stato, sulla ricchezza in quanto tale, ma sui simboli a essa legati: altri e più sofisticati fattori d’appartenenza condizionano il “libero mercato delle idee e delle persone”. I capolavori della letteratura fantascientifica distopica appaiono irrimediabilmente superati se confrontati con la subdola situazione attuale.

Molte persone, dopo il crollo del muro di Berlino e il disfacimento dell’Unione Sovietica, entrarono in una profonda crisi esistenziale perché era venuto a mancare un solido punto di riferimento verso cui veicolare le proprie paranoie politiche, ideologiche e religiose: la diluizione del “male” esige, oggi, un’analisi più accurata e non di tipo ideologico. Il “nemico esterno” è divenuto parte integrante della famiglia e ammicca ogni sera dallo schermo, ma nessuno lo vede.

Fattori che un tempo rientravano in una sfera più squisitamente “esoterica” e che oggi, invece, hanno raggiunto una popolarità incontenibile a causa di un’amplificazione mediatica travestita da innocuità colorata e sensuale. Fattori che se non rientrano in un preciso schematismo di riconoscimento condizionato dalla frequenza a cui accennavamo (vedi il post “Andare di moda”, n.d.b.), possono causare l’esclusione preconcetta dell’individuo considerato “strano” e quindi bollato come non adatto alle relazioni standardizzate degli individui “normali” e per questo vincenti (n.b. vincenti se relazionati all’ “ippodromo sociale” in cui sono stati “allevati”); individui che recitando bene la parte di quelli che si integrano perfettamente nell’atmosfera di comune appartenenza e di tradizione catto-produttivistica (il concetto paternalistico di un doveroso sacrificio riassunto subliminalmente nell’onnipresente crocifisso e l’aborrimento dell’ozio creativo che distacca l’uomo dal Sistema-Padre), si assicurano un passe-partout universale con cui attraversare tutti gli strati sociali. Facilitazioni che il dubbioso ma coraggioso isolatra, per sua natura e per formazione, essendo assetato di alterità culturale e ignorando certe dinamiche localistiche e familiari, non otterrà mai. Subendo, anzi, il gioco delle facili congetture e dei “se fosse”: ma la guerra contro le abitudini inossidabili tramandate di generazione in generazione esige un sacrificio personale in termini di impopolarità e di incomprensione. L’equivoco e la diffamazione diventano bagagli inseparabili.>>

(da “La bistecca di Matrix”, pag. 11-14)

Manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto!

Posted in nigrologia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 ottobre 2010 by Michele Nigro

Facciamo insieme un riassunto delle puntate precedenti.

Sul n.15 della interessantissima rivista di sci-fi “Fondazione” egregiamente fondata e curata da Claudio Chillemi ed Enrico Di Stefano, un saggio di quest’ultimo intitolato “Strane forme di vita – ovvero la SF dove non avreste mai creduto di trovarla” poneva ai Lettori una domanda scomoda ma necessaria: “È tramontata l’era della Fantascienza?” E dopo aver evidenziato lo straordinario polimorfismo di questa meravigliosa branca della creatività umana, l’Autore concludeva affermando: “La Fantascienza moderna… ormai è percepita più come genere cinematografico che letterario.”

Nel successivo n.16 l’Autore Nando Messina, già cofondatore della storica fanzine “Zap”, lettore di “Fondazione” e appassionato di fantascienza, rispondeva in maniera ironica al saggio di Di Stefano con un intervento articolato e surreale (non riassumibile in questa sede e che invito tutti a leggere direttamente dalla fonte cartacea).

Quasi all’inizio del suo intervento Nando Messina, inoltre, riservava parole lusinghiere nei confronti del mio racconto pubblicato sul n.15: […] Perché sento l’esigenza di confutare quanto scritto da Lui? (riferendosi a Enrico Di Stefano, n.d.b.) Nella catena, realizzatore – produttore – fruitore, io entro solo come piccolo lettore di sci-fi, ma perché, dopo aver letto, sempre sullo scorso numero (n.15, n.d.b.), il breve racconto di Michele Nigro “L’ultimo Tramonto” ho passato venti minuti ad assaporarne il retrogusto delle atmosfere e a rileggere alcuni passi, e tutto il seguente pomeriggio di vacanza al mare ad immaginare la realizzazione del film basato sul racconto, dall’adattamento alla scelta delle scenografie e persino alle musiche? […]

Azzardo alcune ipotesi interpretative: Nando Messina confuta il “pessimismo” di Di Stefano (sfruttando di fatto l’esempio fornito dal mio racconto) affermando, in un certo qual modo, che la Fantascienza non potrà mai evolvere in fenomeno puramente cinematografico fino a quando esisteranno Autori in grado di creare storie a loro volta capaci di attivare l’immaginario del Lettore anche (e non solo) in senso cinematografico: il “film” nasce prima di tutto nel cervello del “semplice” Lettore. Le riduzioni cinematografiche hollywoodiane sono un fenomeno secondario anche se apparentemente prevalente e il Regista, insieme allo Sceneggiatore, è egli stesso – dimenticarlo sarebbe intellettualmente grave e ingiusto nei confronti di chi scrive – un lettore.

Sentendomi piacevolmente tirato in ballo dall’intervento di Messina e non contento del mio ruolo di lettore passivo avevo preso, come si usa dire in questi casi, “carta e penna” (o “tastiera e mouse”, se preferite!) e avevo fornito il mio modesto contributo alla discussione (qui di seguito riportato). Contributo, tra l’altro, inviato anche alla stessa Redazione della rivista “Fondazione” in vista di un possibile, futuro sequel riguardante le numerose domande sul destino del genere letterario fantascientifico.

Buona lettura.

“Manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto”

Stimolato dalla domanda postaci da Nando Messina nella rubrica “Fondazione Interventi” dello scorso numero 16, pag.56 – “Può finire tutto senza scomparire?” – ho tentato di dare, prima di tutto a me stesso e per ciò che riguarda la cosiddetta “fantascienza sociologica”, una risposta capace di soddisfare almeno uno dei molteplici aspetti storico-letterari insiti nella domanda.

Cito Messina: “Poi lentamente, nel corso degli anni ’80, tutto questo (riferendosi alle tematiche sci-fi del XIX e XX secolo, n.d.a.) finisce. Gli ultimi fuochi si chiamano “cyberpunk”. […] All’inizio di questo secolo non potei fare a meno di chiedermi cosa fosse successo…”

Il senso di “diluizione”, percepito dall’autore della domanda, nell’ambito della letteratura fantascientifica è condivisibile. E fa bene a non escludere il Cyberpunk e il suo upgrade Postcyberpunk dagli ultimi tentativi, seppur timidi e poco incisivi, di critica sociale. Il divario tra la possente “cosmogonia distopica” di Orwell, Huxley, Zamjatin, Bradbury, Boye, Dick e la sterile adorazione del “dettaglio orfano di una trama” è fin troppo evidente: gli effetti speciali hollywoodiani hanno prevalso, alla fine, sui grandi contenuti della letteratura.

Quale è la causa di questo indebolimento? Durante l’epoca precedente alla caduta programmata a tavolino del famigerato Muro di Berlino la gente aveva (o credeva di avere) le idee chiare: esistevano un al di là e un al di qua della cortina. Anche se il totalitarismo sovietico, sapientemente celato dietro scenari futuristici, non è stato l’unico obiettivo della fantascienza distopica “partorita” durante buona parte del cosiddetto secolo breve, ne ha rappresentato la colonna vertebrale. Molte persone, dopo il disfacimento dell’Unione Sovietica, sono entrate in una profonda crisi esistenziale perché è venuto a mancare un solido punto di riferimento su cui concentrare le proprie “misurazioni” sociali, politiche, ideologiche e religiose: la diluizione del “male” esige, oggi, un’analisi più accurata e non di tipo ideologico. Il “nemico esterno” è divenuto parte integrante della famiglia e ammicca ogni sera dallo schermo (uno qualsiasi), ma nessuno lo vede! Il gioco si è complicato. Il Cyberpunk ha solo sfiorato il problema dei nuovi “totalitarismi bianchi”.

Il disagio espresso da chi avverte la presenza di un “buco tematico” nella moderna letteratura fantascientifica non è solo frutto della nostalgia: il confronto con le opere sci-fi lette in passato evidenzia maggiormente il tipo di carenza, senza risolverla. Cantava Venditti anni fa: “… Manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto…” Non si tratta, per dirla in parole povere, di inventarsi nuove strane società da dare in pasto ai lettori di sci-fi vogliosi di evasione o di coniare nuovi termini futuristici per stupire chi è già saturo di una terminologia tecnologica di uso quotidiano. Occorrerebbe un’analisi particolareggiata e al tempo stesso grandangolare della società moderna e il coraggio (l’elmetto) di raccontarla in una distopia che è quasi realtà, senza scomodare improbabili secoli futuri. Le note dolenti della cosiddetta “fantascienza sociologica”, descritte durante il secolo scorso dai maestri della sci-fi distopica, le stiamo “suonando” ora, pur non trovandoci in Unione Sovietica, pur credendo di essere liberi. Ma non c’hanno detto su che tipo di spartito le avremmo trovate. Il compito di riconoscerlo, almeno quello, spetterebbe a noi. Il compito di riconoscere le nuove dittature dolci travestite da “partiti dell’amore” spetta a noi e non ad autori morti decine e decine di anni fa.

La “matrice” in cui viviamo oggi ha disabilitato il nostro “olfatto”: occorrono, pertanto, nuovi livelli di ricerca, nuovi stadi e stati di consapevolezza, differenti obiettivi interiori non individuabili dai sondaggi di mercato, nuove scelte di vita difficili da scannerizzare.

Ed è per questo motivo che occorrono riviste come “Fondazione”: capaci non solo di proporre ai propri Lettori le voci nuove, seminuove e rodate del panorama sci-fi italiano, ma soprattutto di diventare luoghi cartacei adatti per la coltivazione di una critica dinamica e stimolante.

Non possiamo più attendere solo il romanzo rivelatore o l’intervista all’autore pluripremiato per conoscere lo “stato dell’arte”: occorre discuterne qui, ora, tra di noi, subito, senza perdere tempo. La Storia è veloce; il Punto di non ritorno è ormai vicino!

Grazie “Fondazione”!

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